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CLARA MOSCHINI

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Federvini: nel 2020 vini e spiriti hanno perso 1,5 miliardi di ricavi

Pallini: "Con le nostre tre gambe, Vini, Spiriti e Aceti, siamo pronti a cavalcare la ripresa. Con le istituzioni al nostro fianco avremo una nuova leadership globale”

L'Italia si conferma primo produttore al mondo di vino e il secondo esportatore di vini e mosti, solo l'export in bottiglia vale quali 5 miliardi di dollari. Tra le richieste alle istituzioni, abolizione del divieto di vendita dopo le 18, e una riduzione delle accise.

La pandemia ha impattato in modo drammatico sul settore dei vini e degli spiriti, a causa delle chiusure imposte agli esercizi commerciali e dell’andamento delle esportazioni. Nel 2020, rispetto al 2019, le vendite di spiriti e vini attraverso il canale Ho.Re.Ca. hanno registrato in Italia minori ricavi per circa un 1 miliardo e 250 milioni di euro, mentre le esportazioni sono diminuite in valore di 261 milioni di euro, per una perdita complessiva di ricavi pari a circa 1 miliardo e 500 milioni di euro. Tale andamento è stato compensato in misura minima dalle vendite attraverso altri canali e le attuali previsioni per il 2021 mostrano segnali di ripresa decisamente timidi.

Sono i numeri emersi nel corso dell’evento pubblico organizzato a valle dell’Assemblea Generale di Federvini, l’associazione confindustriale dei produttori di vini, spiriti e aceti, il principale organismo nazionale di rappresentanza che conta 340.000 aziende, oltre 1 milione di addetti e un fatturato che tra componenti dirette e indotte vale circa il 2% del Pil nazionale. 

Presenti all’evento, Micaela Pallini Presidente di Federvini e Albiera Antinori Presidente del Gruppo Vini di Federvini, neo elette dall’Assemblea Generale del 25 maggio. In collegamento sono intervenuti: Sandro Boscaini, Past President di Federvini; Massimo Garavaglia, Ministro del Turismo, Filippo Gallinella, Presidente Commissione Agricoltura Camera dei Deputati; Gianpaolo Vallardi, Presidente Commissione Agricoltura Senato della Repubblica; Herbert Dorfmann, Commissione Agricoltura Parlamento Europeo; Paolo De Castro, Coordinatore del gruppo Socialisti e Democratici Commissione Agricoltura Parlamento Europeo; Pina Picierno, Vice Presidente Intergruppo Vini, Spiriti, Prodotti di Qualità, Parlamento Europeo; Marco Fortis, Direttore della Fondazione Edison. Stefano Patuanelli, Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, impossibilitato a presenziare per un improvviso impegno europeo, ha inviato un messaggio di sostegno al settore.

Secondo i dati della Fondazione Edison presentati da Fortis, nel 2019 l’Italia è stato in volumi il primo produttore mondiale di vino e il secondo esportatore di vini e mosti. Nello stesso anno, in valore, l’Italia è stato il primo esportatore mondiale di aceti (302 milioni di dollari) e di vermouth e amari (223 milioni di dollari) e il secondo esportatore mondiale di vini in bottiglia (4.950 milioni USD), di vini spumanti (1.768 milioni USD) e di liquori e cordiali (489 milioni USD).

 Micaela Pallini, Presidente di Federvini ha sottolineato che “il settore ha bisogno di sentire al proprio fianco l’impegno concreto delle istituzioni. Occorrono interventi di semplificazione amministrativa e di carattere fiscale, così come un deciso supporto nel tutelarci in sede comunitaria, dove vediamo rischi di pericolose derive normative che minacciano quello che è un patrimonio italiano nel mondo. Lo stesso impegno è necessario sull’arena del commercio internazionale, contro dazi e barriere protezionistiche spesso applicati per ragioni che nascono al di fuori del mondo enogastronomico e, infine, nella promozione del Paese all’estero, dove scontiamo la migliore organizzazione e continuità di concorrenti diretti come la Francia. Con le nostre tre gambe, Vini, Spiriti e Aceti, siamo pronti a correre e cavalcare la ripresa. Con le istituzioni al nostro fianco avremo tutte le carte per una nuova leadership globale”.

 Albiera Antinori, Presidente del Gruppo Vini di Federvini ha ricordato che “il comparto dei vini, in questa lunga crisi, ha sofferto delle enormi difficoltà del canale Ho.Re.Ca. e del blocco del turismo. Al turismo sono legate dimensioni di particolare rilevanza per i produttori e per la loro filiera: ospitalità, contatto diretto con il consumatore, cultura del prodotto. Per questo è per noi importante lavorare insieme al sistema italiano della promozione turistica, in modo coeso e coordinato e con una pianificazione di lungo periodo”.

Secondo Federvini, il settore è un patrimonio inestimabile che supera la dimensione strettamente economico-produttiva e che richiede di essere tutelato e rilanciato. Tre le misure per il rilancio che Federvini ha posto all’attenzione delle istituzioni italiane e dei suoi rappresentati in Europa, c'è la richiesta dell’apertura di un tavolo “Filiera della Socialità” con misure uniforme sul territorio nazionale. Senza misure di sostegno al riavvio delle attività legate al fuori casa - ad esempio estendendo l’uso del suolo pubblico per agevolare i ristoratori nell’accoglienza all’aperto - e la riattivazione dei flussi turistici, la ripresa delle produzioni rappresentate da Federvini e la loro tenuta sui mercati internazionali non potranno realizzarsi. Nell’immediato, al Governo si chiede anche di eliminare subito il divieto di vendita di alcolici dopo le 18.00 nei cosiddetti mini market (tra i quali ricadono centinaia di punti vendita dei più noti marchi della grande distribuzione), misura discriminatoria tutt’ora in vigore nonostante non sia più minimamente giustificata nell’attuale scenario pandemico. 

Altra richiesta riguarda la semplificazione e la fiscalità. "E’ necessario - spiega una nota - ridurre gli innumerevoli adempimenti e competenze amministrative a cui il settore è assoggettato, a partire dall’abolizione del contrassegno fiscale per gli spiriti, strumento obsoleto e ormai del tutto inutile se non come produttore di costi e adempimenti. Federvini per prima sottolinea l’esigenza di avere un sistema di controlli e certificazioni adeguato a sostenere la qualità e la sicurezza dei prodotti. Tuttavia, l’impianto burocratico-amministrativo non dovrebbe ostacolare la vita di impresa in modo così drammatico. Si chiede quindi che la semplificazione si attui non solo attraverso minori adempimenti ma anche riducendo il tempo necessario a mettere d’accordo diversi ambiti amministrativi con aggravi di costi e di tempi davvero poco accettabili oggi. Federvini sollecita inoltre interventi fiscali quali la rimodulazione mirata dell’aliquota IVA. Per il settore degli spiriti la richiesta è quella di una riduzione del 5% delle accise, come segnale di attenzione per un settore particolarmente penalizzato dalle chiusure del 2020 e del 2021".

(segue)

red - 19134

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