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CLARA MOSCHINI

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World Water Day: cioccolato, cacao e caffè al top del consumo di acqua

Capri: "Servono però dati locali, correttamente misurati, che tengano conto del concetto di carenza e bisogno idrico degli ecosistemi"

Oggi si celebra in tutto il World Water Day, ossia la giornata mondiale istituita dall'Onu nel 1992 per riflettere sull'uso efficiente di questa risorsa preziosa. La produzione agricola è ovviamente una delle maggiori attività umane a utilizzare l'acqua ed è un bene che i consumatori siano sempre più informati sugli impatti ambientali dei prodotti che acquistano.

I dati per il calcolo della water footprint solitamente citati sono presi dagli studi di Mekonnen e Hoekstra e risalgono al 2010-11, ma seppur datati sono utili per stilare una classifica dei consumi, come quella ampiamente usata dal Water Footprint Network (https://waterfootprint.org/en/resources/interactive-tools/product-gallery/). I più citati in genere sono i dati riguardanti la carne (bovina in particolare), ma scorrendo la classifica si scoprono alcune sorprese. 

Il prodotto più impattante in assoluto è il burro di cacao, che ha un'impronta idrica di 34mila litri per kg, seguito dalla pasta di cacao (24.000 l/kg) e il cioccolato (17.196 l/kg), seguito dal caffè tostato che ha una impronta idrica di 18.900 litri per kg. Viene poi la carne bovina, ma non manca la sorpresa del the, che ha una impronta idrica per kg significativa, apri a 8.860 litri di acqua, più della carne di suino (5.590 l/kg) e addirittura doppia di quella del pollo pari a 4.325 l/kg.

Questi dati vanno però letti bene. Il Water Footprint è dato dalla somma di 3 contributi in parte reali e in parte virtuali, ossia la blue water (quella effettivamente utilizzata), la green water (quella di evotraspirazione) e la grey water, ossia quelle virtualmente necessaria per la depurazione. Per molte coltivazioni l'acqua verde è la più significativa e sarebbe corretto eliminarla dal calcolo totale. Addirittura, per le carni questa componente è di gran lunga la più significativa, arrivando a costituire l'80-90% del totale. 

"Ma il problema principale non è posto dai risultati del Water Footprint Network", spiega il prof. Ettore Capri, ordinario dell'università Cattolica di Piacenza e direttore del centro Opera, "ma dall'uso che se ne fa. Ogni base di dati ha una finalità di utilizzo: se usiamo le basi dati generaliste e realizzate su medie internazionali queste sono destinate a stime preliminari, a confronti didattici elementari, a sensibilizzare i cittadini. Attenti, pertanto, ad usarli come strumenti politici decisionali o come strumenti imprenditoriali gestionali dove bisogna invece disporre di dati locali, correttamente misurati, che tengano conto del concetto di carenza e bisogno idrico degli ecosistemi. L'impronta idrica è diversa in funzione della disponibilità idrica qualitativa e quantitativa dei territori. L'impronta è diversa in funzione dei disciplinari di produzione, del packaging, della vita media del prodotto alimentare. La biodiversità alimentare italiana è tale che ci vorrebbe un data base per ogni prodotto made in Italy, per ogni IGP, DOP, filiera controllata, per specifica località da nord a sud e dalla pianura alle alpi. E' quello che stiamo facendo con il vino, quando si certifica sostenibile. E' quello che mi aspetto succeda nei prossimi anni anche per olio e altre colture e produzioni animali grazie alla PAC e agli interventi del nostro governo".

"Quindi diamo al dato il giusto valore. Come l'acqua che desideriamo pulita e trasparente: calcoliamo correttamente l'impronta idrica (esistono norme ISO al proposito), usiamo le unità di misura corrette ed impariamo a scomporla nelle componenti blu (uso reale delle risorse naturali), verde (quota rinnovabile del ciclo dell'acqua), grigia (quota inquinante da attività agricole). Scopriremo che i dati cambiano ulteriormente al ribasso e - conclude Capri - se il comportamento dell'uomo è corretto (uso di buone pratiche agricole), le componenti importanti dal punto di vista ecologico - blu e grigia - si ridurranno in valori sicuramente inferiori all'impronta idrica della nostra vita urbana quotidiana".

agu - 17798

EFA News - European Food Agency
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