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CLARA MOSCHINI

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Carni brasiliane: Italia fortemente impattata dal blocco

Marchesin (OI Intercarneitalia): "Bene stop UE, attenzione anche ad Argentina"

L'Italia è - notoriamente e storicamente - un Paese importatore di carne bovina. Al netto del programma di incentivo da 300 milioni di euro al miglioramento dell'autosufficienza in questo campo, varato lo scorso anno dal ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (leggi notizia EFA News), per il quale è ancora presto per monitorare gli effetti, le statistiche parlano chiaro.

I recenti dati di Assocarni, la federazione di Confindustria che riunisce i principali trasformatori di carne bovina, nei quindici mesi compresi tra gennaio 2025 e marzo 2026, la carne fresca o refrigerata importata dai Paesi dell'Unione Europea ammonta a 367.504,363 tonnellate. Il Paese da cui l'Italia importa di più è la Slovenia (41,48%), seguita da Polonia (23,67%), Romania (16,85%), Portogallo (16,72%), Paesi Bassi (14,43%), Francia (18%), Spagna (13%), Germania (13%), Irlanda (7%), Danimarca (4%), Belgio (3%), Austria (2%), Slovacchia (1,32%), Lituania (1%), Croazia (1%), Svezia (0,5%).

In tema di carne bovina congelata, con riferimento agli stessi quindici mesi, i dati di Assocarni riferiscono di in totale di 29.501,295 tonnellate importate dal resto dell'UE, con Polonia (28%), Germania (28%) e Paesi Bassi (13%) a fare la parte del leone.

Quanto alla carne bovina fresca e refrigerata importata dal resto del mondo, si riscontrano 19.260,319 tonnellate, in prevalenza da Argentina (29%), Uruguay (24%), Stati Uniti (18%), Regno Unito (12%) e Australia (8%). Più distaccato il Brasile (6%), nell'occhio del ciclone in queste settimane per il blocco imposto dall'UE per ragioni sanitarie.

Stando, infine, ai dati relativi alla carne bovina congelata importata da Paesi extra-UE, il quantitativo ammonta a 63.703,47 tonnellate. In questo campo, al contrario, è il Brasile il dominatore assoluto, con una quota del 75%. Staccatissimi Uruguay (13%), Argentina (4%), Botswana (4%) e Paraguay (4%).

A fronte di un impatto così clamoroso, che ovviamente avrà una forte ripercussione sui prezzi della materia prima che dobbiamo importare, gli allevatori italiani di carne bovina applaudono allo stop dell'UE. Tra questi, OI Intercarneitalia che saluta la "misura, a lungo attesa e costantemente sollecitata dai rappresentanti della filiera zootecnica continentale e nazionale" come non soltanto "un doveroso atto di salvaguardia sanitaria" ma anche "un ripristino di giustizia, equità e coerenza per l'intero mercato agroalimentare europeo".

"Da anni, infatti", si legge nella nota di OI Intercarneitalia, "le nostre aziende denunciano una situazione di asimmetria inaccettabile: mentre agli allevatori italiani ed europei vengono richiesti, giustamente, sforzi colossali ed enormi investimenti economici per garantire i massimi livelli di sicurezza, di benessere animale e di sostenibilità ambientale, le frontiere comunitarie sono rimaste colpevolmente permeabili a prodotti provenienti da Paesi terzi che non offrono – e storicamente non hanno mai offerto – le medesime e rigorose garanzie".

Una posizione rafforzata e confermata dal direttore della stessa OI Intercarneitalia Giuliano Marchesin, che, raggiunto da EFA News, rivendica e rilancia il principio del "giocare ad armi pari", dal momento in cui le regole europee sono "sempre più stringenti, quindi non vediamo il motivo per cui noi dobbiamo rispettare dei parametri importanti", in un quadro in cui "la sicurezza alimentare c'è in Italia non ha riscontri nel resto del mondo".

"Noi da sempre ripetiamo che la carne che arriva da oltreoceano non è controllata" e su questo "il consumatore deve essere informato. Tra l'altro, recentemente, ho scoperto che anche in Argentina su un campione di 27 feedlot di carne, la totalità è stato trovato pieno di monensina, l'antimicrobico con la maggiore diffusione e il più ampio intervallo di concentrazione. Quando mette la bistecca sul piatto, il consumatore deve sapere cosa mangia e che possono capitargli antimicrobici, quando noi in Italia abbiamo gli schemi che regolano l'utilizzo del farmaco: tutto ciò diventa un problema, nella misura in cui, in Italia importiamo il 62% della carne bovina", conclude Marchesin.

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EFA News - European Food Agency
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