BoviDay 2026: focus su biodiversità, genetica e ricambio generazionale
Quaglia (Anabic): "Allevamenti estensivi da preservare, favoriscono il mantenimento dei pascoli"
Mentre il comparto dei bovini da carne delle razze italiane affronta le sfide legate al ricambio generazionale, all’aumento dei costi di produzione e alla sostenibilità economica, il lavoro di miglioramento genetico e tutela della biodiversità portato avanti dagli allevatori continua a rappresentare un presidio fondamentale per il territorio e l’ambiente.
Sono questi alcuni dei temi al centro dell’intervento. “Il miglioramento genetico delle razze autoctone e tutela della biodiversità animale”, che vedrà protagonisti Andrea Quaglia, direttore di Anabic (Associazione nazionale allevatori bovini italiani da carne che rappresenta le razze Chianina, Maremmana, Podolica, Romagnola e Marchigiana) e Andrea Rabino, presidente di Anaborapi (Associazione nazionale allevatori bovini di razza Piemontese) in occasione del BoviDay – Giornata della Carne Bovina, evento organizzato da Expo Consulting srl in programma il 10 giugno 2026 a Villafranca di Verona, presso l’Hotel Expo Verona, a partire dalle ore 8.30.
“L’attività del nostro Centro genetico", spiega Quaglia, "che lo scorso anno ha festeggiato i suoi 40 anni di attività, è da sempre concentrata sul miglioramento genetico delle razze che Anabic rappresenta. Un lavoro che non si limita al controllo delle performance produttive, ma punta soprattutto alla salvaguardia della variabilità genetica. Monitoriamo costantemente imparentamento e consanguineità affinché restino ai livelli più bassi possibili e abbiamo reintrodotto linee genetiche antiche o estinte nella Chianina e nella Romagnola grazie all’utilizzo di seme congelato conservato nella Banca del Dna di Anabic che conta oltre 600 mila unità seminali: un patrimonio strategico per garantire biodiversità animale e resilienza futura degli allevamenti”.
Secondo il direttore di Anabic, che conta una base associativa di oltre 5000 allevamenti distribuiti in 18 regioni italiane per una consistenza complessiva di circa 160mila capi, la presenza di queste razze nei territori appenninici del Centro-Sud svolge anche una funzione ambientale cruciale. “Gli allevamenti estensivi", dichiara, "che rappresentano il 70% di quelli associati, favoriscono il mantenimento dei pascoli e l’aumento della biodiversità vegetale. L’abbandono di questi territori significherebbe perdita di tradizioni, ma anche maggiore fragilità degli ecosistemi”.
Sul fronte economico, Quaglia evidenzia una fase favorevole per il comparto, sostenuta da una domanda elevata a fronte di un’offerta insufficiente. Una situazione che, tuttavia, non riduce il peso della principale criticità: il ricambio generazionale all’interno delle aziende.
Anche per la razza Piemontese il tema della biodiversità resta centrale. “La Piemontese rappresenta un presidio del territorio e della biodiversità, soprattutto nelle aree marginali e collinari", afferma Andrea Rabino. "Oggi i capi iscritti al Libro genealogico sono circa 260mila, di cui oltre 130mila fattrici, distribuiti in circa 3900 allevamenti presenti principalmente in Piemonte e Lombardia, ma anche in diverse altre regioni italiane”.
Tra le peculiarità della razza spicca l’ipertrofia muscolare, che garantisce rese al macello molto elevate, comprese tra il 60% e il 68%. “Negli anni il miglioramento genetico si è concentrato soprattutto sugli aspetti riproduttivi e sulla facilità al parto", prosegue Rabino, "tanto che oggi i parti cesarei nella Piemontese non superano il 3,5%, a fronte di percentuali che in altre razze possono arrivare fino al 97%”.
Anche il comparto della Piemontese deve però confrontarsi con il problema del ricambio generazionale e con la perdita di aziende registrata negli ultimi dieci anni. “Abbiamo perso circa il 10% degli allevamenti e delle fattrici", osserva Rabino. "Nonostante questo oggi il mercato mostra segnali positivi grazie alla crescente richiesta di carne di qualità. Un ruolo importante nella valorizzazione della carne di Piemontese è svolto dalla grande distribuzione, che commercializza circa il 70% della produzione, accanto a una rete di macellerie di alta qualità sempre più orientate ai prodotti premium e di prossimità”.
La partecipazione alla Giornata della Carne Bovina è gratuita. È invece obbligatoria l'iscrizione.
EFA News - European Food Agency