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Pernigotti. Di Maio: con Conte convocheremo a colloquio Toksöz

Stamattina il tavolo di crisi al Mise; presidio di lavoratori sotto al palazzo

“Ringraziamo il vicepremier Di Maio per aver accolto le nostre proposte prevedendo di legare con una norma i marchi alimentari del Made in Italy ai territori e tutelando, al tempo stesso, i lavoratori il cui destino non può essere disgiunto da quello del marchio. Apprezziamo, inoltre, la disponibilità mostrata al tavolo a trovare una soluzione concreta per salvare i lavoratori della Pernigotti”. E' quanto ha dichiarato Pietro Pellegrini, segretario nazionale di Uila in merito alle trattative per la crisi di Pernigotti, a conclusione del tavolo istituzionale tenutosi stamattina al Mise tra sindacati (tra cui Flai-Cgi, Fai-Cisl e Uila) e rappresentanti dell’azienda di Novi Ligure, presieduto da Luigi Di Maio.

“Se l’azienda deciderà di andare via dall’Italia ce ne faremo una ragione” ha detto Pellegrini nel suo intervento. “Ma non permetteremo che a pagare siano i lavoratori. Abbiamo bisogno di più tempo necessario per trovare un acquirente italiano disposto a comprare l’azienda insieme al marchio. Per questo abbiamo ribadito la necessità che venga concessa la cassa integrazione per riorganizzazione per 24 mesi e nel frattempo si attivi un percorso per consentire al marchio Pernigotti, famoso in tutto il mondo, di rimanere a Novi Ligure”.

La posizione della proprietà ovvero Toksöz  era infatti apparsa chiara fin da subito,  ribadita più volte attraverso i propri consulenti: lo storico stabilimento di Novi chiuderà i battenti e la produzione sarà trasferita in conto terzi. Nulla dunque sembra cambiato per gli oltre 200 dipendenti Pernigotti (più gli stagionali e interinali), per 100 dei quali il destino certo è la cassa integrazione. Uno spiraglio però potrebbe giungere dalla dichiarazione fatta stamattina dal vicepremier incontrando i lavoratori dell'azienda di Novi Ligure: "Entro la fine dell'anno faremo la proposta di legge che lega per sempre i marchi ai loro territori, non è accettabile tenere il marchio e chiudere la produzione. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte convocherà la proprietà turca della Pernigotti per aprire un tavolo alla presidenza del Consiglio".

E mentre al Mise si discuteva, sotto al palazzo una delegazione di una cinquantina di lavori gridando slogan ed esponendo cartelli  distribuiva gianduiotti: "Se Novi chiude, non saranno più così buoni".  Spostare altrove la produzione, anche affidandola a cooperative italiane, tenendosi il brand Pernigotti risalente al 1860 come vorrebbe fare  Toksöz sarebbe un precedente pericolosissimo di delocalizzazione tutta italiana, ha sottolineato il segretario generale della Flai, Ivana Galli.  "Una situazione paradossale. L'azienda non è in crisi ma così non si può fare neppure un piano industriale". 

"La strada da battere -ha affermato Stefano Mantegazza, segretario generale di Uila- è una norma che leghi i prodotti made in Italy ai luoghi di produzione. Si configura diversamente una truffa ai consumatori che leggono su un prodotto il nome Pernigotti e comprerebbero dei cioccolatini fatti altrove, con minori costi". L'appello che rivolgiamo al Governo, ha invece dichiarato Onofrio Rota di Fai-Cisl, è di intervenire a sostegno del made in Italy.


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