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CLARA MOSCHINI

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Rinnovabili. Ambientalisti contro Regione Sardegna

Greenpeace, WWF e Legambiente: "Sbagliato impugnare legge dello Stato su aree idonee"

Non c'è pace per le rinnovabili in Sardegna, una regione disabitata che potrebbe fornire enormi quantità di energia solare, ma che è impantanata nei veti della Regione a trazione grillina, che si oppone praticamente all'istallazione di impianti su oltre il 90% del territorio.

Il governo ha cercato una soluzione col decreto legge "Transizione 5.0", recentemente convertito in legge, che interviene sul quadro delle aree idonee per le rinnovabili, ma la rRgione non ci sta e, secondo notizie pubblicate sui giornali locali, vorrebbe impugnarlo alla Corte Costituzionale. Ma per gli ambientalisti di Sardegha Rinnovabile (alleanza tra Greenpeace, WWF, Legambiente e Kyoto Club) sarebbe un grave errore.

"In una Sardegna di nuovo sconvolta dagli eventi estremi", si legge in una nota di Sardegna Rinnovabile, "sottolineiamo che riproporre una contrapposizione “di principio” – come avvenuto negli ultimi anni sul tema delle aree idonee e, più in generale, dello sviluppo delle fonti rinnovabili – rischia di rivelarsi controproducente per la Sardegna stessa, soprattutto in una fase in cui la transizione energetica è sempre di più un fattore di sicurezza, competitività e resilienza climatica. In un contesto segnato da fenomeni estremi sempre più frequenti e intensi, diventa molto urgente rimuoverne la causa prima, le emissioni climalteranti che derivano dall’uso dei combustibili fossili (carbone, gas e petrolio) e sostituendoli con fonti rinnovabili, che potrebbero dare alla Sardegna energia a buon prezzo, indipendenza energetica e posti di lavoro, come ha dimostrato il recente studio promosso dal coordinamento FREE. Il governo regionale dovrebbe essere in prima fila nella lotta alla crisi climatica e non prolungare l’incertezza regolatoria che si traduce in ritardi degli investimenti, nel rallentamento di progetti utili all’autoconsumo e alla riduzione delle bollette, nonché nella perdita di opportunità industriali e occupazionali".

"La questione centrale  - prosegue la nota di Sardegna Rinnovabile - non è se “fare o non fare” rinnovabili, ma definire con rapidità e certezza dove e come realizzarle: l’individuazione delle aree idonee e delle aree di accelerazione deve trovare un punto di equilibrio tra tutela e sviluppo, evitando soluzioni estreme che alimentano conflitti e contenziosi. Il nuovo impianto regolatorio, del resto, riconosce espressamente alla Regione un ruolo specifico: non quello di introdurre divieti generali e astratti, bensì – in modo più incisivo – quello di governare la pianificazione, valorizzando le aree già compromesse o infrastrutturate e orientando lo sviluppo verso siti maggiormente compatibili, entro un quadro di principi comuni definiti su base nazionale ed europea".

Gli ambientalisti ricordano che in particolare, l’art. 11-bis del d.lgs. 190/2024 individua una base di aree considerate idonee (tra cui, a titolo esemplificativo, siti oggetto di bonifica, cave e miniere dismesse, discariche chiuse, aree e infrastrutture già antropizzate) e, al contempo, affida alle Regioni il compito di individuare con propria legge ulteriori aree idonee nel rispetto di criteri condivisi. Tra questi, assumono rilievo la priorità alle superfici impermeabilizzate e alle aree industriali, la protezione delle aree naturali e dei beni culturali, nonché la promozione dell’autoconsumo e delle comunità energetiche.

Insiste Sardegna Rinnovabile: "È su questo terreno che la Sardegna può e deve esercitare la propria autonomia in modo efficace: valorizzare le aree più adatte, riducendo impatti e conflitti, accelerando i progetti realmente compatibili e massimizzando i benefici per territori, famiglie e imprese. In altre parole, l’equilibrio non si costruisce con la paralisi o con una contrapposizione rigida tra livelli di governo, ma con una pianificazione chiara e responsabile, capace di trasformare la transizione energetica in una politica di tutela attiva e di sviluppo sostenibile".

"Per questo, più che alimentare un nuovo ciclo di conflitti, è necessario che la Regione eserciti fino in fondo il proprio ruolo di governo del territorio e di guida della transizione attraverso un percorso di pianificazione che, nel quadro dei principi europei e nazionali, valorizzi le aree realmente vocate allo sviluppo delle rinnovabili", conclude.

red - 57546

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