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CLARA MOSCHINI

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Valle dei Laghi, è l’Ora del Vino Santo Trentino

Nella Settimana Santa il rito della spremitura delle uve appassite. Quest’anno multimediale e diffuso sul web/Video e Gallery

C’è un vino che nasce, rito tra i riti, in questi giorni di Settimana Santa. Perché con la spremitura delle uve scelte di Nosiola, destinate alla sua produzione, unico vitigno autoctono a bacca bianca del Trentino, si battezza un processo di vinificazione che si concluderà tra oltre 10 anni. E’ il Vino (non caso) Santo, testimonial della Valle dei Laghi, magico crocevia tra il Lago di Garda e le Dolomiti del Brenta. Dove, grazie a un clima mediterraneo (siamo nella piccola Nizza del Trentino), i grappoli raccolti ad ottobre si addormentano in un appassimento di sette mesi, il più lungo al mondo, per essere lavorati a primavera, nella settimana prima di Pasqua. E dar vita a quello che è noto come Passito dei Passiti. 

“Quest’anno non è stato possibile effettuare la spremitura in pubblico”, racconta Enzo Poli, presidente dell’Associazione Vignaioli Vino Santo Trentino DOC, “ma con le aziende produttrici (Pedrotti, Pisoni, Giovanni Poli, Maxentia, Pravis e Francesco Poli) abbiamo deciso di celebrare lo stesso il momento attorno a un piccolo tornio, nella Casa Caveau Vino Santo di Padergnone, museo aperto lo scorso giugno. E di rendere l’evento multimediale, raccontandolo per immagini: perché questo rimane un rito collettivo che omaggia il tempo dell’attesa”. 

Con 6 aziende, 20 ettari di superficie e 20.000 bottiglie prodotte l’anno, l’Associazione perpetua la tradizione di un prodotto già famoso all’epoca del Concilio di Trento e apprezzatissimo nell’impero asburgico. Da non confondere con il più celebre Vin Santo toscano: da cui lo separano, oltre ai chilometri, anche condizioni pedoclimatiche completamente diverse. “Le uve di Nosiola, allevate a pergola trentina, dopo un’accurata raccolta manuale, vengono poste in graticci dette arèle e sistemata nelle vinsantaie”, spiega ancora Poli. “Qui, attraverso finestroni orientati da nord a sud, circola tutti i pomeriggi l’Ora del Garda, vento puntualissimo proveniente dal lago (solo 24 km!), che favorisce la lenta disidratazione degli acini, senza farli marcire, e lo sviluppo di una muffa nobile, la Botrytis cinerea, che ne accentua l’appassimento, fino a far perdere loro anche l’80% di peso. Non a caso da circa da 100 kg di uva si ottengono 12/15 litri di vino. La particolarità? Il fatto di non essere stradolce al momento della vendemmia ma di mantenere una bella acidità e freschezza, ideale per affrontare l’appassimento. E garantire così un prodotto non stucchevole” .

Il combinato Ora - Nosiola dà vita insomma a un vino storico, in totale simbiosi col territorio: complice anche la struttura delle bacche, dalla buccia consistente, garanzia di prolungato avvizzimento. Dopo la pigiatura, in corso in questi giorni, il mosto verrà poi trasferito in botti di rovere francese dove inizierà la fermentazione naturale, destinata per l'elevata concentrazione degli zuccheri a procedere per molto tempo. Un vino immortale, oltre che santo? Assolutamente sì. “Più sta lì, più migliora”, chiosa Poli. “Per poter gustare tutte le sfumature organolettiche conferite dal variare del tempo”. 

A presenziare il rito della spremitura c’erano anche i rappresentati di Cantina Toblino, cooperativa di 600 soci (distribuiti su 880 ettari) fondata negli anni ’60 e settimo produttore di Vino Santo della Valle: cui si deve, unitamente al bianco Nosiola, il primo rilancio del passito, abbandonato nel periodo tra le due guerre. Arrivando oggi a produrre 5000 preziose bottiglie l’anno, frutto di circa 500 q di uve raccolte, con un fatturato pari a 200mila Euro. Rilancio talmente riuscito da ottenere nel 2020, con il Vino Santo Trentino DOC 2003, i tre Bicchieri della Guida del Gambero Rosso e il premio speciale come Miglior Vino Dolce d’Italia. Ma anche, con l’annata 2004, la medaglia di Platino del Decanter World Wine Awards, collocandosi tra i 180 migliori vini del mondo. Una scommessa vinta? 

“E’ un vino bandiera a tutti gli effetti e rappresenta la storia e la cultura della Valle dei Laghi. Si fa solo qui, specie sulle marne calcaree dei Monti di Calavino, a 350 m slm, dove prosperano le vigne più antiche”, spiega Carlo De Biasi direttore generale di Cantina Toblino. “Nonostante negli anni le superfici coltivate a Nosiola siano diminuite (oggi ne abbiamo in tutto 70 ettari) a favore di varietà ideali per il Metodo Classico di Trento, stiamo lavorando per far conoscere questo prodotto dalla longevità eccezionale. E infatti dopo i recenti riconoscimenti il mercato sta cambiando: il 30% della produzione va nel circuito dei ristoranti danesi. La sua caratteristica? Quella di stupire chi lo beve: inebriandolo con un effetto wow con la sua freschezza e sentori di albicocca”. Il Vino Santo rappresenta però per Cantina Toblino una piccola quota del suo prodotto globale: visto che con 80.000 quintali di uve pigiate l’anno e 450.000 bottiglie, pari a un fatturato di 16 milioni e ½ di Euro, può vantare più linee di prodotto, dagli spumanti Trento doc ai Classici bianchi, rossi e rosati, insieme alle Selezioni. Tra cui spiccano, con 20.000 bottiglie, i bianchi Largiller-Nosiola e Ora-Nosiola, aggiudicatosi quest’ultimo, con l’annata 2015, i Tre Bicchieri Gambero Rosso 2021. Perché la Nosiola, oltre al passito, dà vita a un vino secco versatile e giovanile, in grado di sfidare il tempo. 

“L’obiettivo è continuare a fare questi vini il meglio possibile”, spiega alla fine De Biasi, “posizionandoli bene sul mercato e spuntando buoni prezzi per garantire redditività ai nostri soci. E permettere loro di continuare a coltivare anche a 800 m di altezza: dove la viticoltura manuale, nei piccoli appezzamenti terrazzati, significa tutela del territorio. A beneficio di tutta la Valle”. La Settimana Santa qui è scandita anche così: nel segno del vino, del vento e del tempo.

Guarda il video:


Photo gallery Cantina Toblino Cantina Toblino Cantina Toblino Cantina Toblino Cantina Toblino Spremitura Spremitura Spremitura Spremitura Spremitura Spremitura Carlo De Biasi, Direttore Generale Cantina Toblino
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