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CLARA MOSCHINI

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Hormuz: disgelo tensioni provoca calo quotazioni olio soia

Prezzi ribassati anche per il pomodoro da industria nel Sud Italia

La forte inversione di tendenza dei prezzi del petrolio in atto da inizio giugno, innescata dall’aspettativa e poi dall’annuncio dell’intesa tra Iran e Stati Uniti e dalla riapertura al transito - seppur limitato - dello stretto di Hormuz, ha avuto un forte impatto sull’andamento delle quotazioni dell’olio di soia sul mercato finanziario statunitense: dall’inizio di giugno il calo delle quotazioni ha superato il -12%. Cali significativi hanno caratterizzato anche il mercato Fob argentino (-10%).

Le analisi di Areté indicano il petrolio come principale driver di questi movimenti di prezzo nel breve termine. Guardando tuttavia alle relazioni tra le diverse origini, risulta evidente come le quotazioni del Cme, seppur in forte ritracciamento, si mantengano ancora fortemente a premio rispetto ai mercati extra-Usa, garantendo margini di crushing elevatissimi.

L’attesa di una elevata domanda di olio di soia sul mercato domestico per la produzione di biodiesel continua a sostenere il premio rispetto alle quotazioni Fob argentine, nonostante la prospettiva di una produzione di seme di soia che negli Stati Uniti, il prossimo autunno, potrebbe sfiorare il precedente record storico (2021/22), se nel corso dell’estate non emergeranno problematiche legate al meteo.

Al contempo, la raccolta del seme di soia sostanzialmente completata in Brasile e Argentina sta portando nuova offerta sul mercato globale e contribuisce ad amplificare il potenziale ribassista dei prezzi dell’olio Fob Sud-America nel breve termine. In questo contesto, spicca invece la recente tendenza debolmente rialzista sul mercato europeo ed italiano, che scontano l’indebolimento dell’euro rispetto al dollaro e l’aumento dei costi della logistica.

Giovedì 18 giugno, dopo mesi di difficoltà nel raggiungimento dell’intesa, si è conclusa la trattativa tra parte agricola e industria di trasformazione per la definizione del prezzo del pomodoro da industria nel Sud Italia relativo alla campagna 2026/27. L’accordo ha fissato il prezzo a 150 euro a tonnellata per il pomodoro lungo e a 140 euro a tonnellata per il tondo, in calo rispettivamente del 3% e del 5% rispetto alla precedente campagna. La flessione si inserisce in un contesto internazionale orientato a un parziale riequilibrio delle quotazioni: anche in California, principale area produttiva statunitense, il prezzo del pomodoro convenzionale da industria è stato fissato a 104,50 dollari/short ton, in riduzione di circa il 4% rispetto ai 109 $/short ton della campagna 2025. In controtendenza si colloca invece la Cina, dove il prezzo è stato accordato in aumento del 4,5% rispetto alla precedente campagna.

Secondo le rielaborazioni Areté, la riduzione delle quotazioni italiane si inserisce in un quadro di attese produttive complessivamente favorevoli per l’Italia, con volumi previsti intorno a 5,8 milioni di tonnellate. Le previsioni sono sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno, tuttavia, non sono da escludere possibili revisioni a rialzo, soprattutto nel Mezzogiorno, alla luce del progressivo miglioramento delle disponibilità idriche rispetto al 2025.

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EFA News - European Food Agency
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