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As Do Mar, la leva della sostenibilità

Intervista con Giovanni Battista Valsecchi, DG di Generale Conserve

Ha da poco pubblicato il bilancio di sostenibilità 2019 ma pensa soprattutto a come affrontare l'ultima parte di quest'anno travagliato. As do mar, marchio di punta di Generale Conserve, ha chiuso il 2019 con un fatturato a circa 85 milioni di euro, il 58,6% del giro d'affari a 145 milioni di euro di euro di Generali Conserve. Il marchio di punta del gruppo ha incrementato i ricavi dell'1,6% rispetto al 2018 a fronte di una riduzione del fatturato del private label, che comunque copre il 39,7% del giro d'affari del gruppo. Il 2019 è stato l’anno che ha segnato il raggiungimento di un importante obiettivo in termini commerciali: l’accreditamento per la vendita dei prodotti negli Stati Uniti, Brasile, Australia. Ma è stato anche un anno di consolidamento, scrive l'azienda nel bilancio di sostenibilità, in cui è stato possibile focalizzare “l’attività di business che, dal 2018, è totalmente vocata al mercato delle conserve ittiche” e orientata sempre più “alla valorizzazione dei prodotti As do mar e del segmento premium”.

Tre sono i cardini sui quali punta la sostenibilità del gruppo secondo quanto spiega a EFA News Giovanni Battista Valsecchi, direttore generale di Generale Conserve. “L'ambiente, prima di tutto, con la produzione di alimenti da una materia prima che venga raccolta tenendo conto della sostenibilità dell'ambiente stesso e della pesca. Secondo punto forte, la sostenibilità vera e propria, con un'attività che si autoalimenta. Poi l'aspetto sociale, ossia fare una pesca in Italia. Non è scontato, anche perché parliamo di innovare la produzione, unendo tecnologia e artigianalità senza delocalizzare”. 

Nata negli anni ’80 come società di distribuzione, Generale Conserve (con sede a Genova) nell’arco di qualche decennio è passata da essere una piccola realtà che nel 2001 fatturava 20 milioni di euro a una società di produzione e commercializzazione, che oggi conta 645 collaboratori, l'85% donne, il 15% uomini. Ed è una delle poche realtà che ha deciso di portare la produzione in Italia grazie all’acquisizione, nel 2008, di uno stabilimento di lavorazione del tonno ad Olbia che aveva cessato la produzione liquidando i dipendenti. Qui, nel 2019, ha lavorato 10.254 tonnellate di tonno a pinne gialle creando nuovi posti di lavoro in un’area depressa: gli acquisti dello stabilimento sono effettuati utilizzando aziende che operano in Italia (per l'87%) e in Sardegna (per il 25%), mentre solo il 13% arriva dall'estero. 

Nel 2006 Generale Conserve ha preso la gestione dello stabilimento di Vila do Conde, in Portogallo, dove produce sgombro, salmone e, dal 2016, anche il tonnetto striato utilizzando aziende della regione di Porto che forniscono anche materiali per il packaging, macchinari e servizi per trasporti e manutenzione impianti e contribuendo (per oltre 2,4 milioni di euro) allo sviluppo del territorio e alla valorizzazione delle eccellenze locali. L'anno scorso ha prodotto, tra l'altro, 78,6 milioni di scatolette di tonno, 8,9 milioni di vasetti di tonno, 8,9 e 2,5 milioni di scatolette e vasetti di sgombro, 5,3 milioni di scatolette di salmone. 

Adesso Valsecchi “sta studiando qualcosa per il 2021”, sempre in tema di diversificazione della proposta. “Continuiamo con le strategie innovative - anticipa il dg - Puntiamo sui prodotti della linea premium, quelli con l'etichetta rossa. Abbiamo appena lanciato un prodotto di alta qualità, il tonno in olio extravergine bio e continueremo su questa strada”. Accanto, la lotta allo spreco. “Nella linea commerciale produciamo confezioni del nostro tonno ma con minor contenuto d'olio”, spiega il manager. Acquisizioni in vista? “No - risponde Valsecchi - continua la proprietà totale della famiglia Valsecchi. Non cerchiamo partner commerciali”. 

Secondo Nielsen, oltre 4,3 milioni di famiglie usano i prodotti As do mar, assicurando all'azienda una quota del 6,2% nel mercato del tonno e, alla genovese Generale Conserve, il 15,8%.

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EFA News - European Food Agency
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