Next-Gen Food: Bayer partner del progetto
118 startup italiane in prima linea per innovare la filiera alimentare, dal campo alla tavola
L’alimentazione è al centro del dibattito sul futuro del Paese. Una filiera strategica che riveste un’importanza fondamentale per la crescita economica, il mercato del lavoro, la salute e il benessere delle persone. Oggi deve confrontarsi con una serie di sfide sistemiche che richiedono risposte adeguate da parte di tutti gli stakeholder coinvolti: la riduzione della superficie coltivabile, il crescente consumo di suolo e delle risorse naturali, le tensioni geopolitiche, le pressioni inflazionistiche. E resta sullo sfondo, irrisolto, il massiccio spreco di alimenti. Lungi dall’essere solo un mezzo di nutrizione, il cibo diventa strumento per creare relazioni e migliorare il benessere fisico, psicologico e sociale.
È da queste premesse che Cariplo Factory, uno dei più importanti hub di innovazione in Italia focalizzato su digital transformation e circular economy, ha dedicato il suo quinto report alle imprenditrici e agli imprenditori che hanno deciso di far proprie le sfide più urgenti, sviluppando soluzioni capaci di intercettare la crescente domanda di cambiamento. “Next-Gen Food | Il futuro del cibo, il cibo del futuro” raccoglie 118 testimonianze di startup, spinoff e piccole e medie imprese attive lungo l’intera filiera alimentare, dall’agritech agli alimenti alternativi, dalla trasformazione alla distribuzione. Il report ha ottenuto il patrocinio della Commissione europea e di Fondazione Cariplo, il contributo dello Scientific Partner Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio (Gruppo San Donato), dei corporate partner Bayer, Elior, Nestlé, Pasta Garofalo, il supporto dei technical partner AIFI, Best4Food, B4I - Bocconi 4 Innovation, Federated Innovation @Mind, Fondazione Social Venture Gda, InnovUp, Italian Tech Alliance, La Carica delle 101, LifeGate Way e la collaborazione di Unido Itpo Italy.
Le aziende di Next-Gen Food sono rappresentative di un ecosistema dell’innovazione che copre tutte le principali aree di mercato, dall’agritech agli alimenti alternativi, dalla trasformazione alla distribuzione dei prodotti finiti. Un potenziale rilevante in termini di esperienza, conoscenze e capitale umano che ha già ottenuto solide conferme di valore: tre aziende su quattro hanno ricevuto premi e riconoscimenti, sei su dieci hanno già ottenuto investimenti.
Le 118 imprese mappate nel report sono nate prevalentemente negli ultimi cinque anni. Oltre la metà si concentra su tre settori principali: Agritech e Innovative Farming (22%), Foodtech e trasformazione (19%), Servizi e consulenza (11%). Quasi un terzo opera contemporaneamente in almeno due settori, a testimonianza di un approccio trasversale e interdisciplinare che è uno dei tratti distintivi di questa nuova generazione di imprenditori. Sono startup nel 62% dei casi, seguite da Pmi innovative (29%), spinoff (3%) e altre tipologie (6%). Più di sette su dieci hanno un Trl, il Technology Readiness Level, pari o superiore a 7. Il 39% ha raggiunto il Trl 9, il livello massimo, con tecnologia pienamente operativa e validata sul mercato.
Fondate in sensibile maggioranza da team composti da soli uomini (58%), mostrano una presenza femminile significativa e crescente: i team composti unicamente da donne hanno ricevuto premi e riconoscimenti nel 90% dei casi e mostrano una propensione superiore alla partecipazione a programmi di accelerazione. La concentrazione geografica rispecchia il divario strutturale del Paese: la Lombardia guida con il 32% delle aziende, seguita da Veneto (11%) ed Emilia-Romagna (10%). Al Centro si distingue la Toscana con l’8% del totale, al Sud la Puglia con il 5%. Nel Centro Italia prevale la fase di growth stage, mentre al Sud le aziende sono in maggioranza in early stage. Da notare anche una differenza di genere nella distribuzione geografica: l’84% delle startup fondate da donne si concentra al Nord, rispetto al 66% di quelle fondate da soli uomini.
Sul fronte economico, il 10% delle aziende dichiara già un fatturato superiore al milione di euro, più di una su tre si colloca tra i 100 mila e un milione. Sono aziende nate in Italia e con raggio d’azione ancora prevalentemente italiano, anche se una su quattro (il 23%) ha in programma l’apertura di una sede estera, con una netta prevalenza per l’Europa (50% del totale) rispetto a Nord America e Asia-Medio Oriente (rispettivamente al 18% e 15%). Minoritaria ma comunque rilevante la percentuale di founder che progettano di aprire una sede in Africa (6%).
EFA News - European Food Agency