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CLARA MOSCHINI

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Retail: consumi ancora in flessione

Tra le Regioni, la performance migliore è della Puglia, seguita da Valle d'Aosta e Campania

Le stime semestrali del Retailer Barometer Confimprese-Jakala confermano un quadro ancora debole per il commercio. Le previsioni per l’ultimo trimestre del 2026 sono state leggermente riviste al rialzo rispetto a quelle formulate a inizio anno, passando da una crescita del +0,4% a un +0,7% a parità di rete. Il dato emerge dall’analisi sulla base associativa di Confimprese, che rappresenta 500 brand, oltre 100mila punti vendita e 1,2 milioni di addetti.

Nonostante il lieve miglioramento delle attese per la chiusura dell’anno, l’andamento dei consumi resta debole. I primi otto mesi del 2026 (gennaio-agosto 2026) chiudono con una flessione dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre il solo mese di agosto registra una contrazione del -2,3% a valore rispetto ad agosto dello scorso anno. Si delinea uno scenario di fatturato complessivamente in lieve calo rispetto al 2025, trasversale a tutti i principali comparti. A pesare è soprattutto la riduzione dello scontrino medio (-0,4%), fenomeno particolarmente evidente nel settore abbigliamento-accessori, dove la diminuzione della spesa per singolo acquisto non è stata compensata dall’aumento del numero di transazioni. Andamento speculare anche per la ristorazione.

"Finché l’incertezza resterà il principale driver delle scelte di acquisto, vedremo un mercato che galleggia ma che fatica a esprimere tutto il suo potenziale", commenta Mario Resca, presidente Confimprese. "Tuttavia, nonostante il quadro, emergono driver settoriali e aziende con performance positive. I piani di sviluppo della nostra base associativa confermano una rete in espansione che guarda oltre alla congiuntura. L’86% delle aziende conferma le aperture stimate a inizio anno, solo il 14% le ridurrà". 

I piani di sviluppo, infatti, si confermano una leva strategica di lungo periodo: la maggioranza continua a investire per rafforzare la presenza sul mercato. Le aziende pianificano le aperture con uno sguardo che va dai 3 ai 5 anni. Questo spiega la differenza tra l’andamento altalenante dei consumi e le previsioni delle aperture sia in Italia sia all’estero. Può accadere che oggi i consumi siano deboli, ma che le imprese ritengano che il mercato italiano rimanga interessante nel medio periodo.

Quanto ai settori merceologici, le stime confermano una diversa capacità di tenuta dei comparti. Da un lato, altro retail beneficia di consumi considerati più necessari e stima la crescita più elevata a +2,5%, dall’altro continua invece la fase di debolezza della ristorazione, attesa in calo del -1,4%, un dato che segnala come i consumatori restino particolarmente attenti alle spese fuori casa in un contesto ancora caratterizzato da incertezza economica e geopolitica.

Abbigliamento-accessori si colloca in una posizione intermedia a +1,5%, mostrando segnali di recupero ma senza raggiungere i livelli di crescita previsti a inizio anno, a conferma di una domanda che resta prudente e che riflette la persistente cautela delle famiglie nelle spese discrezionali.

Tra i diversi canali di vendita, i dati del mese di agosto 2026 vs agosto 2025 indicano una crescita, seppur contenuta, soltanto per i centri commerciali, attesi in aumento dello 0,7%. Segno negativo, invece, per le high street (-1,3%) e per i negozi di prossimità (-1,2%). 

I trend regionali dei consumi mostrano nel 2026 un’Italia a due velocità. Le performance migliori si concentrano soprattutto nel Mezzogiorno, con la Puglia che guida la classifica con una crescita del 3,1%, seguita dalla Valle d'Aosta (+1,8%) e dalla Campania (+1,5%). Segnali positivi arrivano anche da Sicilia (+0,7%), Liguria e Umbria (entrambe a +0,1%).

Di contro, la maggior parte delle regioni registra una contrazione dei consumi. Tra i cali più contenuti figurano Piemonte e Marche (-0,1%), mentre Veneto (-0,7%) e Lazio (-0,9%) si avvicinano alla soglia dell’1%. Nella fascia più debole rientrano alcune delle principali aree economiche del Paese, a partire da Lombardia (-1,0%) ed Emilia-Romagna (-1,0%), insieme alla Toscana (-1,1%). Le flessioni più marcate si osservano invece in Molise (-4,0%) e Trentino-Alto Adige (-3,5%), seguite da Calabria (-2,2%) e Basilicata (-2,0%). Nel complesso, il quadro evidenzia una tenuta maggiore di alcune regioni del Sud (+0,8%) mentre diverse aree del Centro-Nord mostrano una dinamica dei consumi più debole rispetto alla media.

Colpisce soprattutto il risultato della Puglia, che si afferma come la regione più dinamica per crescita dei consumi, mentre Lombardia e Lazio, che insieme rappresentano oltre un quarto della popolazione italiana, evidenziano una contrazione della spesa. Un segnale che conferma come la ripresa dei consumi proceda in modo disomogeneo sul territorio nazionale, con differenze sempre più marcate tra le diverse aree del Paese.

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