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CLARA MOSCHINI

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Libri. Sorpresa: il cliente non ha sempre ragione

Il saggio di Massimiliano Dona sgombra il campo da alcuni equivoci

Un libro rivolto a 360 gradi a tutti i soggetti dell'imprenditoria, che ribalta un falso mito consolidato nel marketing. L'insight è contenuto tutto nel titolo, che sintetizza alla perfezione il concetto: "Il cliente non ha sempre ragione ma conviene ascoltarlo" (Roi Edizioni, 2026, pp. 288). L'autore è Massimiliano Dona, avvocato, giornalista e presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, mentre il volume è in uscita mercoledì 29 aprile.

Dall'intuizione di Dona prende forma un racconto che attraversa alcune delle storie più emblematiche degli ultimi decenni. Non solo quella di Blockbuster, che non seppe cogliere il malessere dei propri clienti, ma anche quella di Kodak, incapace di dare seguito a un’innovazione che aveva tra le mani, o di Nokia e BlackBerry, rimaste ancorate a un’idea di successo che il mercato stava lentamente abbandonando.

Accanto a queste storie, ce ne sono altre che raccontano invece la forza di un ascolto autentico. Come quella di Lego, che ha saputo ritrovare sé stessa proprio tornando a osservare da vicino i propri utenti, o quella di Trader Joe's, la catena americana di supermercati, che ha costruito il proprio successo non chiedendo ai clienti cosa volessero, ma osservando con attenzione ciò che facevano davvero.

Perché è qui che il libro introduce uno dei suoi passaggi più interessanti: le persone raramente sanno spiegare cosa desiderano. Ma lo mostrano continuamente, nei loro comportamenti, nelle esitazioni, nei piccoli gesti ripetuti. È così che nascono innovazioni apparentemente banali, ma in realtà decisive, perché rispondono a un bisogno reale, anche se mai espresso apertamente. “Se chiedi ai clienti cosa vogliono, difficilmente sapranno dirlo. Devi capire ciò che non dicono”.

Il punto, però, non è trasformare le aziende in organizzazioni che dicono sempre sì. Al contrario, Dona mette in guardia proprio da questo equivoco. Ascoltare non significa assecondare. E in alcuni casi, seguire alla lettera il cliente può portare fuori strada. È qui che emerge la vera chiave del libro: non si tratta di capire cosa dice il cliente, ma cosa sente.Perché ogni richiesta, ogni lamentela, ogni silenzio contiene un’informazione più profonda, spesso emotiva. “La maggior parte delle aziende confonde ‘ascoltare il cliente’ con ‘dare ragione al cliente’. Sono due cose profondamente diverse".

Nel racconto di Dona, queste emozioni diventano una vera e propria bussola. Non contano solo i dati, le metriche, i questionari di soddisfazione — che pure hanno un ruolo — ma tutto ciò che sfugge ai numeri: le frizioni, i piccoli fastidi, i momenti in cui qualcosa “non torna”, anche se nessuno lo dice apertamente. È proprio da questi segnali deboli che nasce il metodo sviluppato dall’autore, Human Flow. In un contesto in cui le aziende misurano tutto — dalla soddisfazione ai tassi di abbandono — ma spesso faticano a capire davvero cosa quei numeri significhino, Human Flow invita a tornare alle persone. Non ai dati “puliti” dei questionari, ma al flusso reale delle conversazioni: messaggi, recensioni, dubbi, lamentele, anche quelle confuse o incomplete. È lì, secondo Dona, che emergono i segnali più interessanti, quelli che raramente arrivano nei report ma raccontano con precisione dove l’esperienza si incrina. Il metodo consiste proprio nel raccogliere e leggere queste tracce emotive per trasformarle in indicazioni concrete su cosa cambiare. Non per risolvere il singolo problema, ma per intercettarne la causa profonda.
 
Perché, in fondo, il punto non è chiedere al cliente cosa vuole, ma capire cosa sta vivendo davvero. Non serve, dunque, dare sempre ragione” al cliente, né metterlo "al centro" a tutti i costi. E' più utile imparare ad interpretare reclami, abbandoni e frizioni, nonché trasformare i problemi in "vantaggi competitivi reali". Se da un lato, “dare ragione” è più facile ma meno utile, “ascoltare davvero” risulta difficile ma più redditizio.

In altre parole, "il cliente può sbagliarsi sui fatti" ma "non sbaglia mai su ciò che prova". Se il cliente è arrabbiato per un ritardo, quel ritardo può essere giustificato ma la sua frustrazione è reale ed è lì che l'imprenditore deve lavorare. Ascoltare, quindi, non significa "cedere" ma "capire cosa c’è dietro il problema" e "usare quell’informazione per migliorare".

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