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CLARA MOSCHINI

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Il coronavirus compromette anche l'export di formaggi italiani

Le dichiarazioni di Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte

Nel 2019 le vendite di formaggi e latte italiani in Cina hanno raggiunto i 25 milioni di euro: il doppio rispetto al 2015 e oltre 10 volte di più che nel 2010. Un mercato che rischia di essere paralizzato dal coronavirus

L’epidemia del coronavirus non accenna a fermarsi. E, se proseguirà su questi ritmi, a lungo andare l’allarme rischia di spostarsi dal piano sanitario a quello economico, considerato il ruolo di primo piano che la Cina riveste a livello mondiale. L’allarme coinvolge anche il food&beverage italiano, per cui l’export è vitale. Oltre a rappresentare il 17% del Pil mondiale, la Cina è anche il primo importatore di prodotti alimentari provenienti da tutto il mondo, Italia compresa. Solo nel 2019 l’import alimentare è aumentato del 12% rispetto ai 12 mesi precedenti.

La logistica cinese è paralizzata: in alcune aree del Paese la circolazione è stata limitata e diversi scali marittimi stanno rallentando le attività di carico e scarico. Già da qualche giorno il Consiglio per la promozione del commercio internazionale della Repubblica Popolare Cinese sta emettendo specifici certificati che permettono alle aziende cinesi di giustificare l’eventuale inadempienza dei tempi previsti nei contratti.

“Con ogni probabilità gli strascichi che questo virus si lascerà alle spalle interesseranno anche il settore lattiero-caseario, per cui la Cina ha rappresentato finora un mercato dalle grandi potenzialità – sottolinea Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte –. I consumatori cinesi si stanno interessando sempre di più ai nostri prodotti e negli ultimi anni l’export caseario italiano in Cina è cresciuto in modo esponenziale”. Secondo le elaborazioni di Assolatte, nel 2019 le vendite di formaggi e latte italiani in Cina hanno raggiunto i 25 milioni di euro: il doppio rispetto al 2015 e oltre 10 volte di più che nel 2010. Tra 2010 e 2019 il tasso di crescita medio annuo è stato del 38,7%. Dall’Italia partono per la Cina soprattutto formaggi freschi (circa il 70% dell’export totale), mentre i formaggi Dop sono stati oggetto di un importante e strategico accordo commerciale, sottoscritto nel novembre 2019e.

“Al momento è molto difficile valutare l’impatto dell’epidemia sull’interscambio con la Cina – prosegue Ambrosi – ma è probabile che l’emergenza rallenterà la crescita del mercato a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, compromettendo i risultati di cui oggi andiamo orgogliosi e vanificando gli investimenti milionari realizzati dalle nostre imprese nel corso degli anni”. Uno scenario che fa presagire un 2020 molto difficile, su cui incideranno anche i dazi imposti dall’amministrazione Trump e l’avvio della Brexit, mentre prosegue l’embargo in Russia.

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