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CLARA MOSCHINI

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La Scolca (Gavi) punta sulle nuove tecnologie

Intervista esclusiva con Chiara Soldati, 4a generazione alla guida dell'azienda piemontese

Chiara Soldati, una delle portabandiera del vino italiano nel mondo, è fiduciosa. E non solo perché la sua voce ai microfoni di EFA News è quella di una persona piena di voglia di fare, ma anche perché l'imprenditrice piemontese in questa intervista esclusiva parla di precisi programmi di investimento. E chi è attanagliato dall'incertezza non pensa certo di investire. Chiara, imprenditrice di quarta generazione, è la mente e il motore de La Scolca, la più celebre e antica (102 anni di storia) etichetta del Gavi, tra i pochi vini bianchi in una terra di rossi, che partendo dalle vigne di Cortese adagiate sulle due sponde del torrente Lemme (affluente della Bormida), ha a poco a poco conquistato spazio sui mercati di tutto il mondo. I 50 ettari delle vigne di La Scolca ne producono poco più di mezzo milione di bottiglie, tra fermo e spumante, frutto di processi produttivi improntati a grande qualità, che è all'origine della reputazione di questa casa vinicola soprattutto nella fascia alta del mercato. E proprio questa reputazione si è rivelata un'arma preziosa contro la crisi mondiale indotta dalla pandemia, che avrebbe potuto avere effetti pesanti su un'azienda che esporta in 46 Paesi tra il 70 e l'80% della produzione. Soldati ha spiegato a EFA News come la sua azienda ha resistito allo tsunami Covid e si prepara a ripartire.

Come è andato nel complesso il 2020 rispetto al 2019, tenuto conto di tutti i problemi che ha portato con sé? L'anno scorso molte aziende legate a ristoranti e locali hanno sofferto molto. Meno quelle il cui canale di riferimento è la Gdo.

"Anzitutto va sottolineato che a marzo dello scorso anno, al dilagare della pandemia in Italia, le prospettive erano molto incerte. Date queste premesse, ciò che mi ha stupito di più dei dati a fine anno è stato vedere che le perdite sul canale Ho.Re.Ca erano state compensate, seppure non completamente, dall'aumento delle vendite in enoteca e nel canale dell’e-commerce, quindi dal consumo domestico. Alla fine le vendite sono risultate in flessione, ma solo di qualche punto percentuale".

Quali fasce di prodotto hanno tenuto meglio?

"Generalmente i prodotti di qualità più alta, i premium. I vini entry level hanno patito di più."

E come è andato l'anno nelle varie aree geografiche, considerato anche il peso dell'export sul fatturato?

"Abbiamo sofferto di più in Thailandia, Corea e Giappone, mentre abbiamo tenuto bene in aree come la Russia. E negli Stati Uniti il vino italiano in generale, quindi anche il nostro, è stato avvantaggiato dai dazi sfavorevoli sul vino francese (vendite globali giù del 17% nel 2020, ndr) introdotti dall'Amministrazione Trump. Ma devo dire che anche in Italia non sono mancati fattori che ci hanno aiutato. Uno è stato il sensibile calo delle vendite di champagne, vino peraltro strettamente legato alla voglia di far festa, che l'anno scorso è stata ovviamente molto poca. Un altro è stato un diffuso maggiore desiderio di bere italiano".

Quanto spumante producete?

"Lo spumante pesa per circa il 10% della produzione. Ma è un prodotto che intendiamo sviluppare e spingere sui mercati".

A proposito di marketing, visto che la diversa velocità di uscita dalla pandemia, nelle varie aree del mondo farà sì che la ripresa non sarà globalmente uniforme, questo cosa comporta per la vostra politica commerciale?

"Inevitabilmente adotteremo delle strategie adatte alle singole realtà nazionali. Tuttavia continueremo a fare largamente ricorso a quanto ci offre la tecnologia, come le campagne sui social network e i digital events, inoltre riprenderemo gli eventi in presenza anche in collaborazione con i nostri partner Bentley, Ferretti Yacht e Coravin per citarne alcuni. Ma non trascureremo il marketing territoriale, come le visite guidate in vigna, che fanno percepire in concreto il valore del nostro prodotto e della nostra area".

L'utilizzo della tecnologia ha avuto un grande impulso durante il Covid e l'agricoltura non fa eccezione, con innumerevoli applicazioni. Pensa di applicarle alla sua azienda?

"Sto ipotizzando investimenti tecnologici sia in vigna che in cantina. Nel 2022 sarà stanziato un budget sia per questo tipo di iniziative sia per le certificazioni Iso e di biosostenibilità".

In che direzione vanno questi investimenti?

"Soprattutto il controllo della variabile clima, che per il nostro settore sta comportando numerosi cambiamenti. Per esempio rispetto a 20 anni fa la vendemmia avviene con sensibile anticipo, a causa del riscaldamento globale. Inoltre ci sono anche altri fattori, uno è il disboscamento, che hanno effetti significativi sulla qualità del prodotto. Questo per dire che l'ambiente circostante è una variabile che non può essere ignorata e va tenuta sotto controllo".

A inizio 2020 dominava l'incertezza. Come vede il 2021?

"A poco a poco nel mondo, grazie ai vaccini, sta tornando la fiducia, e con quella la voglia di rimettere in moto l'economia, fare business, viaggiare. Attività cui la mia azienda è molto legata. Per questo sono fiduciosa. Tanto che stiamo finalizzando l'acquisto di altri due ettari di vigneto nella nostra zona".

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EFA News - European Food Agency
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