Le coperture assicurative nat-cat aumentano del 13%
La raccolta premi danni da catastrofi naturali tocca 3,1 mld di euro: la grandine domina con il 67,8%
Tra il 2021 e il 2024 i premi nat-cat, quelli per intenderci destinati a copertura delle catastrofi naturali, sono cresciuti in media del 10% l'anno, con un peso sul totale danni stabile tra il 6% e il 7%. Lo rende noto il rapporto 2026 sui rischi da catastrofi naturali dell'Ivass, l'Istituto di vigilanza sulle assicurazioni: il report conferma un trend ormai consolidato tanto che nel 2024 la raccolta premi danni per le coperture contro le catastrofi naturali è ammontata a 3,1 miliardi di euro, in crescita del 13% sui 2,8 miliardi del 2023 e pari al 6,6% della raccolta danni complessiva.
Al netto del rischio sismico, la componente climatica "acuta" pesa per 2,7 miliardi di euro (+347 milioni sul 2023), l'88% della raccolta totale nat-cat. La ripartizione tra "peril", ossia tra le varie forme di "pericolo", vede la grandine dominare con il 67,8% dei premi (in crescita del 18% sul 2023), seguita da tempesta (19,6%) e inondazione (11%). A parte, il rischio terremoto ha raccolto 396 milioni di euro, in aumento del 2,9%.
Secondo Ivass, la raccolta resta fortemente concentrata: oltre il 67% dei premi nat-cat è riconducibile a otto grandi imprese danni o multiramo, e cinque gruppi assicurativi coprono il 71,4% del mercato (in flessione rispetto al 74,6% di fine 2023).
Il dato forse più significativo riguarda la redditività tecnica. Dopo il 2023, anno in cui gli eventi climatici estremi (l'alluvione di Milano di luglio, in particolare) avevano generato oltre 7 miliardi di euro di sinistri e un combined ratio esploso al 351,7%, il 2024 segna un netto ritorno alla normalità: i sinistri pagati e riservati sui rischi climatici sono scesi a 1,96 miliardi (-72% sul 2023) e il combined ratio (cioè l'indicatore utilizzato nel settore assicurativo per misurare la redditività e l'efficienza operativa delle attività di assunzione dei rischi di una compagnia di assicurazioni) si è attestato al 105,2%, appena sopra la soglia di pareggio tecnico.
Il miglioramento non è però omogeneo tra i player: la redditività resta inversamente correlata alla dimensione d'impresa, con un combined ratio che sale al 132,6% per le compagnie minori, contro il 112,3% delle medio-grandi e il 101,1% delle grandi. Anche a livello di singolo peril, cioè di singolo pericolo, la dispersione resta ampia: nel 2024 il terzo quartile del combined ratio per il rischio grandine supera ancora il 128%.
Sul fronte della riassicurazione, il ricorso alle cessioni si è ridotto in modo significativo nel 2024 rispetto al 2023, pur restando superiore alla media dell'intero comparto danni, segno che le compagnie continuano a percepire il rischio climatico come una componente da trasferire più intensamente rispetto agli altri rami.
Le coperture restano polarizzate geograficamente: oltre il 66% delle somme assicurate su immobili commerciali e il 72% di quelle su immobili residenziali si concentrano nelle aree Nord Ovest e Nord Est del Paese, lasciando Centro e soprattutto Sud e Isole strutturalmente sotto-assicurati.
Questa edizione del Rapporto, basata su dati 2024, non registra ancora gli effetti della nuova assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali per le imprese, la cui entrata in vigore è stata scaglionata tra il 2025 e il 2026.
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