It does not receive public funding
Editor in chief:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Dazi Usa: comparto caseario perde in un anno 60 mln euro

Informa Assolatte

"A causa di una guerra commerciale che non hanno minimamente contribuito ad innescare, i produttori caseari italiani sono stati costretti ad accollarsi un dazio aggiuntivo del 25% (oltre a quello 'normale' del 15%) su alcuni dei formaggi più esportati e di maggior valore, perdendo competitività e spazi sugli scaffali della distribuzione americana", scrive oggi Assolatte in una nota. "Con la sospensione di 4 mesi si è gettata la prima pietra per quella che si spera sia una 'pace daziaria'. La riapertura del dialogo è un primo passo certamente importante", sottolinea il sodalizio, ma non definitivo. "Bisogna continuare a lavorare per il definitivo azzeramento dei super-dazi".

In un anno, informa ancora l'associazione, sono stati persi più di sessanta milioni di euro di fatturato verso gli Usa. Ai super-dazi e alla chiusura del canale Horeca per il Covid, si è associato il deprezzamento del dollaro e l’aumento dei costi di nolo. Un mix esplosivo che ha prodotto un effetto drammatico sulle vendite negli Usa, con cali a 2 cifre per i grandi formaggi più esportati: Grana padano e Parmigiano reggiano -22% (in valore), provolone -16%, Asiago -28%, Gorgonzola -13%). Sarà difficile per le imprese esportatrici recuperare gli spazi e il tempo perduto. “Ringraziamo tutti i protagonisti di questo importante risultato, frutto di un grande lavoro di squadra - commenta Paolo Zanetti, presidente di Assolatte -. Abbiamo collaborato con i ministeri interessati, la Commissione e il Parlamento europeo, l'ambasciata italiana a Washington. Abbiamo attivato tutte le leve a nostra disposizione per la riapertura del dialogo, un lavoro estenuante che ora comincia a dare segnali positivi”. Proprio lo stretto legame che unisce le imprese casearie italiane alla realtà americana consente ad Assolatte un'analisi oggettiva e realistica dei danni causati dai super-dazi dell’amministrazione Trump.

Come conferma Phil Marfuggi, all’epoca presidente della Cheese importer Association, le tariffe aggiuntive del 25% hanno costretto i consumatori statunitensi a riversarsi sulle produzioni nazionali, compromettendo le scelte di consumo future. E l’impatto dei dazi sul mercato dei formaggi italiani negli Usa sarebbe stato ancora più pesante se l’emergenza Covid non avesse spinto la crescita dei consumi domestici. A tutto ciò va aggiunta l’incertezza nella quale si è lavorato. Le revisioni periodiche delle liste previste dal “carosello” hanno reso impossibile programmare e gestire i magazzini con serenità. L’effetto principale che le tariffe hanno avuto sul mercato dei formaggi italiani si è visto sui volumi, ma molto di più sul valore dei formaggi stessi e sull’inserimento nel mercato di nuove referenze, prosegue la nota.

Fortemente impegnata a tutti i livelli per l’ottenimento di una soluzione distensiva, la Cheese Importers Association of America fornisce numeri allarmanti: la ritorsione ha messo in pericolo 20mila posti di lavoro e circa 4 miliardi di dollari di fatturato delle imprese coinvolte nell’importazione e nella commercializzazione dei formaggi italiani. La sospensione dei dazi è sicuramente una buona notizia anche per Marfuggi, che però evidenzia come una misura temporanea comporti problemi al business delle imprese coinvolte nell’interscambio e continui a generare incertezza sul futuro.

Gli Stati uniti sono una destinazione fondamentale per l’export italiano di formaggi, conclude Assolatte. L’Italia è il primo fornitore straniero di formaggi per gli Usa, che sono la prima destinazione extra Ue per le imprese italiane (nel 2019 valevano circa 38.000 tonnellate, nel 2020 sono scese a 31.000 tonnellate).

 

NDub - 17635

EFA News - European Food Agency
Similar