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CLARA MOSCHINI

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Altri 350 milioni per le fiere cancellate

Il settore ringrazia ma lancia l'allarme se non viene cancellato il de minimis

Da alcuni anni è uno dei settori più produttivi, a livello globale. Quello delle fiere è uno dei mercati che viaggiano più spediti: nel mondo, gli eventi organizzati hanno visto complessivamente la presenza di 303 milioni di visitatori, occupato 3,2 milioni di persone e generato un impatto economico di 275 miliardi di euro contribuendo per 167,2 miliardi di euro al pil mondiale. Questo, almeno, prima dell'esplosione dell'emergenza covid. Tra gli operatori del settore la Fiera rappresenta ancora un mezzo tra i più efficaci per allargare i propri orizzonti di business: per il 75% delle aziende le fiere siano un luogo di business e di incontro fondamentali. L'Europa e in particolare l'Italia sono tra i mercati più promettenti: secondo Aefi, l'Associazione esposizioni e fiere italiane, ogni anno il comparto italiano coinvolge circa 200.000 espositori e 20 milioni di visitatori, rappresentando un volano per l’economia in grado di generare affari per oltre 60 miliardi di euro e di originare il 50% del nostro export. Tra i protagonisti del segmento c'è l'agroalimentare che, insieme ad arredo, moda, tempo libero e tecnologia pesa per oltre il 30% come valore della produzione e favorisce più del 60% delle esportazioni. “Nonostante i danni subiti, il settore ha continuato a investire per adeguare i quartieri ai protocolli di sicurezza e a lavorare per la ripartenza, anche per rispettare l’impegno nei confronti delle 200.000 imprese che scelgono le nostre fiere quale strumento strategico per crescere e internazionalizzare”, spiega Maurizio Danese, da luglio di quest'anno presidente di Aefi, l’associazione esposizioni e fiere italiane che riunisce 40 operatori fieristici nazionali, con oltre 1.000 manifestazioni ed eventi organizzati di media ogni anno. . 

In questo momento, però, si apre un altro scenario. Per export e fiere cancellate, il sequel del primo decreto Ristori è rappresentato dal dl Ristori quater, appena varato dal governo, che stanzia altri 500 milioni di euro per il Fondo Simest e assegna ulteriori 350 milioni al Fondo del Mibact destinato alle fiere e ai congressi cancellati.

“Ringraziamo il ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e il ministero dello Sviluppo economico per il coinvolgimento del settore fiere, che Aefi rappresenta, nella cabina di regia per l’Italia Internazionale. Dopo la firma del patto dell’export dello scorso giugno, è una conferma del ruolo strategico delle Fiere per la promozione del Made in Italy nel mondo e un passo verso l’inserimento delle Fiere tra i protagonisti della politica industriale del Paese”, commenta Danese, intervenuto alla IX cabina di regia per l’Italia Internazionale.

“Siamo alla conclusione di un anno che ha visto le fiere perdere l’80% del loro fatturato. Come Aefi apprezziamo gli enormi sforzi fatti dal governo, dai vari ministeri e in particolare dal Maeci e dal Mibact per le importanti risorse stanziate a sostegno di un settore che è stato messo in ginocchio dalla pandemia. Tuttavia - mette in guardia Danese - le ingenti risorse stanziate, a fondo perduto, rischiano di non ottenere il risultato prefissato soprattutto per quelle realtà con fatturati importanti, proprietarie di quartieri e che organizzano direttamente numerose manifestazioni, se non vengono svincolate dai limiti previsti dalle disposizioni in materia di aiuti di Stato, le cosiddette regole del de minimis, come peraltro affermato dalla stessa Commissione europea. Come abbiamo già avuto modo di evidenziare, solo con l’eliminazione del de minimis si potrà, infatti, avere il ristoro necessario a compensare i danni subiti per il blocco totale dell’attività e a ripagare le spese sostenute per adeguare i quartieri ai protocolli di sicurezza. Il rischio per il sistema italiano è di perdere un asset fondamentale per la propria economia e di avvantaggiare i competitor stranieri. Le società fieristiche italiane non saranno in grado di salvarsi da sole e saranno facile preda di strutture straniere”, conclude Danese.

Il de minimis, lo ricordiamo, è una locuzione a cui pochi danno importanza ma che, in realtà, è fondamentale per capire se si può inviare la richiesta di finanziamento e se mai verrà accettata. Il regime de minimis è stato introdotto dall’Ue per permettere allo Stato e alle altre amministrazioni pubbliche (Regioni, Camere di Commercio) di supportare la crescita delle aziende, soprattutto pmi, con aiuti economici sostanziosi. L’Ue, infatti, non permette agli Stati Membri di aiutare le imprese con sovvenzioni economiche per non falsare il mercato e la concorrenza. Il regime de minimis, quindi, è valido solamente per piccoli aiuti di Stato che non vanno a incidere sulla regolarità del mercato europeo: il limite massimo di fondi ottenuti in regime de minimis è pari a 200.000 euro nell’arco di tre anni. 

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EFA News - European Food Agency
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