It does not receive public funding
Editor in chief:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube

Presentazione flop della dieta universale a Ginevra

L'iniziativa di Eat Lancet è stata fortemente criticata dalla Farnesina

Hanno scelto la prestigiosa sede dell'Onu a Ginevra per un lancio in pompa magna della dieta universale proposta dalla Commissione Eat Lancet, ma l'iniziativa ha sollevato numerose perplessità, e la presentazione tenuta ieri nel Palazzo delle Nazioni ha ricevuto scarso interesse da parte dei diplomatici. Merito probabilmente anche dalla pesante reazione dell'Italia, che ha protestato con un comunicato ufficiale della nostra rappresentanza diplomatica a Ginevra. E che ancora ieri mattina ha twittato: #EATLancet is a private initiative funded by #private institutions. Why are high-ranking officers from @WHO and @FAO members of the Commission?

L’iniziativa Eat si qualifica come una “startup no-profit” dedicata alla trasformazione del sistema alimentare mondiale attraverso “science, impatient disruption and novel partnership”. Il rapporto auspica la transizione verso un nuovo sistema globalizzato di produzione e consumo del cibo, attraverso un controllo centralizzato delle nostre scelte alimentari. Nel reintrodurre e rafforzare la distinzione controversa e non scientifica tra cibi “salubri e dannosi”, la Commissione Eat-Lancet descrive gli elementi caratterizzanti di una “dieta sana universale di riferimento”, basata su un incremento a livello mondiale della produzione e del consumo dei cibi ritenuti “salubri” (frutta, verdura, cereali integrali, legumi e frutta secca) ed una drastica riduzione, o totale eliminazione, del consumo dei cibi ritenuti dannosi (in particolare di carne rossa, di cui viene consigliato un consumo medio giornaliero di appena 14 grammi, ma anche di carne bianca, di zuccheri e cereali raffinati).

La presentazione, sponsorizzata dal governo norvegese e trasmessa in diretta streaming sul sito ufficiale dell'Onu, è stata sotto tono, davanti a una sala desolantemente semivuota (vedi foto).

Olav Kjørven e Brent Loken, rispettivamente Chief Strategic Officer e Director of Science di Eat Lancet, hanno replicato, in apertura dell’evento, alle numerose critiche ricevute dal rapporto sin dalla sua pubblicazione: in particolare, hanno affermato che l’iniziativa Eat non è finanziata da soggetti imprenditoriali ed imprese multinazionali, ma ha ricevuto fondi unicamente dal Wellcome Trust. Ciò nonostante, sono in essere parteneriati strategici tra Eat ed altre iniziative (come FReSH), che raccolgono alcune tra le più grandi multinazionali del settore farmaceutico, chimico, alimentare e bio-tecnologico. Quanto alle critiche relative al basso livello di evidenza scientifiche a giustificazione delle raccomandazioni dietologiche della Commissione, i panelists si sono limitati a rispondere sostenendo che il rapporto Eat Lancet si configura come il primo e più autorevole “peer review scientific assessment of planetary food”.

Gli autori della proposta hanno risposto alle critiche anche sostenendo, per esempio, che le indicazioni sulla quantità dei vari tipi di cibo suggerite sono indicative. “Noi dovevamo mettere un numero per creare un modello”, ma poi ognuno se lo modifica in sostanza come vuole.

Francesco Branca, Direttore del Dipartimento dell’OMS della Nutrizione per la Salute e lo Sviluppo, che ha partecipato alla stesura della dieta, ha detto "che con il settore privato il dialogo è importante, ma alla fine è il pubblico che deve tenere in mano i fili".

Infine, i relatori della Eat Lancet Commission hanno negato di voler sopprimere la libertà di scelta del consumatore, malgrado, come ha fatto notare un intervento di Matteo Evangelista, primo segretario della missione italiana,  sia scritto chiaro e tondo nella tabella 6 del report.

agu - 7118

© EFA News - European Food Agency Srl