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CLARA MOSCHINI

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Filiere europee della zootecnia: la strategia Farm to Fork così non va

Oggi il lancio del video-appello internazionale alle istituzioni Ue/Video

Individuati 9 paradossi della strategia proposta dalla Commissione europea per l'attuazione del Green Deal nel settore agricolo. Il Presidente di carni Sostenibili risponde a EFA News.

Presentato oggi in diretta dal Brussels Press Club “I 9 paradossi del Farm to Fork”, l’appello della filiera zootecnica europea per partecipare attivamente alla sfida della sostenibilità proposta dalla Commissione per il settore agricolo.. Nato da un’iniziativa di Carni Sostenibili, l’organizzazione italiana che riunisce le associazioni che rappresentano i produttori di carni e salumi, ed European Livestock Voice, l’organizzazione che riunisce i soggetti europei della filiera zootecnica, il video è stato lanciato contemporaneamente in 7 paesi europei: Belgio, Italia, Francia, Spagna, Germania, Portogallo e Polonia. Un messaggio internazionale e pubblico destinato ai membri delle istituzioni dell’Ue che proprio in questi mesi stanno lavorando alla definizione del nuovo piano programmatico che orienterà le politiche agroalimentari dell’Unione per i prossimi decenni. Il video-appello evidenzia come, nonostante le buone intenzioni, la strategia Farm to Fork non considera la situazione attuale e le sfide del settore zootecnico, che chiede di essere attivamente coinvolto nel grande processo di transizione green in corso. In particolare, l'obiettivo di mangiare meno carne e, conseguentemente ridurre l'allevamento, potrebbe generare una sorta di eterogenesi dei fini. 
 
Ambiente, salute e economia. Ecco i passaggi fondamentali raccolti nel video-appello e da cui ripartire per ripensare il ruolo della zootecnia all’interno del sistema europeo: valore della carne come alimento per lo sviluppo dell’essere umano; uso del suolo costante per le attività di allevamento negli ultimi 60 anni a fronte di un incremento della popolazione europea di 125 milioni di individui; primato di sostenibilità della filiera zootecnica Europea, che con il 7,2% di emissioni di gas a effetto serra, già oggi impatta per la metà rispetto alla media mondiale (14,5%); salvaguardia del territorio, per evitare dissesti idrogeologici e perdita di biodiversità. E ancora: la necessità di tutelare il settore per non essere nelle condizioni di dover importare da paesi extra europei, con evidenti contraccolpi all’economia e all’ambiente, considerando anche l’interconnessione della zootecnia con numerose filiere strategiche, alimentari e non (carne, latte, uova, pelletteria, cosmesi, biomedicale, fertilizzanti naturali, petfood, biogas e biocarburanti); garanzia sul benessere animale la cui normativa è tra le più all’avanguardia e complete al mondo; stretta relazione fra l’allevamento di bestiame e minor uso dei fertilizzanti chimici; salvaguardia dei posti di lavoro: ogni allevamento garantisce 7 posti di lavoro; la carne e i salumi come patrimonio gastronomico e culturale; sicurezza e disponibilità alimentare per la popolazione mondiale in continua crescita, che aumenterà di 2 miliardi nei prossimi 30 anni. Nel 2050 circa il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle aree urbane e solo una piccola percentuale del rimanente 30% si occuperà della produzione del cibo necessario per sfamare chi vive in città. È facile, quindi, intuire i rischi a cui andrebbe incontro l’Europa se calassero le rese dell’attività zootecnica e di quella agricola ad essa collegata.
 
“Oggi il 40% dell’intero comparto agroalimentare europeo è composto dal settore dell’allevamento che vale circa 170 miliardi di Euro e impiega direttamente più di 4 milioni di persone. Partendo da questo presupposto la strategia Farm to Fork, parte del Green Deal europeo, può essere l’occasione per valorizzare i risultati raggiunti dal sistema agricolo e zootecnico europeo: la sfida è nella ricerca, nell’innovazione, nella tecnologia, per garantire una produzione sufficiente a rispondere alla crescente domanda mondiale di cibo impiegando meno risorse”, ha affermato il professor Giuseppe Pulina, presidente di Carni Sostenibili intervenuto questa mattina alla presentazione alla stampa internazionale. “Oggi chi lavora nella filiera della zootecnia ha il dovere di aiutare i decisori a non sprecare la grande occasione di orientare il sistema agroalimentare nei prossimi 10 anni”.

EFA News è intervenuta nel corso della conferenza chiedendo: "professor Pulina, lei ha fatto riferimento alla quantità di suolo destinato agli allevamenti, stabile da 60 anni nonostante l’aumento della produzione. La Commissione precisa però che si tratta del 68% di tutti i terreni destinati all’agricoltura: non sarebbe il caso di diminuire questa enorme quantità di suolo destinata all’allevamento?". "Grazie per la domanda, che aiuta a chiarire un punto cruciale del nostro video", ha risposto Pulina. "La cifra citata come percentuale è corretta. Tuttavia, in termini assoluti, i terreni agricoli in Europa ammontano a 161 milioni di ettari, di cui circa 110 milioni di ettari (il 68%) sono destinati all'allevamento del bestiame. Di questi, 39 milioni sono utilizzati per la coltivazione di cereali, per lo più estensivi, e per semi oleosi, e oltre 70 milioni di ettari sono semplici praterie. Se diminuissimo la quantità di suolo destinata all'allevamento, questi prati dovrebbero essere in parte convertiti in campi coltivati per la produzione di ortaggi; da considerare anche i conseguenti impatti ambientali che ne deriverebbero. In parte alcune aree destinate all'allevamento verranno abbandonate perché situate in zone collinari non coltivabili. Questo porterà inevitabilmente al dissesto idrogeologico ed all'indebolimento della biodiversità".

“L’allevamento di animali è stato accusato di molti mali, ma è giusto sottolineare le numerose misure già in essere e i progressi sostanziali compiuti da tutti nel nostro settore. E si tratta di lavori in corso. I video che lanciamo oggi riflettono la realtà della zootecnia e mirano a sfatare alcuni luoghi comuni, molti dei quali purtroppo esistevano già prima della pianificazione della strategia Farm to Fork. È fondamentale far sentire la nostra voce, perché vogliamo essere parte dell'attuale processo che determinerà il futuro, e perché desideriamo renderci disponibili a condividere le nostre conoscenze ed esperienze con i responsabili politici, durante le discussioni in corso su F2F”, ha affermato Birthe Steenberg, segretario generale dell'Avec (Associazione Europea Carni Avicole), parlando a nome di European Livestock Voice.

In allegato il paper "I 9 paradossi del Farm to Fork”.

Guarda il video:


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EFA News - European Food Agency
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