Manifesto per la salicoltura marina
A Palazzo della Valle siglato il documento sull'attività "agricola" che attende il riconoscimento ufficiale
Confagricoltura ha presentato il Manifesto della salicoltura marina con cui, sottolinea la confederazione, "si è scritta una tappa importante del percorso iniziato poco più di due anni fa con la costituzione dell’ATS insieme alle saline di mare e la stessa Confederazione, finalizzata alla valorizzazione del comparto e alla sua inclusione nell’ambito delle attività agricole".
L’iter ha permesso, con le tappe in Sicilia, Puglia, Sardegna ed Emilia-Romagna, l’acquisizione della piena consapevolezza, presso le istituzioni e l’opinione pubblica, della totale affinità tra la salicoltura e l’agricoltura tout court e la necessità di dare valore a un settore che porta economia, lavoro e turismo nei territori di competenza.
Per la firma del Manifesto sono intervenuti a Palazzo della Valle il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, il direttore generale Roberto Caponi, i rappresentanti delle saline Giacomo D’Alì Staiti (Sosalt), Bruno Franceschini (Atisale), Piero Galli (Isola Longa), Enrico Morgante (Conti Vecchi) e i docenti universitari Saverio Russo e Giacomo Del Chiappa con il capo progetto Ciro Zeno.
Il confronto si è aperto anche all’esperienza francese delle Salins du Midi (con Aude Yvon) che hanno avuto la possibilità, in quanto "agricole", di incrementare la propria competitività facendo ricorso, ad esempio, agli strumenti che l’agricoltura mette a disposizione sul fronte della gestione del rischio. Gli effetti degli episodi climatici estremi incidono infatti fortemente sulla coltivazione del sale, come è successo recentemente in Sicilia con il ciclone Harry o, qualche anno fa, con l’alluvione in Romagna.
In materia di lavoro, anche gli strumenti della contrattazione collettiva agricola potrebbero diventare il modello di riferimento per uniformare i rapporti di lavoro nelle saline marine, ora afferenti a vari settori e diversi tra una salina e l’altra.
Riconoscere le saline marine attività del settore primario diventa, quindi, una questione di sostanza e non di mera forma: anche un’eventuale certificazione di prodotto potrebbe avvenire soltanto attraverso il riconoscimento del ministero dell’Agricoltura.
Sul fronte del food, il legame tra la cultura gastronomica e l’attività delle saline marine è molto forte e genera flussi turistici amanti della natura, del benessere, della buona cucina o della pratica sportiva outdoor.
Il cambio di paradigma sancito dal Manifesto passa quindi dall’intendere il sale marino non più una commodity, ma una specialty. In questa direzione va la proposta di costituire un’associazione nazionale per il comparto, un’evoluzione dell’attuale ATS costituita con Confagricoltura, in attesa che la politica dia una risposta concreta alla richiesta unanime delle saline marine italiane.
Il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra, a margine dell’evento, ha garantito il massimo impegno del governo a riguardo e si è dichiarato ottimista rispetto a un intervento legislativo che accolga queste richieste.
Ecco di seguito i 9 punti del Manifesto:
- il sale marino come identità e vita
- la vocazione agricola moderna e multifunzionale
- il risocnoscimento goiuridico come motore di sviluppo
- l'abbraccio che protegge: le saline come scudo vivo
- il lavoro che modella il paesaggio e la ruralità
- il valore territoriale e sociale
- economia rigenerativa e non depauperamento
- il salicoltore garante dell'ecosistema
- il patto per il domani: valorizzare la salicoltura è valorizzare il territorio
I protagonisti (oltre a Confagricoltura)
I protagonisti dell'iniziativa assieme a Confagricoltura, dell’iniziativa, sono stati sostenuti dalle saline di Trapani/Marsala Oro di Sicilia e Ettore e Infersa (soci ordinari) ed Isola di Calcara (socio sostenitore):
- Atisale Spa che con le saline di Margherita di Savoia in Puglia, tra le più grandi di Europa con 4.500 ettari in produzione, e di Sant’Antioco in Sardegna si configura come il maggior produttore di sale marino italiano.
- Saline Ing. Luigi Conti Vecchi nella Laguna di Santa Gilla a due passi da Cagliari, con quasi 2.800 ettari in produzione.
- Sosalt Spa con le saline nella fascia costiera tra Trapani e Marsala, circa 1.000 ettari in produzione e maggior produttore di sale marino in Sicilia.
- Parco della Salina di Cervia, oltre 800 ettari di estensione, fulcro dell’economia del ravennate e della Romagna per oltre 150 anni, che tanto ha fatto per la valorizzazione del sale marino italiano.
Isola Longa, situata nell’omonima isola dell’arcipelago dello Stagnone nel trapanese, con un’estensione di circa 200 ettari.
Produzione Italia
Quasi 10.000 ettari (100 kmq) di territorio coltivato dalle saline marine, con una produzione annua di circa 1.200.000 tonnellate di sale su circa 4,2 milioni di tonnellate di produzione totale tra sale marino, salgemma e salamoia (soluzione acquosa con alta concentrazione di sale).
Europa
Circa 40 milioni di tonnellate di produzione totale di sale, di cui il 10% circa di sale marino.
Valore della produzione di sale marino in Italia
Poco più di 60 milioni di euro mediamente ogni anno.
Numero di occupati in Italia
Circa 300 unità.
EFA News - European Food Agency