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Pomodoro pelato Napoli Igp: il "si" del ministero scatena polemiche

La Puglia si prepara all'opposizione: è "guerra" tra Bari e la città partenopea

L'allarme lanciato un mese fa dal direttore di Coldiretti Foggia Marino Pilati si è materializzato nella Gazzetta Ufficiale del 13 marzo. Il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha valutato positivamente la domanda di registrazione dell'Igp pomodoro pelato di Napoli (vedi articolo EFA News del 19-03-21). Dopo tre anni la storia si ripete. La richiesta di riconoscimento come indicazione geografica protetta è stata presentata dal comitato promotore Igp pomodoro pelato Napoli, che nel 2017 aveva avviato la stessa trafila, e già allora la Puglia gli aveva messo i bastoni tra le ruote. A seguito dell'istruttoria ministeriale, si è pervenuti ad una stesura finale del disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta "Pomodoro pelato di Napoli". Nel disciplinare si riconosce il know how dei produttori, "maestranze abili ed altamente specializzate". Tuttavia la sviolinata sul "saper fare degli operatori delle regioni dell'area di produzione", non addolcisce la pillola.

Il presidente della IV Commissione consiliare, Francesco Paolicelli (Pd), e il consigliere regionale Antonio Tutolo (Con), hanno dichiarato: "la Puglia non può assolutamente accettare un'onta simile. La Puglia, in particolare nella provincia di Foggia, realizza il 90% della produzione italiana, ivi compresa quella che finisce negli stabilimenti campani. Sarebbe veramente un'assurdità chiamare Napoli il pomodoro pugliese, soprattutto per tutti i produttori locali già ampiamente penalizzati dal gap strutturale del territorio in cui operano". E argomentano ancora: "Sarebbe come se volessimo intestarci la paternità della pizza margherita solo perché tra gli ingredienti si utilizza il nostro pomodoro".

Anche la Lega è intervenuta sull’argomento, presentando una mozione per impegnare "la giunta ad attivarsi nelle forme di legge per proporre un'opposizione documentata al fine di impedire l'illegittimo utilizzo del marchio Igp, così come richiesto dal comitato promotore". Spiega il salviniano Joseph Splendido: "L’art. 6 del disciplinare di produzione recita che tra i fattori essenziali che distinguono il pomodoro pelato di Napoli dagli altri, un ruolo fondamentale è assunto dal know-how aziendale, tipico dell'area di produzione, dove è possibile trovare maestranze abili e altamente specializzate', senza tenere conto che il pomodoro proviene dalla Puglia". Dura la presa di posizione di Giandiego Gatta di Fi: "Il sudore, l’amore per la terra e l’incessante 'collaborazione con la natura' di uomini e donne della Puglia: è così che la nostra terra, in particolare la provincia di Foggia, è arrivata a produrre circa il 90% dei pomodori italiani e sentire oggi che un’altra regione ambisce ad ascriversi meriti non suoi è qualcosa di assurdo ed incomprensibile. Per questo, chiediamo che la giunta esperisca ogni strada utile per ostacolare la richiesta del marchio Igp del pomodoro 'di Napoli', che in realtà è della Daunia".

Il presidente di Anicav, l'associazione di categoria degli industriali conservieri, Antonio Ferraioli, rilancia la richiesta campana, rafforzando però le recriminazioni pugliesi: "L'indicazione geografica protetta 'Pelato di Napoli' non riguarda assolutamente la materia prima, ma il prodotto trasformato, appunto il pomodoro 'pelato'. Non si fa alcun riferimento alla provenienza del pomodoro fresco, che tutti sanno venire per la maggior parte dalla Puglia. Il riconoscimento di una Igp deve essere legato ad una sola delle fasi di ottenimento del prodotto (produzione, trasformazione o elaborazione), che deve avvenire in una specifica area geografica". E quindi se il pomodoro è pugliese, perché chiamarlo "Pelato di Napoli"? Il contenzioso resta ancora aperto in attesa di ulteriori sviluppi. 

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EFA News - European Food Agency
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