L'alcol fa male ai denti?
Secondo ricerca Usa chi consuma vino o spirit ospita più batteri orali nocivi
Chi consuma alcol ospita più batteri orali nocivi rispetto a chi non beve. Lo spiega una nuova ricerca in arrivo dagli Stati Uniti, presentata al convegno Nutrition 2026 tenuto dal 25 al 28 luglio nel Maryland e organizzato dall'American society of nutrition. Ebbene, secondo la ricerca, le persone che consumano maggiori quantità di alcol ospitano circa 10 tipi di batteri orali in più rispetto agli astemi: alcune di queste specie aggiuntive sono associate a malattie gengivali.
Questi risultati, suggeriscono che le abitudini legate al consumo di alcol possano svolgere un ruolo più significativo di quanto si sia pensato finora nel determinare la salute orale e i potenziali rischi per la salute a lungo termine.
I ricercatori hanno utilizzato dei questionari per monitorare le abitudini di consumo di alcol dei partecipanti e hanno prelevato campioni del loro microbioma orale tramite risciacqui.: tali campioni sono stati poi analizzati mediante sequenziamento genetico.
Secondo la survey, rispetto al consumo di tè, caffè e bevande zuccherate, l'assunzione di alcol è risultata l'unica categoria associata a cambiamenti complessivi nella varietà e nella composizione dei batteri orali. Ad esempio, le persone appartenenti al gruppo con il consumo di alcol più elevato ospitavano circa 10 tipi di batteri in più rispetto agli astemi.
I forti bevitori, spiega la ricerca, avevano maggiori probabilità di ospitare "Megasphaera" e "Peptostreptococcus", due tipi di batteri associati alle malattie gengivali, e minori probabilità di ospitare "Lautropia", un batterio normalmente presente nel cavo orale ma che tende a diminuire nelle persone con problemi dentali.
Il "Peptostreptococcus", sottolineano gli esperti, è un batterio ben noto in ambito odontoiatrico: si riscontra nelle tasche gengivali profonde e nei denti infetti ed è associato da decenni alle malattie gengivali. La "Megasphaera", spiegano, è un nome più recente e meno studiato che "indica un ambiente che sappiamo già essere problematico, piuttosto che identificare un nuovo colpevole".
Sebbene un aumento di determinate specie batteriche possa indicare un rischio maggiore di sviluppare malattie gengivali, secondo la ricerca risulta "importante valutare questo rischio in relazione agli altri fattori": tra questi figurano una scarsa igiene orale, il fumo, il diabete, altre malattie parodontali e cure dentali insufficienti. Il consumo di alcol altera l'ambiente orale causando disidratazione, aumentando l'acidità, favorendo la proliferazione di batteri nocivi e indebolendo le difese naturali della bocca.
Secondo gli esperti, un'abitudine da tenere d'occhio è il consumo di alcol prima di coricarsi, poiché l'alcol secca la bocca, mentre la saliva funge da difesa naturale aiutando a sciacquare il cavo orale e a neutralizzare gli acidi. Il vino e la maggior parte delle bevande usate per i cocktail sono acidi e, per di più, ricchi di zuccheri: quando gli esperti riscontrano erosione dentale e una bocca cronicamente secca, spesso emerge dall'anamnesi l'abitudine di bere uno o due drink serali prima di andare a letto
Lo studio evidenzia un'associazione tra il consumo di alcol e le variazioni della flora batterica, anche se non dimostra che l'alcol ne sia la causa diretta: una distinzione importante perché i forti bevitori tendono anche a fumare di più e a lavarsi i denti meno frequentemente, abitudini che influiscono sulla salute orale indipendentemente dall'alcol.
Sebbene l'assunzione di alcol spieghi solo una piccola parte delle differenze nelle comunità batteriche, gli autori dello studio hanno osservato che l'alcol è risultato il fattore più influente tra le bevande esaminate: ricerche precedenti hanno evidenziato potenziali benefici derivanti dal consumo di caffè e tè non zuccherati, grazie a composti in grado di contrastare i batteri responsabili della carie e favorire una maggiore diversità del microbioma orale.
L'equilibrio batterico della bocca varia gradualmente in risposta alla dieta, al sonno, all'assunzione di farmaci e allo stress: quando tale equilibrio rimane alterato per anni, può insorgere un'infiammazione cronica, aumentando il rischio di malattie gengivali e potenzialmente ripercuotendosi sulla salute generale dell'organismo.
EFA News - European Food Agency