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Linee guida Usa. Bernardi: "Spostano l'attenzione su qualità cibi"

Secondo la studiosa la nuova 'piramide alimentare' riconosce il ruolo delle proteine

Le nuove Dietary Guidelines for Americans - Dga (leggi notizia EFA News) non sono ancora entrate stabilmente nelle cucine, ma hanno già conquistato — e diviso — i social network, i convegni di nutrizione e la stampa. Più che per i contenuti tecnici, il documento è diventato virale per immagini e parole chiave: piramide rovesciata, “real food”, maggiore apertura verso alcuni alimenti di origine animale. Elementi comunicativi che hanno acceso il dibattito, forse più simbolico che scientifico.

“Le nuove linee guida americane", spiega Elisabetta Bernardi, biologa nutrizionista, specialista in scienze dell’alimentazione e docente di Biologia della nutrizione presso l’Università degli Studi di Bari, "rappresentano un cambio di paradigma nella nutrizione pubblica statunitense: superano la tradizionale demonizzazione degli alimenti di origine animale e spostano l’attenzione sulla qualità complessiva della dieta e sulla riduzione drastica dei prodotti ricchi di zuccheri e grassi. Le reazioni critiche registrate anche in Italia derivano in larga parte da un equivoco di fondo: le linee guida vengono spesso lette come se fossero pensate per il nostro contesto, mentre nascono per rispondere a una vera emergenza sanitaria negli Stati Uniti, dove oltre il 40% degli adulti è obeso, il 10% super obeso e circa il 60% delle calorie proviene da alimenti industriali altamente trasformati contro il 13% dell’Italia”.

In questo scenario, il problema non è l’eccesso di carne o di cibi tradizionali, ma la sostituzione progressiva degli alimenti “veri” con surrogati industriali ad alta densità calorica e basso valore nutrizionale. “Le Dga", prosegue Bernardi, "propongono un ritorno a cibi riconoscibili, minimamente trasformati e nutrienti, in un’impostazione che, se letta senza pregiudizi, presenta molte affinità con i principi della dieta mediterranea: equilibrio tra alimenti vegetali e animali, controllo delle porzioni, riduzione di zuccheri e preferenza verso i cereali integrali”.

Il tema in fondo riguarda anche l’Italia dove l’obesità infantile è in aumento, l’adesione reale alla dieta mediterranea è molto bassa e il modello alimentare industriale si sta man mano diffondendo. “Per questo le Dga", conclude Bernardi, "non vanno né imitate automaticamente né respinte per riflesso ideologico, ma comprese come il tentativo – forse tardivo, ma necessario – di correggere una traiettoria che ha portato a uno dei maggiori fallimenti di salute pubblica del mondo occidentale”.

L’obiettivo allora non è difendere né attaccare le nuove linee guida, ma comprenderne il razionale scientifico, il contesto in cui nascono e le ragioni della forte reazione che hanno suscitato e per fare chiarezza lasciamo dunque la parola alla dottoressa Bernardi.

Che cosa rappresentano le nuove Dietary Guidelines for Americans 2025–2030?

Rappresentano un cambio di passo importante: per la prima volta le linee guida riconoscono in modo esplicito il ruolo centrale delle proteine nella dieta quotidiana, indicando un fabbisogno chiaro e invitando a distribuirle in tutti i pasti. È un segnale di maggiore concretezza e di allineamento con ciò che oggi sappiamo sul loro effetto sulla sazietà, il metabolismo e la salute muscolare. 

L’obiettivo proteico indicato – 1,2-1,6 g/kg al giorno – è una novità rilevante?

Sì, perché supera l’idea minimalista della Rda come semplice soglia anti-carenza. Oggi sappiamo che un apporto proteico adeguato contribuisce non solo a mantenere la massa muscolare, ma anche a migliorare il controllo del peso, la funzionalità metabolica e la qualità dell’invecchiamento. Le Dga recepiscono queste evidenze. È necessaria comunque cautela perché non deve essere percepito che l’intera popolazione abbia la medesima necessità proteica, occorre sempre valutare l’età, la funzione renale, il livello di attività fisica.

Che ruolo hanno le proteine animali in questo nuovo impianto?

Un ruolo importante e legittimo. Carne, pesce, uova e latticini sono fonti di proteine ad alto valore biologico, facilmente biodisponibili e ricche di micronutrienti essenziali come ferro, zinco, vitamina B12. Inserirle regolarmente, in quantità adeguate e all’interno di una dieta equilibrata, è perfettamente coerente con un’alimentazione sana e sostenibile. 

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EFA News - European Food Agency
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