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CLARA MOSCHINI

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Fish Dependence Day: da ora a fine anno solo pesce importato per i consumatori europei

Il Wwf rilancia in questa occasione la campagna #DoEatBetter/Video

La campagna #DoEatBetter nel mese di luglio fornirà utili consigli a tutti i consumatori che non vogliono rinunciare ai prodotti del mare, per comportarsi consapevolmente e saper scegliere in maniera informata i prodotti giusti da mettere in tavola.

C’è un momento dell’anno che segna il limite oltre il quale i consumatori europei terminano "virtualmente" il consumo di pesce pescato nei mari della regione e iniziano a utilizzare quello d’importazione. Proprio a luglio, nel periodo in cui siamo più abituati a mettere in tavola ricette a base di pesce, il Wwf ricorda che siamo vicini al Fish Dependence Day: il momento in cui l’Europa esaurisce l’equivalente della propria produzione annua interna di pesce, molluschi e crostacei. Ciò significa che se nei primi 6 mesi dell’anno avessimo consumato solo risorse dei nostri mari, da luglio alla fine dell’anno queste non sarebbero più disponibili e l’Europa dovrebbe ricorrere alle importazioni per sostenere la crescente richiesta dei consumatori. La domanda europea di prodotti ittici è infatti troppo alta: se ogni cittadino europeo consuma in media circa 23 chili di pesce l’anno, i consumatori italiani si mostrano ancora più appassionati di questo alimento, con i loro 29 chili di pesce pro capite l’anno.

Il Wwf rilancia in questa occasione la campagna #DoEatBetter che nel mese di luglio fornirà utili consigli a tutti i consumatori che non vogliono rinunciare ai prodotti del mare, per comportarsi consapevolmente e saper scegliere in maniera informata e senza troppe difficoltà i prodotti giusti da mettere in tavola. Il Fish Dependence day negli ultimi tre decenni è stato anticipato di anno in anno, un segnale dell’impoverimento progressivo delle risorse e connesso alla crisi globale della pesca. Il 75% degli stock ittici monitorati nel Mare nostrum risulta sfruttato al di sopra della loro capacità di rigenerarsi, mentre a livello globale sono circa il 33% gli stock ittici monitorati che risultano sovrasfruttati. Condizioni acuite dagli altri impatti cui è soggetto l’ecosistema marino, in primo luogo il cambiamento climatico.

Secondo il Wwf, un approccio omnicomprensivo alla tutela degli ecosistemi marini è infatti l’unica soluzione possibile per creare un mercato più sostenibile, condizione imprescindibile per il benessere delle future generazioni e l’integrità degli habitat marini.

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hef - 19886

EFA News - European Food Agency
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