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CLARA MOSCHINI

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Nuova Pac e futuro degli allevamenti

Aife: "dovrà essere uno strumento di programmazione e non di ripartizione”

“La strada è già delineata. O la nostra zootecnia si integra con l’agricoltura per riuscire a raggiungere un’autosufficienza mangimistica, soprattutto nei confronti delle proteine, o sarà destinata a chiudere”. Gianluca Bagnara, presidente di Aife/Filiera Italiana Foraggi, non ha dubbi e all’indomani della discussione in Commissione Ue sul regolamento che intende mettere al bando l’importazione di prodotti provenienti da paesi terzi deforestati, tra cui la soia, ribadisce con forza un concetto in cui crede: favorire e incentivare il legame tra agricoltura e zootecnia (vedi articolo EFA News del 24-11-21).

“Con una quota di proteine vegetali importate pari al 75% l’Europa si colloca in una posizione di dipendenza che è anche un paradosso: da una parte infatti proibisce agli stati membri le coltivazioni ogm, dall’altra però si approvvigiona di colture come mais e soia provenienti in gran parte da oltreoceano, dove sappiamo che invece questo divieto non esiste. E non si tratta di quantitativi modesti, visto che solo per il mais l’import arriva al 50%. Se poi queste produzioni, oltre a essere ogm, provengono da territori deforestati il paradosso si trasforma in ipocrisia proprio in un periodo in cui la tutela dell’ambiente e gli effetti disastrosi dei cambiamenti climatici sono il tema al centro del dibattito internazionale”, spiega il presidente.

La Pac che entrerà in vigore il 1 gennaio 2023", continua il presidente dell'associazione, "dovrà prevedere un adeguato piano europeo delle proteine che ci affranchi gradualmente dalla dipendenza di colture che oggi più che mai rappresentano delle commodity. Lo vediamo dalle impennate dei prezzi che stanno caratterizzando questi ultimi periodi con effetti speculativi difficili da gestire, spesso unicamente capaci di lusingare gli agricoltori che lecitamente e naturalmente vedono in queste produzioni la fonte di più facili guadagni".

"Decenni di pratiche monocolturali hanno fatto emergere tutti i limiti e i problemi che ne derivano a iniziare, per il mais, dall’insorgenza di aflatossine, senza sottovalutare altri e non meno importanti problemi fitosanitari. La rotazione colturale, invece, non solo fa bene al terreno, ma con una coltura con le caratteristiche dell’erba medica l’apporto idrico si riduce, al pari delle emissioni di Co2 equivalenti con un indubbio beneficio ambientale", conclude Bagnara.

hef - 22214

EFA News - European Food Agency
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