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CLARA MOSCHINI

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Agroalimentare made in Italy: quest'anno l'export supererà i 50 miliardi

Scordamaglia: "Per dire stop al Parmesan serve accordo bilaterale Usa-Ue"

“Quest’anno l’agroalimentare centrerà l’obiettivo che si era dato all’Expo di Milano nel 2015: per la prima volta l’export supererà i 50 miliardi, anche se con un anno di ritardo per la pandemia. Ma per essere competitivi, oggi il marchio non basta più. Dobbiamo cambiare il racconto del made in Italy“. A dirlo è Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, la fondazione che unisce mondo agricolo, industria e distribuzione, e ceo di Inalca-Gruppo Cremonini.

Secondo Scordamaglia, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, se cresce l’export agroalimentare, in proporzione cresce anche l’Italian sounding, il falso made in Italy, che in alcuni casi è anche legale spiega il consigliere. “Purtroppo nei paesi fuori dalla Ue vige la tutela dei marchi solo se si è firmato un accordo bilaterale con il paese terzo“. 

Per questa ragione è necessaria la realizzazione di maggiori tutele. “Siamo pronti a dare battaglia. Chiederemo all’Unione europea che si costituisca formalmente", ha affermato Scordamaglia. Il consigliere, dati alla mano, ha sottolineato come il “falso nel nostro settore ha ormai superato i 100 miliardi di Euro e aumenta ogni anno, più veloce dell’export“. In tal senso, “i più grandi taroccatori sono gli Stati Uniti, perché c’è molta richiesta di prodotti italiani e non ha un accordo bilaterale con la Ue“.

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EFA News - European Food Agency
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