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CLARA MOSCHINI

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Roma: quel pasticciaccio brutto della Centrale del latte

Privatizzazione flop: dopo 24 anni Lactalis deve restituirla al Comune e pagare pure 65 milioni

Parmalat, società controllata dal colosso francese Lactalis, ha perso il ricorso in appello contro la sentenza che aveva annullato l'acquisto del 75% della Centrale del latte di Roma risalente al 1999. I giudici hanno rigettato la posizione di Parmalat Spa, secondo la quale le azioni erano state acquistate in buona fede. L’azienda dovrà quindi restituire al Campidoglio la sua quota di maggioranza di Centrale del latte di Roma. La decisione della prima sezione civile della Corte d'Appello di Roma arriva dopo 23 anni di battaglia legale. E non è finita, perchè Lactalis potrebbe rivolgersi in Cassazione. Ma intanto la sentenza è esecutiva, e ordina pure di restituire i dividenti (con interessi) maturati in questi anni, pari a un totale di circa 65 milioni di euro.

La Centrale del Latte di Roma fattura circa 115 milioni di euro e negli ultimi anni ha chiuso sempre in utile, apportando a Parmalat significativi dividendi.

Ma come si è arrivati a questo "pasticciaccio" romano incredibile? Nel 1996, con Francesco Rutelli sindaco, la giunta comunale capitolina aveva deliberato di privatizzare l'Azienda Comunale Centrale del Latte ed era stato pubblicato un bando che vincolava l'acquirente a non cedere le azioni entro i successivi cinque anni. Cinque aziende avevano partecipato al bando, tra le quali Ariete Fattoria Latte Sano spa, Cirio spa e Parmalat spa. Cirio l'aveva spuntata e aveva acquistato il 75% della partecipazione azionaria nella neo costituita Centrale del Latte Spa per 80 miliardi di lire.

Peccato che la Cirio, allora controllata da Sergio Cragnotti, conferisca quella partecipazione nella Eurolat Spa, che viene poi venduta nel febbraio del 1999 alla società Dalmata Due, controllata dalla Parmalat di Calisto Tanzi. Inizia così la battaglia nei tribunali (all'inizio amministrativi), perché il vincolo posto dal Campidoglio era stato palesemente violato. 

Il 27 luglio del 2007 il Tar del Lazio ha stabilito sia la nullità della gara del 1998 che di una transazione successiva del 1999 con la quale il Comune aveva cercato di mettere una pezza, accogliendo in questo modo il ricorso di Ariete Fattorie Latte Sano. La sentenza è stata poi confermata anche in appello dal Consiglio di Stato. 

Visto che il comune e la Parmalat, nel frattempo passata sotto il controllo dei francesi, facevano orecchi da mercante, sempre il Consiglio di Stato nel 2012, sulla scorta di un giudizio di ottemperanza proposto dalla società esclusa (sempre la Ariete Fattoria Latte Sano) sulle precedenti sentenze emesse dai giudici amministrativi, ha ribadito a Parmalat di restituire al Comune il suo 75% di azioni. A quel punto, per cercare di fermare gli effetti delle sentenze amministrative, Parmalat ha intentato il ricorso civile. La sentenza di primo grado è arrivata il 18 aprile 2013, confermando però quanto già sentenziato da Tar e Consiglio di Stato. Parmalat viene quindi condannata alla restituzione immediata delle azioni. Il ricorso in appello presentato dalla società viene infine rigettato, come detto, dall'ultima sentenza che data 13 aprile. 

agu - 24690

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