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CLARA MOSCHINI

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Covid, per Filiera Italia serve riaprire i ristoranti a cena in zona gialla

"A meno che non si voglia condannare a morte la ristorazione e con essa una parte importante della filiera agroalimentare italiana”

“Con il ripristino della zona gialla si torni a consentire l'apertura per cena a meno che non si voglia condannare a morte la ristorazione e con essa una parte importante della filiera agroalimentare italiana”. Così Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, commenta l'incertezza che a partire dallo scadere di questo dpcm avvolge il tema della riapertura dei ristoranti nelle zone che dovrebbero tornare ad essere gialle. 

“I ristoratori hanno dimostrato senso di responsabilità e impegno, adeguandosi e rispettando via via tutte le norme di sicurezza imposte, non senza la necessità di compiere in un momento come questo investimenti importanti e rinunciando anche alle festività natalizie che da sempre rappresentano una parte rilevante del loro fatturato, ora però i sacrifici non possono più continuare” proseguono dalla fondazione. La sola cena per un ristorante, infatti, può arrivare a valere fino al 70% delle entrate. “Dopo la serrata natalizia ricominciare con le riaperture limitate a pranzo per le regioni gialle rappresenterebbe il colpo di grazia per i ristoratori che hanno stretto i denti per poter resistere” dice ancora Scordamaglia. “Si facciano tutti i controlli necessari per verificare il rigido rispetto degli standard previsti dal CTS per i ristoranti, si faccia chiudere se qualche furbo non è a norma, ma attenzione a emettere condanne che non farebbero altro che rendere impossibile il prosieguo dell'attività per tutti. Non c'è ristoro che tenga”.

Con il 2020 si chiude per l'horeca un annus horribilis: fatturati dimezzati (-48%) e perdita complessiva che sfiora i 41 miliardi. Sul tavolo 360mila locali della ristorazione e quasi 2 milioni di dipendenti “Senza contare gli effetti devastanti che si sono abbattuti sul settore agroalimentare - prosegue Scordamaglia - con intere filiere in ginocchio, vini, salumi, formaggi e ittico che toccano quasi il -40%, e le perdite di oltre 30 miliardi di euro con la svendita di prodotti di eccellenza che non hanno più a disposizione il canale di valorizzazione della ristorazione”. “Il Governo ha dimostrato di comprendere a pieno la centralità e l'importanza socio-economica della filiera agroalimentare italiana - conclude Scordamaglia - ma ormai l’unica soluzione per rilanciarla è riaprire il canale della ristorazione anche a cena nel rispetto delle regole previste”.

red - 15854

EFA News - European Food Agency
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