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CLARA MOSCHINI

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Regione Liguria, 78 mila euro per sostenere l'apicoltura

Le domande possono essere presentate fino al 10 marzo

La giunta regionale ligure, su proposta del vicepresidente e assessore all’Agricoltura Alessandro Piana, ha aperto un bando per sostenere il settore dell’apicoltura. Sono stati stanziati nel complesso a 76 mila euro, che andranno a sostenere gli operatori per l’acquisto di arnie, presidi sanitari, api regine e sciami, attrezzature per l’apicoltura (smielatori, maturatori del miele, bilance).

“Questo bando - spiega il vicepresidente Piana -mira a sostenere in modo prioritario l’attività dei giovani apicoltori, imprenditori che rappresentano il futuro di un settore particolarmente importante per il nostro territorio e il nostro entroterra, una ricchezza e allo stesso tempo un presidio delle nostre zone interne. I fondi stanziati oggi possono coprire ad esempio il 50% dei costi per l’acquisto di attrezzature per l’apicoltura e per l’acquisto di presidi sanitari e il 60% per acquisto di arnie, api regine e sciami”.

Il termine per la presentazione delle domande è il 10 marzo 2020, e gli interventi vanno ultimati entro il 22 giugno 2021. La dotazione più consistente (39mila euro) è stata destinata per sostenere gli acquisti di api regine e sciami.

Il bando, di fatto, è la replica di quello aperto lo scorso anno, più o meno nello stesso periodo, e sempre per 76 mila euro. D'altronde il settore vive una situazione difficile, che si ripete ormai da cinque anni e che trova le cause nel cambiamento climatico, nella diffusione di insetti dannosi, Vespa velutina in primis, e nella poca cura del patrimonio boschivo. E così, i 2.166 apicoltori liguri tra professionisti e hobbisti, per un totale di 29.137 alveari censiti, si trovano a pesare appena 12 kg di miele per alveare, contro i 20-30 kg dei tempi d’oro. Una produzione destinata quasi totalmente alla rete commerciale ligure. E se il 2019 è stato l'annus hooribilis, con la produzione media dell’acacia pari a zero, a causa del freddo il 2020 sembrava migliore, ma le piante non hanno comunque fornito nettare. 

Ad aggravare la stiuazione, com'è facile aspettarsi, è arrivato anche il covid, che comunque, dicono gli addetti ai lavori, ha inciso solo parzialmente sull’attività. "Durante il lockdown gli apicoltori sono sempre riusciti a recarsi dalle loro api: era necessaria un’autocertificazione unita ai dati dell’anagrafe apistica. Come associazione, invece, abbiamo risentito delle conseguenze del contagio per ciò che riguarda la nostra attività formativa", sottolinea Laura Capini, presidente dell’associazione ligure Alpa Miele, Associazione ligure produttori apistici, che conta circa 400 soci il Liguria. 

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EFA News - European Food Agency
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