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CLARA MOSCHINI

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Toglieteci tutto ma non il cioccolato

Resiste il consumo nonostante gli aumenti: +70% i prezzi delle fave di cacao in 2 anni

Poche categorie di prodotti del largo consumo risentono della volatilità globale in modo così diretto come il cioccolato. Le quotazioni sui mercati finanziari di New York e Londra, che guidano i movimenti sul mercato della filiera del cacao e dei suoi derivati, hanno raggiunto nel giugno del 2025 il valore di 8.402 dollari/tonnellata: una conferma del trend di forte crescita nel medio periodo (a inizio 2024 il costo per mille kili di cacao era di 4.443 dollari), sebbene in calo dopo il record registrato a gennaio (10.710 dollari). Come spesso accade, i produttori hanno assorbito la maggior parte degli rincari, proponendo in mercati come Belgio, Paesi Bassi, Germania e Italia, prodotti con un aumento medio annuo contenuto al 18,1%.

Questo mercato diventa paradigmatico dei comportamenti d’acquisto dei consumatori europei, dimostrando quali sono veramente le loro priorità quando si scontrano abitudini, emozioni e necessità di risparmio. È quanto rivela il “Cocoa Crisis Report” di YouGov, il leader nelle ricerche sul mondo del largo consumo che consente un monitoraggio continuo delle abitudini e dei comportamenti d’acquisto.

Tempesta perfetta

Minacce climatiche, shock dell’offerta globale e prezzi del cacao alle stelle determinano un mercato sotto forte pressione: i cattivi raccolti in Ghana e Costa d'Avorio si sono scontrati con colli di bottiglia logistici, malattie delle colture e contrattazioni speculative. I piccoli agricoltori hanno visto crollare i raccolti, mentre i produttori in Europa e Nord America hanno dovuto far fronte a costi delle materie prime in rapida crescita e il cacao, un tempo merce dai costi relativamente stabili, è diventato il simbolo di quanto le filiere alimentari siano esposte agli stress globali. 

I produttori hanno fatto la loro parte, ammortizzando gran parte dei costi, come dimostrano le analisi di YouGov sui prezzi al consumo. Per sostenere il conto economico, l’industria si è affidata a meccanismi di difesa consolidati come la riduzione delle dimensioni delle confezioni, la semplificazione delle gamme di prodotti, l’ideazione di nuove  ricette con grassi più economici o un minor contenuto di cacao. 

Una conseguenza degna di nota in tale scenario è il rimodulamento dei prezzi a scaffale, che tende a livellare quelli di private label e cioccolato di marca. In Belgio, capitale europea del cioccolato, le private label hanno registrato gli aumenti più significativi (fino al +25%), mentre i marchi premium hanno contenuto i rincari (+5%) ben al di sotto della media del comparto (+14%). Una dinamica dovuta ai contratti di fornitura a breve termine con copertura limitata tipici della Marca del Distributore, che innescano aggiustamenti più frequenti e più incisivi.

Cioccolato bene rifugio (del piacere)

Dal punto di vista degli acquirenti il cioccolato rimane una categoria guidata dalle emozioni che rappresenta piacere, indulgenza, dolce evasione. In tutta Europa, le vendite mostrano una notevole resilienza, beneficiando della percezione del cioccolato come “piccolo beno di lusso" a cui molti sono riluttanti a rinunciare, anche in un periodo di crisi del costo della vita. 

In Italia i dati tratti dallo Shopper Panel di YouGov mostrano una penetrazione del mercato complessivo del cioccolato addirittura in aumento al 93% (dal 92.7%), sostenuta in particolare da quella in crescita del segmento delle tavolette di cioccolato (82.1%) . I consumatori hanno reagito alla spinta inflazionistica riducendo gli acquisti medi del 7% circa ma mantenendo molto elevata e addirittura crescente la frequenza di acquisto: nel 2025 le famiglie italiane hanno acquistato cioccolato in media 14.2 volte (+1% rispetto al 2024), raggiungendo una spesa media annua familiare di oltre 72 euro (+8.4%). In linea con i consueti atteggiamenti antinflazionistici, per far fronte ai rincari gli italiani aumentano la frequenza acquistando però quantità minori.

Che la componente emotiva sfidi l’inflazione è tanto più vero per il cioccolato stagionale. Uova di Pasqua, statuette di San Nicola e assortimenti natalizi occupano un posto unico nelle tradizioni delle famiglie europee e garantiscono resistenza agli aumenti. In Belgio nel 2024 i prezzi di vendita del cioccolato festivo sono aumentati del 26,6%, eppure la domanda è rimasta stabile e, in alcuni casi, è aumentata. I consumatori hanno pagato volentieri di più per preservare le loro abitudini e, invece di ridurre o abbassare la quantità, molti hanno optato per opzioni premium. 

Futuro incerto

Mentre l'impennata dei prezzi domina i titoli dei giornali, la crisi del cacao mette in luce problemi sistemici più profondi che riguardano anche le sfide globali legate al cambiamento climatico. Stagioni secche prolungate, parassiti e degrado del suolo minacciano la sostenibilità a lungo termine del cacao e la preoccupazione tra il pubblico sta crescendo rapidamente: il rapporto Trend Reality 2025 di YouGov ha monitorato oltre 28.000 citazioni sui media e 21.000 post sui social relativi alla resilienza climatica.

La crisi del cacao è più di una semplice questione di materie prime. Mette in luce una volatilità sistemica, dalla vulnerabilità climatica in Africa occidentale alle mutevoli aspettative dei consumatori nei supermercati europei. Per i produttori, la sostenibilità e la resilienza a lungo termine sono legate alla stabilità dei costi e l'inflazione diventa sia un sintomo che un segnale di debolezze più profonde della catena di approvvigionamento.

Fc - 56458

EFA News - European Food Agency
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