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CLARA MOSCHINI

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Post Covid: 200mila posti di lavoro nell'agricoltura

L'annuncio di Coldiretti

Coldiretti parla dei molti posti di lavoro disponibili nel settore agricolo durante la pandemia, ma richiama all'attenzione la necessità di un piano per la formazione professionale e la semplificazione del lavoro agricolo.

In occasione dell'incontro con il ministro del Lavoro Andrea Orlando, il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, ha affermato che ci sono oggi circa 200.000 posti di lavoro disponibili nel settore dell'agricoltura, definendo il fatto come una "prospettiva per tantissimi cittadini"; il periodo dell'emergenza Covid avrebbe infatti visto la drastica diminuzione di addetti stagionali stranieri che si fermavano in Italia a cui, prima della pandemia, era affidato il lavoro nei campi. Ora che il loro arrivo è bloccato a causa dei limiti nel passaggio delle frontiere, i posti liberi offrono ai cittadini italiani in difficoltà l'occasione di trovare un impiego, come è avvenuto questa estate. Ciononostante, il presidente Prandini invita a riflettere sul problema della mancanza di figure specializzate, specialmente nelle attività più innovative, come l'agricoltura di precisione, e in quelle tradizionali, come ad esempio i potatori. 

A mancare, fa notare Prandini, sono dei percorsi formativi specializzati e questa lacuna professionale impedisce l'assunzione più massiccia e tempestiva di nuovi addetti. L'avvicinamento recente da parte di generazioni di giovani agricoltori potrebbe, secondo Veronica Barbati, delegata nazionale di Coldiretti giovani impresa, costituire una soluzione al problema: una spinta in tal senso arriva anche da parte delle Istituzioni, come Ismea, l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, il cui primo progetto, consistente in una vendita all'asta di 386 campi abbandonati, per un totale di oltre 10.000 ettari sparsi in diverse regioni italiane (soprattutto in Sicilia, Calabria, Umbria, Toscana, Emilia, Veneto, Lombardia e Liguria), aveva lo scopo di favorire l'ingresso nel settore da parte degli under 41. I risultati mostrano un aumento del 12%, negli ultimi cinque anni, delle aziende agricole guidate dagli under 35. Secondo Prandini si tratta comunque di "un' opportunità che deve essere accompagnata da un piano per la formazione professionale" e, prosegue, "da misure per la semplificazione ed il contenimento del costo del lavoro", con l'intenzione ulteriore di ridurre la burocrazia e consentire un più facile svolgimento dei lavori nelle campagne. 

fae - 17202

EFA News - European Food Agency
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