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CLARA MOSCHINI

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Il futuro degli allevamenti in Emilia Romagna

Intervista con Maurizio Garlappi, presidente dell'Associazione regionale

L’Associazione regionale allevatori dell’Emilia Romagna (Araer) ha presentato in questi giorni i dati sulle consistenze e sulla produzione zootecnica regionale (vedi articolo di EFA News del 29/3/2021), con una previsione di massima sulla Plv (produzione lorda vendibile). Un quadro in chiaroscuro che, pur evidenziando un andamento migliore rispetto a molti altri comparti produttivi, ha dovuto fare i conti con le conseguenze della pandemia. Incontriamo il presidente, Maurizio Garlappi, per un approfondimento.

Presidente, secondo i dati elaborati da Araer la Plv zootecnica nel 2020 ha registrato una contrazione dello 0,60% sul 2019, un dato negativo ma pur sempre contenuto rispetto ad altre rilevazioni ben più drammatiche. Come lo giustifica?

“Partendo dalla resilienza del sistema allevatori. Non è una frase scontata, bensì la realtà. Quella che ha dimostrato durante i mesi durissimi della pandemia di saper continuare a lavorare in condizioni spesso difficili assicurando alla popolazione gli approvvigionamenti alimentari ed evitando di mandare in corto circuito l’intero Paese. Questo non vuol dire avere superato le criticità o peggio ancora sottovalutare i problemi che ci sono e sono importanti, ma è pur sempre un segnale positivo, direi anche di speranza che, me lo lasci dire, dovrebbe indurre la popolazione a considerare il nostro comparto per quello che è: un settore vitale, indispensabile, rispettoso delle norme, vocato a un’imprenditoria proiettata al futuro con i piedi ben saldi nella nostra tradizione. Non dobbiamo comunque dimenticare che l’andamento dei prezzi in tutti i comparti, ad eccezione di quello delle uova, nel 2020 hanno dovuto registrare una significativa riduzione solo in parte compensata dall’aumento della produzione”.

Il comparto lattiero-caseario è quello che forse ha sofferto meno, pur in presenza di un andamento che nei primi mesi del 2020 ha penalizzato le quotazioni del Parmigiano Reggiano. Come spiega questa tendenza altalenante?

“Questo è esattamente un esempio di quello che dicevo prima: l’aumento produttivo ha in parte compensato la diminuzione del prezzo. La chiusura del canale Horeca ha avuto pesanti ripercussioni sulla filiera lattiero-casearia. Il 92% del latte prodotto negli allevamenti dell’Emilia Romagna è destinato alla produzione di Parmigiano Reggiano, parliamo di circa 490mila capi complessivi di bovini da latte (di cui 290.000 vacche) che nell’anno pandemico hanno prodotto il 5,20% di latte in più rispetto al 2019, con una conseguente maggiore produzione di forme di formaggio assorbita da un forte aumento del consumo interno, a cui non è seguito un analogo aumento dei prezzi che invece ha dovuto incassare un -4,55%. Se in condizioni di normalità si potrebbe parlare di andamenti di mercato fisiologici, in condizioni straordinarie come quelle che stiamo tuttora vivendo devono essere letti all’interno di una logica che non può più prescindere da alcuni elementi sempre più ineludibili per rispondere a quanto chiede il consumatore. Parlo di benessere animale, di uso razionale del farmaco, di sostenibilità, temi di cui si fa un gran parlare ma che per avere un senso devono essere riempiti di contenuti”.

Cosa sta facendo a questo proposito Araer?

“Molto e con un notevole sforzo in termini di risorse ed energie. Rispetto al benessere animale stiamo portando avanti con successo il Progetto Leo, partito nel 2018, che vede capofila l’Associazione italiana allevatori e il coinvolgimento di diversi Atenei e Istituti di ricerca. Il progetto prevede che in allevamento vengano raccolti dati e parametri destinati ad alimentare una banca dati che, in forma aggregata, potranno essere utilizzati per rispondere agli obiettivi legati alla sostenibilità ambientale ed economica, alla sicurezza alimentare, al benessere animale. Un lavoro impegnativo che contribuirà a migliorare la professionalità degli allevatori e a fornire tutte le informazioni richieste dal mercato. Sul fronte della lotta all’antibioticoresistenza, e quindi alla corretta gestione del farmaco, abbiamo avviato una proficua collaborazione con il professor Paolo Moroni, docente all’Università di Milano e alla Cornell University negli USA nonché uno tra i massimi esperti a livello internazionale nella lotta alle mastiti bovine, per la stesura e la successiva applicazione in allevamento di un protocollo sulla terapia selettiva durante l’asciutta delle bovine da latte. Tutto questo rientra a pieno titolo in quel processo evolutivo a cui siamo chiamati e al quale stiamo rispondendo con grande determinazione”.

L’analisi dei dati sulle consistenze e sulle produzioni zootecniche emiliano-romagnole ha messo in evidenza la forte sofferenza del comparto suinicolo e dei bovini da carne. Come è possibile invertire la rotta?

Difficile trovare una risposta semplice a una domanda così complessa. Nel 2020 la suinicoltura nazionale ha dovuto fare i conti con lo spettro della peste suina africana scoppiata a settembre in Germania dove si sono manifestati diversi focolai, ma anche con la riduzione delle macellazioni durante la pandemia e con il rincaro delle materie prime destinate alla produzione dei mangimi. Un mix di fattori che sta pesando tuttora negativamente sul comparto e di cui non si vede a breve la fine. Sul fronte della carne bovina, la nostra regione vanta un’eccellenza come la Romagnola che purtroppo, a causa di una pressochè assente azione di valorizzazione e promozione sconta un’inarrestabile riduzione di capi e allevamenti che fa temere per la sopravvivenza stessa della razza. L’impegno di Araer è e sarà quello di invertire questa tendenza. Il nostro intervento sarà ancora più massiccio appena sarà possibile organizzare eventi in presenza promuovendone alcuni ad hoc come è già avvenuto in passato. Non dimentichiamo che per l’Associazione regionale allevatori dell’Emilia Romagna si tratta di momenti fondamentali in cui abbiamo sempre creduto: nel solo 2019 tra mostre e eventi di approfondimento ne abbiamo organizzati una cinquantina, tutti di alto livello e sempre molto partecipati”. 

amo - 18061

EFA News - European Food Agency
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