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CLARA MOSCHINI

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La sostenibilità del sistema zootecnico sardo

Esclusivo: intervista con Alessandro Mazzette, Direttore del Consorzio IGP Agnello di Sardegna

Nel contesto dell’impatto ambientale generato dagli allevamenti e dalla produzione di carne, il sistema zootecnico della Sardegna rappresenta un modello che si distingue particolarmente per la sua sostenibilità. Ciò è reso possibile da diverse caratteristiche che permettono alla filiera di garantire non solo il benessere animale e la qualità del prodotto, ma anche la tutela del territorio e la conservazione della biodiversità.

A riguardo, EFA News ha intervistato Alessandro Mazzette, Direttore del Consorzio per la tutela dell’IGP Agnello di Sardegna.

Quali sono le caratteristiche degli allevamenti e del sistema produttivo della Sardegna?

Il sistema zootecnico della Sardegna si caratterizza per una profonda integrazione tra allevamento, territorio e tradizione agro‑pastorale, con modelli produttivi estensivi e semiestensivi basati sull’uso prevalente del pascolamento naturale, sulla gestione diretta delle superfici aziendali e su un’elevata attenzione alla sostenibilità ambientale. Il comparto bovino da carne si fonda sulla linea vacca–vitello, con mandrie rustiche allevate al pascolo per gran parte dell’anno, adattate ai territori collinari e montani, dove i vitelli crescono accanto alle madri secondo cicli produttivi tradizionali che garantiscono benessere animale, qualità delle carni e una gestione del paesaggio funzionale anche alla prevenzione degli incendi. Il settore ovino, che rappresenta uno dei patrimoni più rilevanti d’Europa, è basato sul pascolamento quotidiano, elemento essenziale per la conformità ai disciplinari delle principali DOP casearie e della IGP Agnello di Sardegna; le aziende, prevalentemente a conduzione familiare, integrano la produzione di latte con la trasformazione casearia e con la filiera della carne certificata, operando in un sistema a filiera corta con macelli e sezionatori distribuiti sul territorio e garantendo una tracciabilità completa grazie ai controlli dell’Organismo di Certificazione e del Consorzio. Anche la suinicoltura regionale presenta caratteristiche peculiari, con allevamenti semibradi in cui gli animali vivono in ampi spazi naturali e boschivi, seguendo un’alimentazione mista basata su risorse spontanee e integrazioni aziendali, valorizzando razze rustiche e produzioni tradizionali che contribuiscono alla salvaguardia del paesaggio agro‑silvo‑pastorale. Nel complesso, il modello produttivo sardo si fonda sull’uso prevalente dei pascoli naturali e delle risorse foraggere locali, sul basso impiego di input esterni, sul radicamento territoriale delle aziende familiari, su una filiera corta e certificata e su un equilibrio consolidato tra sostenibilità, qualità e tradizione, che rende la zootecnia regionale un presidio economico, ambientale e culturale di grande rilevanza.

Perché l’allevamento ovino è sostenibile e a bassissimo impatto ambientale?

L’allevamento ovino in Sardegna è riconosciuto come uno dei sistemi più sostenibili del Mediterraneo grazie alla centralità del pascolamento naturale, che consente agli animali di nutrirsi di essenze spontanee riducendo l’uso di mangimi e input esterni, favorendo la rigenerazione dei suoli, il mantenimento della biodiversità, il controllo della vegetazione e la prevenzione degli incendi. Le emissioni prodotte dagli ovini sono fisiologicamente contenute e ulteriormente ridotte dal tipo di alimentazione basata sul pascolo, generando un’impronta ecologica nettamente inferiore rispetto ad altre specie zootecniche. Il progetto Greensheep ha dimostrato scientificamente, attraverso l’applicazione del sistema di calcolo PCL – Partial Carbon Footprint, il basso impatto climatico delle aziende ovine sarde, misurando l’impronta parziale per unità di prodotto e valutando le fasi produttive aziendali in relazione alla capacità dei pascoli di assorbire e compensare i gas serra. Parallelamente, il progetto Versoa ha introdotto in Sardegna il primo Agnello di Sardegna IGP a zero emissioni di CO₂ certificate al mondo, ottenendo la certificazione Carbon Neutral – Neutry‑Food grazie a un modello che compensa integralmente le emissioni attraverso la gestione sostenibile dei pascoli locali e la capacità delle aziende di generare crediti di carbonio. L’integrazione tra pascolamento estensivo, ridotto impiego di input esterni, capacità di assorbimento dei pascoli e innovazione metodologica nella misurazione dell’impatto climatico conferma che il sistema ovino sardo non solo presenta un impatto ambientale bassissimo, ma è in grado di raggiungere la neutralità climatica certificata, ponendosi come riferimento internazionale per la zootecnia sostenibile.

Qual è il ruolo della IGP nel binomio sostenibilità–preservazione dell’ecosistema?

La IGP Agnello di Sardegna rappresenta uno dei modelli più avanzati di integrazione tra qualità certificata, sostenibilità ambientale e tutela dell’ecosistema, perché nasce da un sistema di allevamento che utilizza il pascolamento naturale come elemento fondativo del disciplinare e come strumento di gestione responsabile del territorio. La sostenibilità è da sempre al centro degli obiettivi della nostra IGP e delle Indicazioni Geografiche europee, che riconoscono il ruolo strategico delle produzioni tradizionali nella conservazione degli ecosistemi rurali. Il disciplinare dell’Agnello di Sardegna IGP impone l’allevamento al pascolo e l’uso esclusivo delle risorse naturali aziendali, garantendo che ogni animale cresca in un ambiente che favorisce la rigenerazione dei suoli, la tutela delle essenze spontanee e il mantenimento degli equilibri ecologici. In Sardegna, il pascolamento dei boschi e delle aree a uso civico costituisce un presidio ambientale indispensabile: senza la presenza dei greggi, vaste superfici verrebbero abbandonate, con un accumulo di biomassa secca che aumenterebbe in modo significativo il rischio di incendi e di dissesti ambientali. La Commissione europea ha riconosciuto ufficialmente che ovini e caprini sono fondamentali per prevenire gli incendi e conservare la biodiversità, confermando scientificamente ciò che la nostra tradizione agro‑pastorale realizza da secoli. In questo contesto, l’allevatore è il custode del territorio, vigila quotidianamente sulle aree più marginali, presidia superfici che altrimenti sarebbero abbandonate e contribuisce alla sicurezza delle comunità locali. La ricerca ha permesso di trasformare questa tradizione in evidenza scientifica, dimostrando il basso impatto climatico delle aziende ovine e il valore ambientale del modello IGP. Oggi questa conoscenza è parte integrante della nostra strategia di comunicazione, perché la sostenibilità non è più soltanto un valore interno alla filiera, ma un messaggio da trasmettere ai consumatori, che attraverso la IGP riconoscono un prodotto che tutela il paesaggio, sostiene le aree interne, preserva la biodiversità e mantiene vivo un modello agro‑pastorale che l’Europa considera essenziale per la gestione ambientale.

Quali sono le modalità adottate per garantire qualità e genuinità del prodotto?

La qualità dell’Agnello di Sardegna IGP è il risultato di un sistema produttivo che opera con grande attenzione in ogni fase della filiera, dalla nascita degli animali alla macellazione, dalla tracciabilità alla comunicazione verso il consumatore, seguendo un disciplinare tra i più rigorosi del panorama europeo. Gli animali devono nascere, essere allevati e macellati esclusivamente in Sardegna, crescere con un’alimentazione naturale basata su latte materno e pascolo e rispettare limiti precisi di peso ed età che garantiscono caratteristiche organolettiche specifiche e costanti nel tempo. Ogni capo è identificato e seguito lungo tutto il percorso produttivo, assicurando una tracciabilità completa che consente di risalire con precisione all’azienda di origine, alle modalità di allevamento e alle fasi di lavorazione. I produttori dedicano una cura particolare alla gestione degli animali, al benessere, alla qualità delle superfici pascolative e alla conformità ai requisiti del disciplinare, dimostrando una professionalità che si traduce in un prodotto genuino, sicuro e riconoscibile. A questo si aggiunge un sistema di controlli articolato e continuo: l’Organismo di Certificazione e il Consorzio verificano costantemente la conformità delle aziende, l’etichettatura, la documentazione e gli standard qualitativi, mentre ulteriori verifiche vengono svolte a livello nazionale e internazionale per garantire che il prodotto immesso sul mercato rispetti pienamente le norme europee sulle Indicazioni Geografiche. Questo insieme di regole, responsabilità e controlli rende l’Agnello di Sardegna IGP un prodotto altamente affidabile, capace di rispondere alle esigenze dei consumatori moderni in termini di sicurezza alimentare, trasparenza, sostenibilità e autenticità.

Quali sono gli obiettivi del Consorzio per la tutela dell’IGP Agnello di Sardegna?

Gli obiettivi del Consorzio si fondano su una visione che unisce la valorizzazione del prodotto, la sostenibilità ambientale, il rispetto delle tradizioni e la costruzione di un reddito equo e duraturo per i produttori, affinché la filiera ovina continui a rappresentare un presidio economico e territoriale per le aree interne della Sardegna. Il Consorzio lavora per rafforzare la presenza dell’Agnello di Sardegna IGP nei mercati nazionali e internazionali, con una strategia che punta a portare le nostre carni in tutto il mondo: per questo partecipiamo ogni anno alle più importanti fiere internazionali nei diversi continenti, con particolare attenzione anche agli eventi dedicati al biologico, coerenti con il ruolo della filiera all’interno del Distretto Sardegna Bio, di cui siamo tra i fondatori e che oggi è il più grande distretto biologico d’Europa. Parallelamente, il Consorzio tutela il marchio, contrasta ogni forma di irregolarità e promuove iniziative di formazione, innovazione e miglioramento della qualità, consolidando il ruolo della IGP come modello di sostenibilità e presidio del territorio.

Qual è stato il giro d’affari complessivo della IGP nel 2025? Che prospettive avete per il 2026? Avete una quota di export?

La filiera dell’Agnello di Sardegna IGP rappresenta uno dei comparti più strutturati dell’agroalimentare regionale, con 68 milioni di euro all’origine e 97 milioni di euro al consumo nel 2025. L’export vale 18 milioni di euro, diretto principalmente verso la Spagna. La filiera è composta da 5.100 aziende di allevamento e 37 stabilimenti di lavorazione, ed è amministrata da un Consiglio di Amministrazione composto da 6 allevatori e 3 macellatori. Da oltre dieci anni è guidata dal Presidente Battista Cualbu, allevatore che ha saputo imprimere una visione moderna e internazionale al Consorzio, sottolineando come la sostenibilità debba essere “sociale, economica e ambientale”, perché solo garantendo reddito ai produttori, tutela del territorio e rispetto delle tradizioni si può costruire una filiera forte e competitiva. Nel 2024 il progetto Greensheep è stato premiato come miglior progetto nazionale sulla sostenibilità ambientale nelle IG, superando oltre 90 progetti italiani. Per il 2026 le prospettive sono positive: si prevede un incremento dei volumi certificati, stabilità dei prezzi e un consolidamento dell’export, grazie alla crescente attenzione dei consumatori verso prodotti sostenibili e tracciati.

 

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