Il groviera resiste a Trump
Nonostante la bordata dei dazi, il re dei formaggi svizzeri aumenta l'export
Il Gruyère svizzero resiste alle bordare tariffarie del presidente americano Trump. Lo conferma Olivier Isler, direttore di Interprofession du Gruyère (IPG), l'associazione che cura la filiera del prodotto secondo cui la vertenza commerciale con gli Stati Uniti non ha affossato il re dei formaggi svizzeri: malgrado lo choc dei dazi, infatti, le vendite hanno tenuto nel 2025, registrando solo un calo contenuto.
A salvare il bilancio complessivo, spiega Isler, è stata l'eccellente performance sul mercato elvetico, che ha in gran parte compensato il crollo delle esportazioni verso oltre Atlantico. "Alla fine - sottolinea il presidente - lo smercio del 2025 sarà leggermente inferiore all'anno prima, ma non così catastrofico come si poteva temere inizialmente".
Il contraccolpo americano è stato comunque duro: l'anno scorso le esportazioni verso gli Usa, che assorbono da sole circa il 30% del Gruyère esportato (pari a oltre 4.300 tonnellate), sono crollate del 17%. Per evitare un eccesso di scorte già nel 2025 l'IPG aveva ridotto del 5% le quote di produzione. Una mossa vincente, secondo Isler: "I nostri stock sono oggi perfettamente sotto controllo".
Per quanto riguarda il 2026, il Gruyère, prodotto in 5 cantoni (Friburgo, Vaud, Neuchâtel, Giura e Berna), vuole confermare la sua resilienza, puntando sulla forza del mercato interno e su una strategia di esportazione più bilanciata per superare le turbolenze globali. L'Ipg ha deciso una nuova riduzione delle quote produttive del 3%, continuando ad adeguare l'offerta alla domanda internazionale.
Nonostante le difficoltà l'IPG non ha intenzione di abbandonare il mercato americano che, sottolinea Isler, "resta un motore di crescita", dichiara Isler. Rimane costante l'impegno a diversificare i rischi, investendo in 17 Paesi, tra cui Francia, Germania e altre nazioni.
EFA News - European Food Agency