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CLARA MOSCHINI

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Acque minerali: Italia al top mondiale, secondo report Mediobanca

Siamo i secondi esportatori europei e terzi nel mondo

L'area studi di Mediobanca ha appena pubblicato il nuovo report sul settore delle acque confezionate in Italia e nel mondo. L’indagine comprende un'analisi del mercato mondiale ed europeo per consumi e commercio internazionale e aggrega i dati economico-finanziari, per il triennio 2017-2019, di 82 aziende nazionali con fatturato 2019 superiore al milione di euro e operanti in via esclusiva o prevalente nell’imbottigliamento dell’acqua. Il fatturato aggregato del 2019 è pari a 3,8 miliardi di euro con 7.341 dipendenti. Il maggior numero di aziende è ubicato nel Centro, Sud e Isole con 32 unità, seguito dal Nord Ovest con 23 imprese, dal Centro NEC (14) e dal Nord Est (13).

A livello mondiale il mercato dell’acqua confezionata è stimato in oltre 387 miliardi di litri, per un valore al dettaglio pari a 155 miliardi di euro. Il prezzo medio al litro è attorno a 40€ centesimi, che scende a 30€ centesimi nella UE e a 20€ centesimi in Italia. In base alle quantità, il consumo mondiale è cresciuto nell’ultimo ventennio al 7,4% annuo e le previsioni per il prossimo quinquennio indicano ritmi analoghi, tra il 7% e l’8%. In Italia il comparto dovrebbe avere chiuso il 2020 in stabilità. 

In Italia i cinque maggiori operatori rappresentano il 65,8% del totale. Le imprese a controllo straniero sono sei, per un fatturato di 1,5€ miliardi. L’area del Centro, Sud e Isole accoglie il maggiore numero di imprese (32), ma il maggiore fatturato fa capo alle 23 imprese del Nord Ovest (circa 2€ miliardi). Nel triennio 2017-2019 le vendite aggregate sono cresciute del 3,9% medio annuo, quelle domestiche del 2,9%, quelle all’estero del 6%. Complessivamente la quota di export vale il 32,7% del fatturato, per un valore di 1,3€ miliardi, lasciando al fatturato domestico i rimanenti 2,5€ miliardi. Le imprese di maggiori dimensioni (48%) e quelle a controllo straniero (55,5%) hanno quote di vendite all’estero rilevanti, mentre per quelle italiane di medie o piccole dimensioni il mercato straniero appare poco rilevante (tra il 2% e il 6% delle vendite). L’Ebit margin del comparto è pari nel 2019 al 9,6%, in evidente riduzione dal 13% del 2017. Il Roi appare consistente nel 2019: 14,9%, ma anche in questo caso in contrazione sul 2017 (20,9%), così accade per il Roe che si attesta nel 2019 al 20,3% dal 26,9% del 2017. 

La redditività appare superiore per i gruppi maggiori (Ebit margin all’11,4% nel 2019) e per quelli a casamadre estera (10,7%). Risultano attardate le piccole (6,6%) e le medie imprese (8,2%). Anche la produttività è in riduzione: dai 117,7 mila euro del 2017 ai 103,2 mila euro del 2019, con crescente incidenza del costo del lavoro sulla produttività passata dal 44,3% al 51,2%. Il comparto segna tassi d’investimento rilevanti: si tratta di consistenze che oscillano nel triennio tra il 6,5% e il 7% del fatturato, tanto che l’età media contabile dei cespiti è calata dai 17,2 anni del 2017 ai 15,8 del 2019. La struttura finanziaria è solida: il rapporto tra patrimonio netto e debiti finanziari si colloca al 63,2% nel 2019, con disponibilità liquide che a loro volta rappresentano il 54% dei debiti finanziari, per una consistenza pari a 528€ milioni a fine periodo. Tra il 2017 e il 2019 il settore ha cumulato utili per 806€ milioni, pari in media al 7,3% del fatturato.

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agu - 18518

EFA News - European Food Agency
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