It does not receive public funding
Editor in chief:
CLARA MOSCHINI

Facebook Twitter Youtube Instagram LinkedIn

Josè Rallo, diplomazia economica per il rilancio del made in Italy

Escusivo: l’ad di Donnafugata parla del suo nuovo ruolo di consigliere nel cda dell’Ice

Entusiasmo sì, ma abbinato a spirito di servizio. A poco più di un mese dalla nomina nel cda dell’ICE - Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, Josè Rallo, imprenditrice siciliana del vino e ad – insieme al fratello Antonio - dell’azienda di famiglia Donnafugata, quinta generazione di una schiatta cresciuta tra i vigneti, racconta gli obiettivi del suo mandato. E lo fa con il tatto della neofita illuminata: che riposta l’esperienza di precedenti cariche pubbliche si mette a disposizione dell’istituto. 

“L’Ice è una macchina da guerra dalle grandissime potenzialità”, spiega Rallo, “con un presidente, Carlo Ferro, di competenza internazionale. L’uomo giusto nel posto giusto: al quale, ruolo di consigliere a parte, ho detto di essere disponibile per dare il mio contributo. Ed essere così inserita in gruppi di lavoro, dedicati per esempio alla pianificazione delle attività promozionali o al controllo delle performance delle sedi estere. Mi interessa infatti conoscere bene la struttura, per svolgere al meglio il mandato che dura quattro anni: i primi sei mesi magari starò soprattutto ad ascoltare, per poi entrare in sintonia e veramente collaborare”. E la Rallo, solida formazione economica marketing oriented, è la donna giusta nel posto giusto, in quanto primo esponente del settore vitivinicolo a sedere nel cda dell’Istituto. In un momento in cui il comparto, travolto dal Covid, è tutto da rilanciare. Quale dunque il peso del food&beverage italiano nei piani dell’istituto? “Il budget delle attività promozionali vede l’agroalimentare ai primi posti, con ben il 20% degli investimenti”, spiega Rallo. “Non a caso nell’aggancio con i grandi market place come Amazon o Alibaba le aziende del settore sono in pole position. E questo non solo perché, come ha evidenziato Ferro, sono più brave a fare squadra con l’Ice di quelle di altri settori. Ma anche perché i cibi e i vini italiani sono prodotti di punta che rappresentano il Made in Italy tanto quanto la moda: è importante dire che il Parmigiano o il vino contino come un bel vestito. Fanno tutti parte di uno stesso pacchetto che è poi l’Italia del bello, del genuino, dell’artigianalità. Ecco, nelle linee guida del governo l’obiettivo è fare comunicazione integrata: perché il nostro Paese, tutto, ha un grande appeal e questo può portare luce a tante altre produzioni”. 

Ma c’è un progetto che il consigliere Rallo ha in mente di portare avanti? “E’ un po’ prestino per dirlo”, si schermisce la manager. “Mi piacerebbe però puntare, come abbiamo fatto in azienda, sulla ristorazione italiana (e non) all’estero: sarebbe bello infatti poter dare ai ristoranti che usano i nostri prodotti originali, e non quelli fake, un riconoscimento, un logo, una certificazione. Il locale crescerebbe in termini di reputazione e autorevolezza mentre vino e prodotti godrebbero della giusta promozione, nel segno di una valorizzazione reciproca. Certo, se entro in un locale e trovo il Cianti della Napa Valley o il parmesan USA la cosa non è possibile…”. 

Il neo-consigliere, peraltro, plana ai piani alti dell’Ice in piena fase di cambiamento: e cioè durante il lancio di nuovi massicci servizi digitali per le imprese (assunzione di nuove competenze compresa) iniziato già prima della pandemia, “per aiutare”, spiega la manager, “le pmi nell’e-commerce, sulle piattaforme e nei contatti con i marketplace, offrendo anche servizi gratuiti alle imprese con meno di 100 dipendenti, per le quali una webcam è talvolta l’unico modo per entrare in contatto con i mercati. Il risultato? Un vero boom di richieste: a riprova da un lato dell’elevata domanda di servizi a costi il più possibile accessibili, dall’altro della capacità della struttura di offrire più servizi a un numero crescente di imprese”. 

Ma non basta. Perché il nuovo CdA si insedia a ridosso del travaso dal Mise al Ministero degli Affari Esteri delle competenze in materia di politica commerciale e promozionale con l’estero, fortemente voluto da Luigi Di Maio (e in discussione da quasi venti anni) e operativo da gennaio 2020. In virtù del quale gli Esteri hanno assunto poteri di indirizzo e vigilanza proprio sull’ICE. Una sorta di “SuperFarnesina” sotto la cui regia 128 ambasciate, 80 consolati e i 78 uffici all’estero dell’Agenzia ICE faranno rete tra di loro nel servizio delle imprese, facilitando la promozione del Made in Italy e una maggiore penetrazione commerciale. Ponendosi così agli imprenditori come unico referente istituzionale in materia. “La parola chiave è diplomazia economica”, spiega ancora Rallo, “grazie alla quale l’economia diventa parte della politica estera. Del resto spesso è la politica che decide l’export: e sappiamo bene come un dazio in più o uno in meno possa mandare in tilt o favorire un settore. Se lavorano insieme Ministero e ICE possono ottenere quindi grandi risultati: non a caso solo per il 2021 sono stati stanziati 170 mln di Euro, di cui 100 destinati al piano straordinario per la promozione del Made in Italy, da gestire in condivisione con il Ministero, e che si andranno ad aggiungere ai 20 mln del piano ordinario dell’istituto. Sono una grande arma che dobbiamo giocarci al meglio, dalle campagne di comunicazione alla formazione, per dare una grande spinta all’export che rappresenta già oggi, non dimentichiamolo, più del 30% del nostro PIL”. 

E del nostro export agroalimentare, il vino rappresenta la prima voce. Quale i punti deboli del settore? “A livello nazionale le nostre aziende dovrebbero fare più squadra”, spiega ancora la manager. “Io vengo da una regione che ha dato il meglio di sé negli ultimi venti anni, basti pensare al lavoro svolto da Assovini Sicilia o dal Consorzio Vini Sicilia Doc. Forse perché un po’ tabula rasa, senza le zavorre di un passato vitivinicolo, abbiamo tirato fuori una grande voglia di riscatto. E in questo senso rappresentiamo oggi una best practice. Ma gli italiani devono puntare soprattutto a produrre vini a sempre maggiore valore aggiunto. Perché nel nostro paese i costi di produzione sono elevatissimi, sia per la natura dei territori, sia per la manodopera, costi di un paese evoluto ad alto tenore di vita. Dobbiamo infatti retribuire adeguatamente la filiera senza strozzare i viticoltori e le altre strutture intermedie: lo vedo tutti i giorni con i nostri vigneti di Pantelleria, che costano 4 volte un normale vigneto meccanizzabile in Sicilia. Nei prossimi 5/10/15 anni dovremo quindi vendere vino a un prezzo adeguato alla sua qualità intrinseca: solo così i nostri giovani continueranno a coltivare la vite. E poi la comunicazione. Sa quanto spende in marketing un’azienda vitivinicola italiana? Al massimo il 5% del suo fatturato, contro il 20% di una sua omologa australiana. Ma come si fa a competere sul mercato con queste cifre? E’ un problema culturale, sul quale bisogna assolutamente lavorare”. 

La crisi come occasione di cambiamento? “Una situazione più drammatica di questa non ci può essere per spingere ad un cambio di passo. Ma nessuno si salva da solo, occorre unire le forze, tutti, enti, consorzi, associazioni di categoria, per superare la “bradiposità” del sistema”, conclude la manager. “L’ICE in particolare è chiamato a dimostrare quanto sia capace di reagire a questo cambiamento dei tempi. Ma io sono fiduciosa”. Tra gli asset del Made in Italy c’è anche la musica, da sempre grande passione del neo consigliere. Che non a caso ha appena inciso il suo terzo cd, tutto dedicato al vino. Il titolo? Neanche a dirlo: Rebirth.

rce - 15216

EFA News - European Food Agency
Similar