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CLARA MOSCHINI

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Idea Agro scommette sull'agricoltura del futuro

Intervista esclusiva con l'amministratore del fondo, Pier Feloice Murtas

Il fondo d'investimento Idea Agro, gestito da Dea Capital Alternative Funds con il supporto della società di advisory Ettore Fieramosca, è specializzato nel selezionare opportunità promettenti nel comparto agricolo/agroindustriale, con un approccio in alcuni casi anche greenfield, ossia partendo da zero. In altri termini, il fondo diretto da Pier Felice Murtas, che ha raccolto 110 milioni investendone circa la metà alla data attuale, in casi selezionati parte dall'acquisto o dall’affitto a lungo termine dei terreni per poi procedere alla piantumazione e all'apprestamento delle strutture necessarie alla realizzazione dell’impianto. Dopo due o cinque anni a seconda del tipo di coltivazione si passa alla produzione. In questo assomiglia molto ai fondi d'investimento infrastrutturali. Non a caso il fondo ha una vita dichiarata di 15 anni, contro i dieci della media del mercato dei fondi chiusi, ciò che ne fa uno strumento adatto a istituzioni per definizione proiettate sul lungo termine come le casse previdenziali e compagnie di assicurazione, non a caso tra i maggiori investitori nell'agricoltura e viticoltura. Il vantaggio, tuttavia, è un controllo molto stretto sulla qualità, fin dai primi stadi di sviluppo del progetto. Finora quattro dei sette investimenti del fondo (gli altri sono stati acquisti di maggioranze o minoranze in aziende già esistenti) hanno seguito tale approccio, seppure in categorie merceologiche molto diverse, cioè le olive (Atena), le noci (Agro Noce), le nocciole (Agro Nocciole) e il kiwi di varietà SunGold (Agro Gold), in territori che vanno dal Piemonte al Lazio, e dalla Toscana all'Emilia Romagna. EFa News ha approfondito con Murtas alcuni aspetti di questo modus operandi.

Efa: Avete investito su diversi prodotti, territori e intensità di coltura. C'è un fattore che accomuna tali iniziative?

Murtas: Lo sviluppo di iniziative agro-industriali in segmenti di mercato caratterizzati in Italia da domanda sostenuta e offerta limitata. L'obiettivo è inserire subito le produzioni in un processo di trasformazione o commercializzazione. Il concetto portante è quello della filiera, ma tenendo come riferimento il controllo della qualità e quindi anche l'affidabilità del prodotto, soprattutto in termini di tutela della salute. Per le rese non ci poniamo su livelli molto elevati a discapito della qualità. Siamo orientati a contratti di vendita a medio lungo termine parametrati anche ai costi di produzione.

Efa: A questo proposito, voi sarete fornitori della Ferrero nell'ambito del Progetto Nocciola Italia. Avendo il gigante di Alba forti necessità in termini di approvvigionamento, immagino che la fornitura preveda dei volumi minimi.

Murtas: No, non sono previsti requisiti minimi di produzione. Ferrero si è impegnata ad acquistare il 75% delle nostre nocciole per 15 anni a un prezzo, come accennavo prima, che tiene conto dei costi di produzione. Non abbiamo particolari necessità in termini di economie di scala.

Efa: Tuttavia la coltura della nocciola è un po' una sorvegliata speciale, oggetto anche di recenti polemiche per via dell'elevato impatto ambientale, soprattutto in termini di consumo d'acqua e uso di pesticidi. Inoltre nel mondo della finanza sta emergendo con forza il tema della sostenibilità. Come risponderete a questa sfida?

Murtas: Questi problemi sono sentiti soprattutto nel Viterbese, data l'alta intensità della coltura in quell'area. Nel nostro caso le rese saranno in linea con gli standard di mercato, la produzione si concentrerà sulla varietà Giffoni, che a tendere fornisce circa 3 tonnellate per ettaro l'anno. Inoltre i terreni di Agro Nocciole sono in provincia di Alessandria, quindi non nel tradizionale comprensorio di Alba, e le piante prenderanno il posto di colture preesistenti e dismesse, soprattutto vecchi ciliegi. Aggiungo che cura e protezione delle piante si avvarranno di prodotti e metodi biologici, di cui è molto aumentata la disponibilità rispetto anche a solo pochi anni fa. La vespa Samurai, che si ciba delle uova della cimice asiatica, è solo un esempio di possibile lotta naturale agli attacchi di insetti.

Efa: Passando alle noci, Agro Noce si focalizzerà sulle varietà Lara e Chandler. Quest'ultima è la più diffusa al mondo, e si distingue tra l'altro per le rese, piuttosto sostenute. Dato che cederete la produzione a una società produttrice anche di snack, la New Factor, non temete pressioni al ribasso sui margini?

Murtas: La produzione mondiale della Chandler è elevata soprattutto per il contributo della California, che però produce in gran parte per il mercato cinese. Ma per trasportare le noci su grandi distanze occorre essicarle maggiormente, a detrimento della qualità. L'impianto di Agro Noce è invece ubicato in provincia di Ferrara, e la New Factor è di Rimini, quindi non siamo molto lontani dal chilometro zero. Inoltre l'Italia produce solo il 15% del fabbisogno. I prezzi non sono fonte di preoccupazione nel medio termine visto l’orientamento alla qualità locale.

Efa: Passando alle olive, Atena svilupperà un uliveto ad alta intensità su circa 250 ettari al confine tra Toscana e Lazio. Che opportunità avete visto in questo mercato?

Murtas: La scarsità di olio bio sul mercato italiano. L'uliveto produrrà per il 90% olive da spremitura, e per il restante 10% olive da tavola. Lo sviluppo della coltura si baserà sul modello Livita Plus, un metodo di realaizzazione dell’impianto sviluppato dalla famiglia Buccelletti, nostro partner operativo nell'operazione. La produzione sarà di circa 30 mila quintali l'anno sugli attuali terreni.

Efa: E la produzione a chi sarà ceduta, restando nell'ottica di filiera?

Murtas: Il contratto con Ferrero è un po' un caso unico, non è applicabile in generale. Abbiamo in corso colloqui con alcuni produttori medio grandi di olio. Siamo orientati a contratti di fornitura triennali.

Efa: Il vostro investimento più recente è Agro Gold in partnership con Agrintesa, per la coltura del kiwi giallo Sungold. Come è nata l'iniziativa?

Murtas: E' un prodotto che in Nuova Zelanda ha superato quello verde perché più dolce e morbido e quindi gradito anche ai bambini. In Italia la disponibilità è molto ridotta e le quotazioni sono circa il doppio rispetto alla classica varietà verde. Ulteriore freccia al suo arco in Italia è che richiama l'idea del frutto esotico.

Efa: Avete ancora circa 30 milioni da investire. In che direzione pensate di indirizzarli?

Murtas: Anzitutto nell'ampliamento degli impianti esistenti. Per esempio stiamo valutando l'estensione dell'uliveto di 200 ettari. Nel medio termine pensiamo a iniziative come le serre tecnologiche che consentirebbero l'utilizzo di aree dismesse intorno alle città.

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EFA News - European Food Agency
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