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CLARA MOSCHINI

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O si fa l'Italia di porti e logistica o si muore

Allarme di Federagenti: vietato perdere il treno delle opportunità nella supply chain siderurgia e agroalimentare

"L’Italia dei porti e della logistica si farà ora o mai più". Lo dice il presidente di Federagenti, Alessandro Santi, secondo cui "i fenomeni di profonda trasformazione in atto sono destinati a impattare con violenza imprevedibile sull’economia europea e italiana e, in particolare, sulle catene logistiche". A far paura è ancora una volta l'economia cinese che registrerà a detta di alcuni primari analisti, "un rimbalzo del 10% nel confronto tra primo trimestre 2023 e 2024, catturando sotto gli artigli del Dragone due terzi del pil mondiale". Dall'altra parte dell'Oceano, incutono timore anche "le scelte protezionistiche e geostrategiche americane".

“In un momento come questo -spiega Santi- tali fenomeni in grandissima parte non governabili, possono determinare altissimi livelli di rischio ma anche enormi opportunità. Pensiamo ad esempio ai corridoi preferenziali da e per i porti alto adriatici italiani nella relazione con l’Ucraina per materie prime essenziali, siderurgico e agroalimentare, per i quali il Governo si è fatto validamente promotore: non possiamo pensare di gestire questi potenziali importanti volumi senza eliminare i colli di bottiglia riscontrati nei mesi scorsi, sia in termini di indisponibilità di aree di stoccaggio che di banchine con idonee capacità di pescaggio e efficienza operativa”.

E ancora, in questo frangente secondo la federazione sopravvive chi “fa i compiti in casa”: i porti del Nord Europa i compiti li hanno fatti da molti anni e anche ora non stanno certamente a guardare, anzi. “Per anni -prosegue Santi- ci siamo concessi il lusso di rendere l’economia, specie quella dei porti e della logistica, schiava della burocrazia. Ora il tempo a disposizione è esaurito: il Paese in pochi mesi, se non in poche settimane, deve definire le priorità infrastrutturali strategiche, garantirne pianificazione certa, liberare dalle catene della burocrazia la manutenzione delle opere, come i dragaggi dei porti, armonizzare le procedure di troppe autorità in grado di determinare il successo o l’insuccesso di un porto e, conseguentemente, l’inaffidabilità del Sistema Paese”.

“Anche noi operatori che come Federagenti, ci mettiamo una volta di più a completa disposizione per agevolare il cambiamento, abbiamo consentito che l’attività strategica più importante, ossia porti e logistica) fosse terra di nessuno", ribadisce il presidente della Federazione nazionale degli agenti raccomandatari marittimi e mediatori marittimi operativa in tutta Italia attraverso le 16 locali associazioni di categoria che, unico caso nel settore marittimo portuale coprono tutti i 144 porti italiani.

"Oggi il Paese -conclude il presidente- deve capire che gli shock in arrivo dall’economia mondiale ci travolgeranno se si perde sul ciglio banchina, sulla cyber security, sui fondali non dragati, sullo snellimento procedurale almeno quanto i nostri principali competitor europei, sulle opere che non partono e quando partono sono già superate. E ciò proprio nel momento in cui avremmo chances di essere protagonisti positivi del cambiamento”. 

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EFA News - European Food Agency
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