UE. Riforma Ocm: produttori ortofrutticoli insoddisfatti
Areflh: rischio di appesantire gli oneri amministrativi, indebolendo la competitività
I produttori ortofrutticoli europei non sono rimasti soddisfatti della riforma Ocm (organizzazione comune dei mercati) varata dal Parlamento Europeo (leggi notizia EFA News). Sebbene siano stati mantenuti alcuni "miglioramenti limitati", il risultato finale "suscita serie preoccupazioni e si discosta, sotto diversi aspetti, dall’obiettivo dichiarato di rafforzare la posizione dei produttori all’interno della filiera agroalimentare", si legge in una nota dell'Assemblea delle Regioni Orticole Europee (Areflh).
L'associazione accoglie positivamente "la definizione più restrittiva delle organizzazioni di produttori non riconosciute", tuttavia "il fatto di consentire a tali entità di beneficiare di esenzioni ai sensi del diritto della concorrenza per un periodo fino a cinque anni senza la certezza di ottenere infine il riconoscimento rischia di indebolire gli incentivi al riconoscimento formale e di compromettere l’integrità delle organizzazioni di produttori riconosciute, che rimangono al centro dell’Ocm".
Inoltre, la formulazione proposta dell’articolo 153 rischia di "eludere il principio dell’adesione unica". L’obbligo di aderire a un’organizzazione di produttori (OP) per "un determinato prodotto", definendo i prodotti come "sufficientemente distinti", in particolare per le loro caratteristiche o per i loro utilizzi finali previsti, "manca di certezza giuridica e introduce un’eccessiva flessibilità interpretativa".
Tale ambiguità, lamenta l'Areflh, potrebbe "facilitare le adesioni multiple alle OP per prodotti strettamente correlati, comprese diverse varietà di uno stesso prodotto". Tenuto conto delle difficoltà pratiche legate all’applicazione di questa disposizione, l'associazione esorta i colegislatori ad "affrontare la questione nell’ambito della prossima revisione dell’Ocm nel quadro della nuova Pac".
L'Areflh deplora inoltre che i miglioramenti proposti dal Parlamento, volti a riflettere meglio le realtà contrattuali dei prodotti deperibili e stagionali, non siano stati accolti, poiché "ciò rischia di appesantire gli oneri amministrativi e di frammentare ulteriormente il mercato interno. Nel loro insieme, "questi elementi non solo non rafforzano la posizione dei produttori, ma rischiano anche di indebolire un quadro che ha sostenuto lo sviluppo e la competitività del settore ortofrutticolo per decenni".
L'associazione esprime quindi "viva preoccupazione per l'esito di questa riforma e chiede che venga prestata rinnovata attenzione alle esigenze specifiche del settore ortofrutticolo nelle prossime discussioni sul quadro finanziario pluriennale (Qfp)".
EFA News - European Food Agency