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CLARA MOSCHINI

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Covid: l’arma vincente dei vini italiani è la promozione

Esclusivo: parla Ferreri, presidente Coldiretti Sicilia e della Consulta nazionale vini

“La partita del futuro si gioca sulla qualità, sulla promozione e sulla comunicazione”. Francesco Ferreri, presidente di Coldiretti Sicilia e della Consulta nazionale vini nonché vitivinicoltore ragusano di lungo corso (fino al 2019 è stato cotitolare dell’azienda Valle dell’Acate con l’imprenditrice Gaetana Jacono) le idee le ha molto chiare. E nel commentare quanto emerso nel convegno “Covid, la sfida del vino made in Italy” organizzato nei giorni scorsi (Efanews 12/11/2020), fotografa con precisione un mondo tutto in divenire. “Bisogna essere concreti: i mercati internazionali vanno tenuti sotto controllo. E’ più di un anno che non viaggiamo con le nostre valige cariche di bottiglie: e abbiamo quindi una minore percezione del mercato, perché non lo vediamo giorno per giorno, come abbiamo fatto per anni regolarmente. Il convegno ha fornito spunti interessanti per le aziende, grazie alla partecipazione di relatori dall’estero (come, tra gli altri, Konstantin Pechtl, responsabile Acquisti Mack & Schühle AG/Weinwelt – Germania e Simone Incontro, Responsabile Veronafiere Asia). E’ emerso infatti come il mercato asiatico sia sempre più attento alla qualità, quello tedesco abbia in sostanza tenuto e come l’export negli Usa, nei primi 6 mesi del 2020, seppur in diminuzione rispetto agli altri anni, non sia andato poi così malissimo”.

Quali allora i grandi mutamenti? “Paradossalmente, specie negli Usa, si beve di più”, spiega ancora Ferreri, “ma con acquisti da canali differenti. Stanno cambiando le abitudini, come anche in Italia, e gli acquisti sul web hanno un trend di crescita del 120%. Questo dipende non solo da un nuovo modo di vendere il vino ma anche di comunicarlo. Ecco, per dare una mano alle aziende in questo periodo occorre fornire queste informazioni: starà poi al genio personale dell’imprenditore sapersi orientare di volta in volta. La Consulta nazionale vini di Coldiretti, con 14 produttori di tutta Italia, e le sue ramificazioni regionali, monitora di continuo i territori, permettendoci di interagire e fare scelte concrete anche in questo senso”. Ma quali i soggetti in maggiore sofferenza? Ferreri non ha dubbi: “I produttori di vino di media-alta qualità impegnati nel settore dell’Ho.re.ca. soffrono di più. Chi invece era impostato sui canali della grande distribuzione ovviamente oggi ha meno problemi. Da qui la necessità di mettere in campo tutte le misure che servano a superare questo momento”. 

Tra le tante già varate dal governo su pressing di Coldiretti la riduzione delle rese, la distillazione di crisi (e cioè la trasformazione in alcool del vino in eccedenza) con l’eliminazione dal mercato di 500mila hl di prodotto di scarsissima qualità, la defiscalizzazione dei contributi, il tutto “per evitare uno sbilanciamento eccessivo tra domanda e offerta”. Da segnalare anche l’ultimissimo Fondo per la ristorazione da 600 milioni di E, da erogare come bonus a tutti quegli imprenditori che dimostreranno, con debita documentazione, di aver acquistato prodotti italiani dopo il 14 agosto 2020. Vini ovviamente compresi. Ma non basta. Perché in questa epoca di pandemia l’essere conosciuti (e riconoscibili) diventa veramente strategico. “Il Covid impone una promozione senza precedenti del vero made in Italy, soprattutto all’estero”, chiarisce ancora Ferreri. “Nei momenti di crisi bisogna cercare di consolidare il proprio mercato e lavorare perché ci sia sempre reperibilità del prodotto e non perdere il posizionamento acquisito. E scongiurare il rischio che gli scaffali possano rimanere vuoti. La promozione serve proprio a questo, a non farci dimenticare: perché il consumatore finale, il nostro primo alleato, sappia che c’è il prodotto italiano. Anche perché a competere con noi, dai cileni ai californiani, c’è il mondo. In questo senso la recente nomina di una imprenditrice vitivinicola come Josè Rallo nel cda dell’Ice è un fatto fondamentale: promuovere il nostro vino all’estero significa promuovere il nostro paese in tutto e per tutto”. 

Altra leva importante per la promozione (pr, pubblicità e compagne informative) verso i Paesi Terzi, compreso il Regno Unito, i bandi OCM vino in scadenza in questi giorni, che quest’anno prevedono per le aziende un contributo del 60% a fondo perduto, il 10% in più degli anni scorsi. Alla cui adesione Coldiretti garantisce adeguato supporto. Un quadro di una situazione ovviamente complessa, del tutto inedita, che impone approcci diversi ai mercati. “Ma non penso sia necessariamente una tragedia”, continua Ferreri. “In passato nel nostro settore abbiamo avuto dei periodi terribili, così terribili che tutti noi pensavamo fosse finito il mito del vino italiano. E invece con grande pazienza abbiamo ricominciato, riuscendo a far crescere il nostro export in maniera esponenziale, favorendo anche il turismo. Se ci riprenderemo pure questa volta? Questo è un mantra che dobbiamo mantenere un po’ tutti e faremo ogni sforzo perché sia così. Occorre però evitare di perdere le tante aziende in difficoltà: con esse andrebbe via una parte del nostro patrimonio. E il nostro paese vanta una complessità di produzioni unica al mondo: solo i vitigni registrati sono 567. Bisogna quindi fare in modo che i fondi per l’emergenza Covid vadano proprio a loro”. 

A rendere più roseo il panorama, quanto meno quello siculo, l’eccezionale qualità in questa stagione 2020 delle uve di Grillo e Nero d’Avola, unitamente a quella degli altri vitigni dell’isola. “Abbiamo avuto una vendemmia un po’ scarsina, con un calo del raccolto di circa il 20%”, conclude Ferreri. “Ma dal punto di vista della qualità e un’ottima annata. Un po’ meno, certo, sotto il profilo della quantità: tutto sommato però, considerato periodo attuale, va bene così”.

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EFA News - European Food Agency
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