Giornata Suinicoltura: focus sulla Psa
All'evento del prossimo 14 ottobre, il punto sulle possibili direttrici di diffusione del virus
Il virus continua a muoversi. La domanda è dove. È uno degli interrogativi con cui la suinicoltura italiana continua a confrontarsi, mentre sorveglianza e biosicurezza restano strumenti fondamentali per contenere la circolazione della Peste Suina Africana (Psa).
Sarà proprio questo uno dei temi al centro della Giornata della Suinicoltura, organizzata da Expo Consulting srl e giunta alla sua nona edizione, in programma il 14 ottobre 2026 alla Camera di Commercio di Verona, a partire dalle ore 9. Un appuntamento che tra gli altri argomenti farà il punto sull’evoluzione epidemiologica della malattia mettendo in relazione dati, esperienza sul campo e strategie di prevenzione e contenimento.
L’ultimo segnale arriva dal Lazio. A Riano, nel territorio metropolitano di Roma, attualmente sono quattro le carcasse di cinghiale risultate positive alla Psa. Il primo ritrovamento e la relativa conferma risalgono al 27 agosto scorso; gli altri tre casi sono stati individuati nei giorni successivi, grazie all’intensificazione della ricerca attiva delle carcasse. Sono in corso le indagini epidemiologiche e genetiche per chiarire l’origine dell’infezione e stabilire se si tratti di una nuova introduzione del virus o della riemersione di una circolazione già presente nel territorio.
“Purtroppo queste positività non sono molto lontane dal vecchio cluster che eravamo riusciti a chiudere e dove da due anni non si verificavano rinvenimenti di carcasse di cinghiale positive alla Psa", spiega Francesco Feliziani, responsabile del Centro di referenza per le pesti suine presso l’Izsum di Perugia. "Dalle analisi genetiche in corso vogliamo verificare se si tratta di un nuovo ingresso o di qualcosa che era già presente all’interno di questo territorio”.
Nel frattempo, la Regione Lazio ha rafforzato le misure di sorveglianza e contenimento, istituendo una zona infetta che interessa 22 Comuni e due Municipi di Roma, con particolare attenzione agli allevamenti suinicoli più esposti al contatto con la fauna selvatica.
Un quadro che riporta l’attenzione anche sulla Toscana, dove il virus della Psa circola nel cinghiale dal 2024 e nel 2026 ha raggiunto anche gli allevamenti. I dati aggiornati al 6 settembre scorso indicano 831 casi cumulativi nel selvatico: 434 nella provincia di Lucca, 368 in quella di Massa-Carrara e 29 nel Pistoiese. Sul fronte dei suini domestici, i focolai registrati sono due, uno in provincia di Lucca e uno nel Pistoiese; quest’ultimo ha interessato un allevamento di Cinta Senese.
Una situazione che rende particolarmente delicato il rapporto tra fauna selvatica e allevamenti, soprattutto nei sistemi all’aperto, dove la maggiore esposizione all’ambiente esterno rende ancora più impegnativa la gestione della biosicurezza.
“Le criticità sono sempre quelle legate alla biosicurezza, che in un allevamento all’aperto è decisamente più complicata da gestire rispetto a un allevamento ad elevata densità", sottolinea Feliziani. "In Toscana il programma della biosicurezza prevede un impegno rinforzato”.
Ed è proprio la possibile circolazione lungo l’Appennino a rappresentare uno degli interrogativi da approfondire. “Il nostro impegno è rivolto anche a capire dove il virus della Psa si sposta lungo la dorsale appenninica", conclude il responsabile del Cerep, "perché conoscere le possibili traiettorie significa anche poter indirizzare meglio gli interventi e le risorse disponibili”.
Alla Giornata della Suinicoltura, dati epidemiologici ed esperienza sul campo contribuiranno a delineare l’evoluzione della malattia, le possibili direttrici di diffusione e le strategie più efficaci per contrastarla. Perché di fronte a un virus che continua a muoversi, la sfida non è soltanto sapere dove si trova, ma capire dove potrebbe andare, anticipandolo.
EFA News - European Food Agency