It does not receive public funding
Editor in chief:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Sicurezza alimentare: diminuiscono le persone che soffrono la fame

Situazione globale in miglioramento, ma più allarmante rispetto al pre-pandemia

Il nuovo rapporto Sofi (Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel Mondo), pubblicato questa mattina da cinque agenzie delle Nazioni Unite, riporta che nel 2025 sono 645 milioni le persone (in un intervallo compreso tra 608 e 696 milioni), pari al 7,8% della popolazione mondiale, a soffrire la fame. A queste si aggiungono le oltre 2,1 miliardi di persone che si trovano in una condizione di insicurezza alimentare moderata o grave.

Nonostante un leggera riduzione rispetto all’anno precedente, pari a 14 milioni di persone in meno, il numero di persone che soffre la fame resta più alto rispetto al periodo pre-pandemico e nasconde una frattura significativa. La flessione globale è dovuta ai progressi in America Latina, nei Caraibi e in Asia, mentre cresce in Africa dove il numero di persone colpite dalla fame è arrivato 309 milioni, pari a 1 africano su 5, e per la prima volta supera quello in Asia (292 milioni). In appena 15 anni la cifra africana è quasi raddoppiata, a seguito di conflitti, sfollamenti, crisi climatiche e shock economici che rendono il continente africano il nuovo epicentro della fame nel mondo.

Anche altri numeri confermano la maggiore gravità della situazione in Africa: il 56,6% della popolazione vive in insicurezza alimentare moderata o grave e il 66,6% non può permettersi una dieta sana (contro il 28,9% in Asia e il 25,7% nei Caraibi). Sulla diversificazione minima della dieta, l'Africa tocca i livelli più bassi al mondo: 20,5% nei bambini tra 6 e 23 mesi (media globale 30,8%) e 43% nelle donne tra 15 e 49 anni (media globale 62,7%).

L’approfondimento tematico dell’edizione 2026 del Report Sofi, relativo alle sfide dell’elevato costo di una dieta sana, impone un’ulteriore riflessione. Nel 2025 quasi un terzo della popolazione mondiale (32,7%) non poteva ancora permettersi una dieta sana, il cui costo è continuato a salire e ha raggiunto i 4,28 dollari (a parità di poter di acquisto) mostrando gli effetti dell’inflazione alimentare. Rispetto all’obiettivo dichiarato nel rapporto di abbassare i prezzi alimentari, Azione Contro la Fame rileva come il costo di un’alimentazione sana sia un indicatore importante, ma non può da solo guidare le politiche pubbliche; è necessario anche analizzare tutte le cause delle dinamiche dei prezzi e comprendere le implicazioni sui redditi dei piccoli produttori alimentari. È quindi fondamentale affrontare le disuguaglianze e gli squilibri di potere lungo l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo. La lotta alla fame deve quindi passare attraverso la trasformazione dei sistemi alimentari ponendo l’agroecologia contadina e l’agricoltura locale al centro di questo processo. È il diritto al cibo che deve essere messo in cima alle priorità politiche.

"Con 645 milioni di persone che soffrono la fame, il diritto al cibo resta ancora uno dei diritti umani più violati, soprattutto in Africa", dichiara Simone Garroni, direttore generale di Azione Contro la Fame. "La leggera flessione registrata, a 4 anni dal 2030, ci lascia in realtà lontani anni luce dall’Obiettivo Fame Zero. E i recenti tagli di molti governi occidentali agli aiuti umanitari, combinati con gli aumenti delle spese militari, fanno chiaramente capire che l’agenda politica deve cambiare e rimettere al centro il diritto al cibo”, conclude Garroni.

lml - 61921

EFA News - European Food Agency
Similar