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CLARA MOSCHINI

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Uova/2. In Italia, il 40-45% sono utilizzate per ovoprodotti

Nel 2025 crescita prezzi a due cifre in ragione della scarsità della domanda

Non vi sono dati statistici a riguardo ma secondo le stime di industriali e associazioni di settore, circa il 40-45% delle uova italiane sono utilizzate per gli ovoprodotti: una percentuale molto più alta rispetto a quella degli altri Paesi europei. Gli stessi ovoprodotti sono esportati in almeno 90 nazioni nel mondo. E' quanto emerge dal recente report di Ismea (leggi notizia EFA News).

Le potenzialità del segmento sono state intuite anche dalla Gdo, come testimoniato dalla crescita nell'assortimento (+40%). La maggiore reperibilità degli ovoprodotti impatta sul loro posizionamento sul mercato, estendendone il perimetro da mera commodity a uso industriale, a prodotto a valore ag giunto in ambito privato.

Nel 2025, le vendite di uova — pur rappresentando solo l'1% della spesa alimentare complessiva delle famiglie — sono state il prodotto con la migliore performance dell'anno, registrando il maggiore incremento percentuale sia in valore sia in volume.

La spesa per le uova è aumentata del 15%, mentre i volumi acquistati nella Distribuzione Moderna sono cresciuti del 7,4% rispetto all'anno precedente. A trainare questa crescita sono state soprattutto le uova "da allevamento a terra", che hanno registrato un aumento dei volumi del 10,8% e rappresentano ormai il 71% del totale commercializzato. Positive anche le performance delle uova biologiche, le cui vendite in volume sono salite dell'8,9% raggiungendo la quota del 10% sul volume totale. In controtendenza invece le vendite delle uova provenienti da allevamenti in gabbia arricchita, che mostrano un calo del 7,6% nei volumi e del 9% in valore.

Il prezzo medio delle uova da consumo nel 2025 ha proseguito nel processo di forte crescita in un contesto di mercato in cui l'offerta è sempre stata inferiore alla domanda. Dal 2022 i prezzi medi in tutte le fasi scambio non hanno mai smesso di crescere. Considerando i prezzi medi all'origine, nel 2025 la crescita è stata del 13% sul 2024 e del 10% sul 2023.I costi di produzione nel 2025 sono rimasti allineati a quelli del 2024, su livelli più contenuti di quelli del 2023. Di conseguenza, la ragione di scambio, ossia il rapporto tra l'indice dei prezzi del prodotto finito e l'indice dei prezzi dei mezzi necessari a produrlo, è in netto miglioramento. L'ultimo dato di febbraio 2026 si attesta su 129 punti, frutto di una contra zione delle quotazioni delle materie prime utilizzate per l'alimentazione, a fronte di prezzi all'origine in netto incremento.

Nel 2025 il settore italiano delle uova in guscio, pur essendo quasi autosufficiente, ha aumentato notevolmente le importazioni (+80%) per compensare i cali produttivi dovuti ai focolai di aviaria e per far fronte a una domanda sempre superiore all'offerta. Secondo i dati provvisori Istat tra gennaio e dicembre 2025 sarebbero entrate oltre 91mila tonnellate di uova in guscio. Tra i principali Paesi fornitori si distinguono Romania e Polonia che insieme forniscono quasi il 50% del totale, seguiti dall'Ucraina (quota 12%).La maggior domanda interna e i buoni livello di prezzo hanno al contempo comportato una riduzione delle esportazioni di uova in guscio (-13,7% rispetto al 2024). Nello stesso periodo sono cresciuti gli scambi di uova sgusciate: sia le importazioni (+19%) sia le esportazioni (+16%), con la Polonia principale attore (70% dei volumi importati).

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EFA News - European Food Agency
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