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CLARA MOSCHINI

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Oggi si celebra la Giornata mondiale delle api

Non solo miele da questi insetti preziosi per gli ecosistemi naturali e forestali

FOOD AND AGRICULTURE ORGANIZATION

Il ruolo delle api nel proteggere le foreste rimane ancora poco conosciuto e apprezzato: il prodotto che la maggior parte di noi associa per primo a questi piccoli insetti è il miele, anche se assieme ad altri impollinatori come farfalle, vespe e falene hanno un ruolo importantissimo nel mantenere e difendere gli ecosistemi naturali e forestali: il 90% delle piante in tutto il mondo fa infatti affidamento sugli insetti per la produzione di frutta e semi; maggiore è la disponibilità di questi prodotti, maggiore sarà la varietà di specie presente nell’area, si legge su una pubblicazione a cura di Food and Agriculture Organization of the United nations, ripresa da Fsc Italia . Non solo: l'apicoltura offre alle persone un buon modo per creare reddito dalle risorse naturali senza danneggiarle. Quando le persone sono supportate e hanno accesso al mercato per i loro prodotti, hanno più motivazione a conservare la natura che li circonda. Al momento, circa un terzo della popolazione di api e farfalle in Europa è in pericolo: la Commissione Europea ha calcolato che il loro declino potrebbe avere un impatto devastante sulla vita e sull’economia di molte persone, con danni che sfiorano i 15 miliardi di euro all’anno.

Anche il Mipaaf sottolinea sui social l'importanza delle api, e del loro nettare, nel World bee day: le tipologie di miele prodotto in Italia sono molte -scrive oggi il ministero- alcune sono prodotte con maggior frequenza e interessano anche gli scambi internazionali come i mieli di acacia, castagno, eucalipto, melata e agrumi, mentre altre tipologie sono prodotte abbastanza costantemente ma hanno un legame molto territoriale come i mieli di girasole, rododendro, sulla, tiglio. Meno frequentemente si possono produrre i mieli di tarassaco, edera, colza, erica arborea. Una rarità sono invece considerati i mieli di facelia, carrubo, meliloto, mandorlo. 

Questi sono solo alcuni degli oltre 50 mieli che è possibile produrre nel nostro Paese grazie alla variabilità orografica e climatica. Il miele è fra gli alimenti di origine naturale tra quelli che richiedono il minor numero di passaggi tecnologici prima di essere avviato nei circuiti commerciali. In Italia sono presenti circa 50.000 apicoltori, di cui quasi 19.000 producono per la commercializzazione del prodotto sul mercato nazionale ed estero, allevando per questo scopo quasi un milione di alveari. 

Per questo motivo con il decreto del 31 marzo il ministero ha investito fondi dedicati a progetti straordinari nel settore apistico, finalizzati al sostegno di produzioni e allevamenti di particolare rilievo ambientale, economico, sociale e occupazionale. Due milioni di euro che sono stati destinati agli istituti di ricerca pubblici, università, organismi di diritto pubblico e soggetti a prevalente partecipazione pubblica o ad associazioni, fondazioni, consorzi, società, anche in forma cooperativa di imprese individuali.

Le api, per produrre il miele si approvvigionano da due fonti zuccherine: il nettare e la melata. Da qui la distinzione in "miele di nettare" e "miele di melata". Il nettare è un liquido zuccherino che deriva dalla linfa delle piante ed è secreto da particolari organi ghiandolari chiamati nettari. Il nettare è fondamentalmente una soluzione zuccherina costituita prevalentemente da fruttosio, glucosio e saccarosio. La parte restante è costituita per lo più da acqua ma anche da amminoacidi, sali minerali e una piccola quantità di acidi organici, vitamine, enzimi e sostanze aromatiche. La sua composizione può variare notevolmente da una pianta all'altra e questo lo si deduce facilmente dalle infinite sfumature di colore, odore e sapore dei mieli che da esso derivano.

La melata , come il nettare, deriva dalla linfa delle piante, ma mentre il nettare è secreto attraverso un processo attivo dei nettari, la melata è prodotta in seguito all'intervento di insetti parassiti che succhiano la linfa delle piante per nutrirsene ed espellono la melata in piccole gocce che ricoprono i tessuti vegetali. Oggi, nell'apicoltura "razionale", le api si allevano in arnie, generalmente in legno, dotate di favi mobili. Queste sono formate da un nido, la parte inferiore, dove le api ripongono la covata e le riserve alimentari costituite da polline e miele, e un melario, la parte superiore, dove le api ripongono solo il miele. Quando i favi del melario sono colmi è giunto il momento di togliere il melario dall'alveare e portarlo nel laboratorio di smelatura. Per permettere al miele di fuoriuscire dalle celle precedentemente sigillate -opercolate- con cura dalle api, sarà necessario aprirle facendo attenzione a mantenere integre le caratteristiche del prodotto. Il processo che indica tale operazione va sotto il nome di "disopercolatura". In seguito, i favi "disopercolati" vengono posizionati in un'apposita gabbia all'interno dello smelatore, che fatto ruotare ad alta velocità provoca la fuoriuscita del miele per forza centrifuga. Successivamente il miele viene filtrato dalle impurità, principalmente costituite da pezzetti di cera degli opercoli, attraverso un semplice filtro a maglie e poi lasciato riposare per separare le impurità più piccole e le micro bollicine di aria inglobate durante la centrifugazione. Il miele, dopo poche settimane, è così pronto per essere invasettato.

Per un'ottimale conservazione il miele va tenuto al fresco e al buio, lontano da fonti di calore. Il miele è presente nell'alimentazione umana da millenni, unico alimento dolce presente in natura a disposizione con alto valore energetico. Assieme agli altri prodotti dell'alveare è rientrato nei riti sacri, nei processi di guarigione ed è presente nelle ricette tradizionali da prima dell'arrivo sulle nostre tavole dello zucchero.

CTim - 19005

EFA News - European Food Agency
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