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CLARA MOSCHINI

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La "resistenza" dei Vignaioli indipendenti

indagine Nomisma Wine Monitor e FIVI conferma valore economico, sociale e culturale del modello produttivo

I Vignaioli Indipendenti vogliono essere sempre più protagonisti nella costruzione del valore del vino italiano. A trainare la crescita sono soprattutto la relazione diretta con il consumatore, la vendita in cantina e l’enoturismo, insieme al crescente riconoscimento, anche nel canale Horeca, dei valori di autenticità, qualità e identità territoriale. Leve che consentono alle aziende aderenti a FIVI di rafforzare la propria sostenibilità economica, valorizzando al tempo stesso i territori, le identità produttive e la biodiversità. 

È quanto emerso dall’indagine “Vignaioli al centro: il motore di vendita diretta ed enoturismo e la sfida del valore nella ristorazione", realizzata da Nomisma Wine Monitor in collaborazione con FIVI. Il report, presentato stamattina a Roma, presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio nel corso dell’iniziativa “Vino & Futuro. I Vignaioli Indipendenti tra identità e nuovi scenari” fotografa un modello vitivinicolo ben preciso: le aziende aderenti a FIVI sono a conduzione familiare, coltivano mediamente quasi 11 ettari di vigneto collocato per l’85% in zona di collina e montagna: custodi, dunque, delle aree più fragili e impervie del paese. Producono per l’85% vini a denominazione e per il 78% utilizzano varietà autoctone. Investono continuamente nel territorio e per il territorio, con l’obiettivo di creare valore attraverso autenticità, qualità e valorizzazione del patrimonio del nostro paese.  

La giornata ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra produttori, mondo della ricerca, istituzioni e operatori economici sui principali temi che delineeranno il futuro del vino italiano. Il programma si è articolato in tre sessioni: “Dal vigneto Italia al mercato globale”, dedicata all’analisi dei dati e alle nuove geografie del vino; “Cantine e territori accoglienti”, incentrata sull’enoturismo come leva di sviluppo territoriale; e “Il vino fuori casa”, volta ad approfondire le sinergie tra vignaioli, enoteche e ristorazione. 

Dopo i saluti istituzionali di Francesco Lollobrigida (ministro dell’Agricoltura) si sono alternati nei vari momenti, tra gli altri, Rita Babini (presidente Fivi), Denis Pantini (Responsabile Agrifood e Wine Monitor - Nomisma), Giuliano Rossi (presidente Vinarius- Associazione Enoteche Italiane) e Rosario Di Lorenzo (presidente Accademia Italiana della Vite e del Vino). 

“Fare vino artigianale - spiega Rita Babini, vignaiola e presidente FIVI - non è un esercizio nostalgico, poetico o improvvisato. Il vino non nasce per magia: nasce per il merito, la fatica e la visione di chi lavora e fa impresa nei vigneti e in cantina. E artigianale non significa amatoriale: significa responsabilità imprenditoriale. Significa investire continuamente nel territorio, significa piantare una vite di cui vedrai i frutti solo dopo diversi anni".

“Oggi - aggiunge Babini - dobbiamo prendere atto che siamo in un’epoca di cambiamenti geopolitici, economici ed ecologici senza precedenti: questi cambiamenti impongono una lettura strategica, perché non possiamo fuggire da questa trasformazione, o pretendere di curarla con formule obsolete. E noi Vignaioli dobbiamo essere protagonisti di una nuova consapevolezza. Perché c’è un confine sottile ma decisivo oltre il quale il vino smette di essere un prodotto della terra e diventa una merce indistinta, un’entità senza anima. E quel confine lo tracciano la presenza e il presidio quotidiano dei Vignaioli sul territorio. Senza questo presidio, perdiamo la natura fondamentale del nostro lavoro e la parte più autentica della nostra storia. Dietro le nostre bottiglie non c’è una catena di montaggio, ma un ecosistema agricolo vivo, autentico e trasparente”. 

Nel corso della seconda parte, Denis Pantini, responsabile Agrifood e Wine Monitor - Nomisma ha evidenziato come dall’indagine emerga chiaro che il modello dei Vignaioli Indipendenti ha nella relazione diretta con il consumatore uno dei suoi principali fattori di competitività e distintività. "Oltre nove aziende su dieci associate a FIVI - dice Pantini - praticano la vendita diretta in cantina, un canale che genera mediamente circa il 20% del fatturato aziendale e che negli ultimi tre anni è cresciuto per quasi un produttore su due. Parallelamente, l'enoturismo si conferma una leva sempre più importante: contribuisce in media per il 14% dei ricavi delle aziende che lo praticano e il 56% dei vignaioli dichiara un aumento del fatturato legato a questa attività negli ultimi 2-3 anni. Anche il canale Horeca continua a svolgere un ruolo centrale, rappresentando mediamente il 47% del fatturato delle aziende che vi operano”.  

Il terzo momento della giornata è stato dedicato al report della parte dell’indagine dedicata agli operatori della ristorazione e delle enoteche, presentato da Ilaria Cisbani, Project Manager Nomisma Wine Monitor, che ha avuto l'obiettivo di mostrare come il mercato percepisca oggi il ruolo e l'identità dei Vignaioli Indipendenti. “Negli ultimi 2-3 anni - sottolinea Cisbani - il saldo tra gli operatori che segnalano un aumento e quelli che indicano una diminuzione delle vendite di vino è negativo per oltre 20 punti percentuali, mentre i vini dei Vignaioli Indipendenti registrano una sostanziale tenuta, con una flessione di appena l’1% e vengono percepiti dagli operatori come espressione di autenticità, qualità e forte legame con il territorio: il 91% ritiene infatti che rispecchino concretamente i valori dichiarati e l'84% li considera chiaramente distinti rispetto alle produzioni industriali. Si tratta di evidenze che confermano la crescente rilevanza economica e culturale di un modello produttivo fondato sull'identità, sulla prossimità e sulla capacità di generare valore per i territori”. 

Infine, Giorgio Del Grosso, responsabile Dipartimento Statistica e Trasformazione Digitale OIV, ha tracciato un quadro degli attuali scenari del comparto vitivinicolo internazionale, evidenziando come il mercato continui ad attraversare una fase complessa ma con alcuni segnali di resilienza per i Vignaioli Indipendenti: “Lo scenario internazionale del vino - dice Del Grosso - resta complesso, tra consumi in calo, produzioni contenute e tensioni commerciali. Anche per il 2026 si prevede una produzione mondiale compresa tra 220 e 225 milioni di ettolitri, in linea con i livelli registrati negli ultimi anni, mentre la domanda continua a rallentare sui principali mercati, seppur con intensità differenti. A pesare sul commercio internazionale restano inoltre i dazi statunitensi. In questo contesto, i vignaioli indipendenti di FIVI dimostrano una capacità di resilienza superiore rispetto ad altri modelli produttivi, confermando la solidità di un approccio fondato su qualità, identità e forte radicamento territoriale”.

red - 63789

EFA News - European Food Agency
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