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CLARA MOSCHINI

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Report Mediobanca/2. Non si arresta la crescita del mercato delle acque in Cina

L'innovazione nel settore punta sui prodotti funzionali e sui packaging sostenibili

Secondo il Report 2021 sulla acque confezionate realizzato dall'Area Studi di Mediobanca, la Cina rappresenta il maggiore mercato al mondo con 103,1 miliardi di litri per 26,1€ miliardi al dettaglio, un primato incontrastato dal 2009 quando la Cina ha superato e infine doppiato gli Usa che oggi valgono 50 miliardi di litri e 34,6 miliardi di dollari. Dal 2000, il mercato cinese è cresciuto del 13,7% all’anno, quello statunitense del 5,8%. Altri Paesi importanti e dinamici sono: il Messico (+5,9%), l’Indonesia (+11,4%), l’India (+13,7%), il Brasile (+6,9%) e la Thailandia (+6,8%). Il consumo individuale mondiale è pari a 50,4 litri per abitante, ma circa metà della popolazione segna consumi pari a 17,7 litri pro-capite. L’Italia con i suoi 13,5 miliardi di litri è il nono mercato mondiale, sostenuto dalla ricchezza delle fonti (oltre 300) e da elevati consumi per abitante: 222 litri, secondi al mondo dietro al Messico. Il nostro Paese vanta altri primati: è il secondo esportatore di acqua confezionata minerale della UE con 605€ milioni, alle spalle della Francia (761€ milioni), e il terzo mondiale preceduto anche dalla Cina. Sempre nella UE l’Italia è di gran lunga il primo esportatore di acqua gassata con 440€ milioni, quasi il 50% del totale dell’Unione. Da ultimo, in Italia l’acqua minerale rappresenta il 76,2% del consumo di tutte le bevande analcoliche, la percentuale più alta dell’Unione che riporta un valore medio pari al 45,8%. Il budget familiare (3 persone) annuo è attorno ai 130€. In Italia, rispetto a un ipotetico prezzo di 30€ centesimi allo scaffale per una bottiglia da 1,5 litri, il 45% è rappresentato dalla bottiglia finita e piena, il 37% da altri oneri, tra cui il trasporto e il margine del retailer, e dall’Iva per la quota residua.

Il mercato dell’UE vale 63,7 miliardi di litri pari al 16,5% del totale mondiale, per un valore al dettaglio stimato in 19,1€ miliardi. Il consumo complessivo dal 2012 è cresciuto del 2,3% all’anno (quello mondiale del 7,8%) e risulta composto per il 63% da acqua liscia e per il resto da acqua gassata. I consumi sono pari a 142 litri per abitante, ma sono molto bassi nei Paesi del Nord (Regno Unito: 37,4 litri, Paesi Bassi: 27,9 litri, Svezia: 10 litri, Finlandia: 17 litri, Norvegia: 9,3 litri), sia per fattori climatici che per il maggiore ricorso all’acqua del rubinetto. Parte della crescita dei consumi di acqua confezionata è dipesa anche dalla stagnazione dei soft drinks, sovente associati a stili alimentari non salutari, tanto che la loro componente a basso o nullo contenuto calorico è aumentata dal 21% al 27% del totale. Negli Stati Uniti il consumo di acqua ha superato quello di soft drinks nel 2017, in Italia il rapporto tra le due grandezze è di 3,2 a 1. Il mercato dell’acqua confezionata è tuttavia maturo in molti Paesi, specialmente in Italia ove i consumi individuali sono molto alti. Dal 2012 il mercato italiano è cresciuto del 2,4% all’anno, quello tedesco ha ristagnato, quello francese del 2,5%, lo spagnolo del 2,9%. Più dinamici i mercati del Nord e dell’Est Europa: Polonia (+4,9%), UK (+5,7%), Romania (+4,4%), Bulgaria (+5,9%), Paesi Bassi (+4%), Irlanda (+9,9%), Lituania (+4,6%), Lettonia (+4,5%), Finlandia (+5,1%) ed Estonia (+5,6%). In Germania domina l’acqua frizzante (74,4% del totale), in Italia la liscia (69%). 

I produttori cercano di agire sull’innovazione attraverso acque aromatizzate, arricchite o funzionali (per lo sport, per lo studio, per l’estetica), prodotti per l’infanzia (kid- friendly), packaging accattivante e naturalmente ecologico, differenziazione nella fascia premium con acque di provenienza o composizione minerale esclusiva. Con riferimento al mercato statunitense, si tratta di segmenti previsti crescere tra il 6% e il 9%. Le bottiglie in PET, che in Italia rappresentano l’82% del mercato, possono rappresentare un’importante componente del costo finale dell’acqua, anche in relazione alle oscillazioni di prezzo della materia prima che attualmente quota oltre 1.150€ a tonnellata (770€ nel 2020). La riduzione del peso della bottiglia è quindi un primario obiettivo dell’industria, anche per ridurre l’impatto ambientale, considerando che in Italia il 46% delle bottiglie è avviato a riciclo, lontano dai livelli dei Paesi più virtuosi come la Germania (95%) ove vige un sistema di vuoto a rendere ancora assente nel nostro Paese. L’uso del PET riciclato (R-PET) è comunque atteso in aumento in Italia, dopo che un recente cambio normativo ha rimosso il limite del 50% di sua presenza nelle bottiglie in commercio. L’alternativa è rappresentata dalle bottiglie biodegradabili in Bio-PET di origine vegetale, purché non origini sottrazione di materie prime all’uso alimentare.

red - 18568

EFA News - European Food Agency
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