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CLARA MOSCHINI

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Istat, l'Italia in Ue non teme l'export verso gli Usa dei dazi

Secondo il 14° Rapporto competitività, vendite verso gli Usa in rialzo del 7,2%

È stato pubblicato oggi il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi curato dall'Istat. Giunto alla quattordicesima edizione, fornisce un approfondimento di analisi e un quadro informativo dettagliato e tempestivo sulla struttura, la performance e la dinamica del sistema produttivo italiano. Questa 14a edizione del Rapporto ha come obiettivo l’analisi del posizionamento dell’economia, dei settori e delle imprese italiane nell’attuale scenario internazionale, caratterizzato dalle restrizioni al commercio imposte dall’amministrazione statunitense.

A livello generale, nel 2025 l’interscambio commerciale dell’Italia con il resto del mondo ha registrato un surplus pari a 50,7 miliardi di euro: le esportazioni di beni in valore sono cresciute del 3,3%, le importazioni del 3,1%. I flussi hanno evidenziato dinamiche differenziate per aree di destinazione e di origine: le esportazioni sono risultate più vivaci per i paesi UE (+4,2%), meno per quelli extra UE (+2,4%). Tendenza opposta per le importazioni, con gli acquisti dall’area extra UE che hanno registrato un aumento più ampio (+3,4%) rispetto a quelli dall’UE (+2,9%).

Nel 2025, tra le maggiori economie europee, solo l’Italia ha evidenziato un incremento (peraltro considerevole) delle esportazioni negli Stati Uniti pari al +7,2%, a fronte di una contrazione per Germania, Francia e Spagna. Rispetto ai principali partner europei, l’Italia appare più esposta nei confronti dei mercati extra UE e in particolare degli Stati Uniti, che nel 2025 hanno assorbito il 10,8% dell’export italiano di beni.

Con riferimento all’export, la quota di acquisti dell’Italia dagli Stati Uniti risulta più contenuta, pari al 6%, ma la dinamica nel 2025 è stata particolarmente sostenuta (circa +30%), molto superiore a quanto registrato negli altri grandi paesi europei e in accelerazione dopol’entrata in vigore, ad agosto, dell’accordo commerciale USA-UE.

Anche le importazioni italiane dalla Cina hanno mostrato un ritmo di crescita elevato pari al +16,4%: come sottolinea l'Istat, nel 2025 la rilevanza di questo mercato per gli acquisti dell’Italia dall’estero è divenuta più ampia di quanto osservato per Germania, Francia e Spagna, confermando una tendenza dilungo periodo al consolidamento della presenza commerciale cinese in Italia.

Sulla base di un modello causale, spiega l'Istat, "si stima che l’imposizione dei nuovi dazi sulle esportazionidi merci abbia avuto effetti negativi, ma di modesta entità, sull’export italiano del 2025: un raddoppio delle aliquote medie effettive ne ha penalizzato la crescita del 3,2%, con unimpatto eterogeneo tra i diversi gruppi di prodotti. 

In particolare, si segnalano effetti positivi, legati anche al reindirizzamento dei flussi globali, per grassi e oli vegetali, calzature, materieplastiche e gomma. Con riferimento ai saldi commerciali, nel 2024 l’UE rappresentava per l’Italia un fornitore nettodi beni e servizi (i saldi erano negativi rispettivamente per 13,8 e 8,1 miliardi di euro), l’extra UE un acquirente netto (saldi positivi per 68,8 e 3,2 miliardi). Ebbene, secondo Istat, nel 2025 "i dati provvisori sembrano confermare queste tendenze".

L’analisi dell’interscambio per principali tipologie di servizi mostra tuttavia che nel 2024 i saldi risultano positivi nei confronti sia dell’area UE, sia extra UE per attività a intensità di conoscenza bassa o media (viaggi e servizi conto terzi), mentre risultano negativi per i servizi di trasporto ele attività a più alta intensità di conoscenza (ICT, Altri servizi alle imprese, Proprietà intellettuale).

"In una prospettiva di lungo periodo - sottolinea Istat- la spinta alla crescita del pil, fornita dalle esportazioninette dal 2000, si è manifestata prevalentemente nel decennio 2011-2020 ed è da attribuire al disallineamento ciclico sperimentato in quegli anni dall’Italia rispetto ai principali partner, in particolare alla debole dinamica delle importazioni". 

Nel 2024, sottolinea l'Istat, alla vigilia della nuova stretta tariffaria statunitense, Macchinari, Tessile-Abbigliamento-Pelli e Mobili-Altra manifattura registravano surplus neiconfronti di entrambe le aree UE ed extra UE mentgre Metallurgia-Prodotti in metallo un avanzo verso l’UE e un disavanzo verso l’extra UE e Mezzi di trasporto, Farmaceutica e Alimentari, all’opposto, un deficit verso l’UE e un surplus verso i mercati extra UE.

Interessnte anche l'esposizione verso le imprese dei paesi che aderiscono al Mercosur appena firmato dall'Ue. Sul fronte dell’import, i settori maggiormente interessati, nel 2025, sono quelli di Agricoltura,silvicoltura e pesca (29,8% dell’import totale da questi mercati), Alimentari, bevande e tabacco (20,2%) e Legno, carta e stampa (16,2%). A questi comparti afferiscono circa dueterzi delle importazioni complessive di beni dai paesi Mercosur, per un totale di 4,7 miliardi di euro.

L’India, con oltre 1,4 miliardi di abitanti e una crescita economica sostenuta (secondo le stime delFondo Monetario Internazionale - FMI, nel 2025 il Pil è cresciuto del 6,6%), rappresenta uno dei mercati emergenti più promettenti per le esportazioni italiane. Nel 2025, le esportazioni italiane verso l’India hanno registrato una decisa espansione (+9,4% rispetto al 2024), in particolare nei comparti dei Macchinari (+36,5%), Chimica (+10,6%), Metallurgia e prodotti in metallo (+9,2%), Farmaceutica (+7,8%), Mezzi di trasporto (+5,4%) e Apparecchi elettrici (+5%). 

Questi settori coprono pertanto i tre quarti dell’export italiano in India, per un totale di 4,2 miliardi di euro. Degno di nota è anche l’aumento di export di prodotti di Agricoltura, silvicoltura e pesca: anche se con una quota ancora modesta (nel 2025 era pari all’1,5%), l’incremento delle vendite è stato pari al 10,7% rispetto al 2024, nonostante le sfide legate alla diversità culturale e alle specifiche esigenze dei consumatori locali.

Fc - 58556

EFA News - European Food Agency
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