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CLARA MOSCHINI

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Allevamenti più sostenibili, grazie all'impegno dei mangimisti

Pubblicato il Report 2020 Lce per Assalzoo/Allegato

La sostenibilità della zootecnia italiana è un valore da trasferire al consumatore. Secondo Claudio Mazzini di Coop Italia, "bisogna essere più efficienti, fare filiera per stabilizzare gli elementi economici e dare un valore aggiunto che l’italianità merita di sicuro”.

Come anticipato da EFA News (vedi articolo del 17/5/2021), i produttori italiani di mangimi hanno presentato il primo Report Ambientale 2020 basato sulla metodologia Life Cycle assessmente per il calcolo degli impatti. Che nella produzione di mangimi negli stabilimenti è risultato molto contenuto, mentre la parte preponderante è risultata derivante dalle materie prime agricole utilizzate dai mangimifici, anche se è un dato che negli anni si è ridotto significativamente grazie allo sforzo dei produttori che hanno contribuito a rendere sostenibile la filiera agro-zootecnica. "I produttori di alimenti per animali vogliono giocare un ruolo importante nel perseguire l’obiettivo comune di una zootecnia a impatto zero”, ha detto nel corso della presentazione il presidente di Assalzoo Marcello Veronesi.

La prima edizione del report, realizzato in collaborazione con LCE, contiene i risultati di un’indagine condotta su un campione di stabilimenti con una rappresentatività del 30% della produzione nazionale: “Considerando solo il processo produttivo del mangimificio, la principale fonte di impatto è l’energia e a volte gli imballaggi”, spiega Massimo Marino di LCE. L’indagine ha valutato inoltre la carbon footprint degli alimenti per alcune filiere zootecniche: “Con riferimento all’impatto ambientale di una tonnellata di mangime, il mangimificio contribuisce per il 5% circa, tutto il resto sono materie prime”, aggiunge Marino.

Proprio sulla scelta degli ingredienti il mangimista può segnare il suo contributo alla sostenibilità della filiera zootecnica. Può scegliere materie prime prodotte responsabilmente, formulare mangimi sempre più efficienti e impiegare residui di altre produzioni alimentari o prodotti non più destinati all’uomo. 

Gli indici di conversione sono migliorati notevolmente: “In genere del 15% negli ultimi vent’anni. Per il pollo del 26%, negli ultimi trent’anni, e del 40% per la filiera del latte, pertanto, per produrre la stessa quantità di latte, se negli anni ‘70 e ‘80 servivano due vacche oggi ne basta una. Questo grazie allo sforzo congiunto di mangimisti, genetisti e allevatori”, ha evidenziato Lea Pallaroni, segretario generale di Assalzoo.

Tutto il settore agro-alimentare-zootecnico è consapevole dell’importanza della sostenibilità. Ne sono prova i recenti dati di Ispra sulle emissioni come ha ricordato Giovanna Parmigiani di Confagricoltura: “Solo il 13% delle PM10 è dovuto al settore agricolo; negli ultimi vent’anni si è ridotta del 23% l’emissione di ammoniaca anche grazie al miglioramento delle tecniche di produzione e allevamento”. “Molto si deve fare per quantificare il beneficio ambientale delle aziende agricole. Come Confagricoltura stiamo lavorando affinché ci vengano riconosciuti i certificati verdi, inoltre vorremmo che si considerasse la fissazione di carbonio che si ottiene grazie alla coltivazione delle colture cerealicole”. Stessa sorte per i progressi compiuti sul fronte del rispetto del benessere animale. “Il mancato riconoscimento di tutti questi passi in avanti è un problema”, afferma Parmigiani, che ricorda l’accordo siglato con Coop per migliorare la distribuzione del valore aggiunto dei prodotti italiani. 

La sostenibilità della zootecnia italiana diventa dunque un valore da trasferire al consumatore: “Il nostro protocollo – ha spiegato Claudio Mazzini di Coop Italia – vuole trovare un nuovo modello economico che tuteli di più sia chi produce che chi consuma. Bisogna essere più efficienti, fare filiera per stabilizzare gli elementi economici e dare un valore aggiunto che l’italianità merita di sicuro”. 

In allegato il Report completo.

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EFA News - European Food Agency
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