It does not receive public funding
Editor in chief:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Consumi resilienti, ma ancora per quanto?

Riflessioni alla 35ª edizione degli Incontri IDM-GDO, il summit promosso da Centromarca

Nello stato costante di permacrisi che dura ormai da 5 anni la filiera ha calmierato i prezzi, assorbendo i rincari, ma le conseguenze di Hormuz finiranno sui consumatori. 

Il largo consumo in Italia è resiliente, ma si regge su un equilibrio che sta perdendo le sue basi di sostegno. Nei primi nove mesi del 2026, nonostante le incertezze che caratterizzano lo scenario economico e geopolitico internazionale, cresce del 2,5% a valore e del 2,2% a volume a fronte di una dinamica dei prezzi stabile. È a partire da questo dato che si sono sviluppati gli interventi e le riflessioni alla 35ª edizione degli Incontri IDM-GDO, l'annuale summit promosso da Centromarca che ha riunito oltre 700 top manager dell'Industria di marca e della grande distribuzione organizzata.

Se il carrello della spesa degli italiani continua a essere riempito è grazie allo sforzo di contenimento dell’inflazione compiuto, in questi anni, da industria e distributori. Lo ha ribadito con fermezza Francesco Mutti, presidente di Centromarca aprendo i lavori: “In una fase in cui i rincari energetici e le tensioni geopolitiche rischiano di riaccendere le dinamiche inflattive, è importante evitare che alla nostra filiera vengano attribuite responsabilità semplicistiche per l’aumento del carrello della spesa”. Grazie a questa azione nei primi otto mesi dell'anno, l'inflazione media del largo consumo si è fermata al  +1,8%.

A descrivere lo scenario macroeconomico è stata Alessandra Lanza (Prometeia): “i consumi sono cresciuti nonostante la permacrisi; una circostanza anomala motivata dal supporto all’economia derivato dagli investimenti pubblici con i fondi del PNRR   e dalle due rivoluzioni in corso: quella tecnologica dell’intelligenza artificiale e quella green”. Seppure il transito del petrolio da Hormuz sia ripreso quasi come prima della chiusura, lo shock fa sentire ancora i suoi effetti sul costo della materia prima, con ricadute anche sul gas alla base del 40% dei consumi energetici italiani. Inaspettatamente ha tenuto anche l’export, nonostante i dazi Usa poiché le imprese esportano dei marchi e i prodotti hanno un posizionamento medio-alto, quindi sono meno soggetti alle contrazioni della domanda. Grazie a tutto ciò, ancora per quest’anno, il Pil italiano dovrebbe attestarsi intorno all’1%, ma già dal 2027 è attesa una frenata (+0,6%). I primi scricchiolii si cominciano già a sentire: la fiducia delle famiglie inizia a vacillare sotto il peso dei rincari energetici e di salari che non sono cresciuti tanto quanto l’inflazione media nazionale. Il margine di contenimento della filiera è finito e quindi la previsione per il prossimo futuro è un incremento dei prezzi dei beni di consumo basilari che andrà a penalizzare prima di tutto le famiglie meno abbienti. 

1 - segue

jpi - 63793

EFA News - European Food Agency
Related
Similar