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CLARA MOSCHINI

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Confagricoltura, i problemi del pil arrivano da lontano

Agricoltura, silvicoltura e pesca (-6%) settori in contrazione. Soddisfazione per il nuovo Dpcm che salva il settore vitivinicolo

“L’Italia soffre di una malattia profonda che non l’ha fatta progredire in questi anni e il covid non ha fatto che peggiorare una situazione già compromessa. Affrontare e superare questa condizione è un percorso necessario, che richiede interventi adeguati e incisivi”. Si è espresso così il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti commentando i dati Istat su prodotto interno lordo, indebitamento netto e saldo primario delle amministrazioni pubbliche per il triennio 2017-2020. Dai dati Istat emerge la forte contrazione del pil, a prezzi correnti nel 2020 (-7.8% rispetto all’anno precedente), la diminuzione degli investimenti fissi lordi (-9,1%) e dei consumi finali nazionali (-7,8%).

Tra i settori che hanno avuto la maggiore contrazione del valore aggiunto ci sono l’agricoltura, silvicoltura e pesca (-6%), l’industria in senso stretto (-11,1%), le costruzioni (-6,3%) e le attività dei servizi (-8,1%). Ne hanno risentito anche la spesa per i consumi dei beni (-6,4%) e dei servizi (-16,4%) mentre gli alimentari e le bevande non alcoliche hanno invece registrato un trend positivo (+1,9%). Trend negativo anche per i redditi da lavoro dipendente e per le retribuzioni lorde, scesi rispettivamente del 6,9% e del 7,5%.

“Sebbene il settore alimentare abbia registrato una leggera risalita in termini di consumi nel 2020, non riesce a supportare un trend positivo - sottolinea il presidente di Confagricoltura - Oltre tutto i redditi da lavoro e gli occupati sono in calo e ciò determinerà una riduzione drastica dei consumi di alcuni prodotti, come ha già dimostrato la chiusura del canale horeca. Ad avviso di Confagricoltura, alla luce del report dell’Istituto di statistica, non è più rinviabile un piano strategico che indirizzi la ripresa dell’economia nazionale, in cui anche l’agricoltura, come ha già dimostrato, è in grado di fare la differenza. Competitività e produttività dovranno essere i due pilastri del rilancio del Paese”, conclude Giansanti.

Soddisfazione, invece, da parte delle organizzazioni della filiera vitivinicola di Confagricoltura, per i contenuti del nuovo Dpcm, in vigore dal 6 marzo al 6 aprile. “In tutte le zone del Paese è stato eliminato il divieto di asporto dopo le 18 per gli esercizi commerciali al dettaglio di bevande da non consumarsi sul posto. Il governo ha dato ascolto al nostro appello a difesa del settore vitivinicolo, che già ha perso a causa del covid più di 2 miliardi di euro”, sottolineano i rappresentati di Cia-Agricoltori Italiani, Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Copagri, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi che, nei giorni scorsi, avevano inviato una richiesta in tale direzione al premier Mario Draghi e al ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli.

Per la filiera del vino, infatti, “era incomprensibile il blocco delle vendite imposto alle enoteche come misura restrittiva per contrastare il covid, che appariva più una discriminazione del comparto rispetto a negozi alimentari e supermercati, non soggetti a chiusura anticipata”.

“Dar modo alle enoteche di riprendere la regolare attività, quindi, rimette in moto una macchina produttiva che impegna nelle aziende vitivinicole italiane circa 210 mila addetti, fra i quali 50.000 giovani”, fa notare la filiera del vino, secondo cui “la scelta di responsabilità del governo arriva a ridare impulso a un mercato già fortemente penalizzato per le limitazione sull’horeca”.

La filiera del vino, infine, “confermando piena e totale disponibilità al dialogo costruttivo con il nuovo governo, torna a sostenere la necessità di fare un passo in avanti anche sul fronte della ristorazione, valutando la possibilità di apertura bar e ristoranti anche a cena nelle regioni in zona gialla e per il pranzo in quelle in zona arancione”.

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EFA News - European Food Agency
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